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lunedì 5 dicembre 2011

Da quanto tempo

E' appena terminata. E' durata quasi due ore. Niente battute. Toni pacati. Parole chiare e precise. Prima certezza, il tempo dei teatranti da Bagaglino si è concluso.


Più che una conferenza stampa, sembrava di presenziare davanti ad una commissione universitaria d'esame. Un po' di soggezione la mettevano. Solo inizialmente però. Ancor prima delle lacrime del Ministro Fornero, l'aspetto umano si era ricongiunto alla competenza. Senza entrare nel merito della proposta di manovra, già un Governo che si presenta così ai suoi cittadini è un grande segno di rinnovamento.


Addirittura come si pone nei confronti delle domande dei giornalisti è cosa della quale non eravamo più abituati. Nessun atteggiamento di superiorità, anche quando le domande meriterebbero poche risposte.


E' troppo presto per santificare. Non lo è invece per smettere di vergognarsi.


Certo ora il dilemma rimane uno solo. Tutta questa capacità e professionalità trasmessa, sarà applicata solo ed esclusivamente in ambito economico? La vera rivoluzione sarebbe quella di introdurre nuovi parametri di valutazione sullo stato di benessere di un Paese. E qui di strada mi sa che c'è n'è ancora molta da fare.


P.S. Si può sapere dov'era la RAI con le sue tre reti principali mentre andava in onda tutto ciò?




lunedì 23 maggio 2011

Paura, conoscenza e scogli

Ho appena terminato di vedere uno spaccato di vita reale. Niente insulti. Nessun proclamo. Non c'erano voti da accaparrarsi. Bensì storie, speranze e tanti difficoltà. La Gabanelli con Report è riuscita ancora una volta a presentare quali sono le vere problematiche di un Paese che non è in grado di sostenere la sua più grande ricchezza: i giovani.


Mentre passano i racconti di tanti talenti italiani che hanno dovuto abbandonare la penisola per costruirsi un futuro professionale (e privato), il teatro della politica continua il suo cabaret elettorale.


E pensare che venivo da un fine settimana esaltante. Un video di Chris Anderson, proiettato in una gremita sala della Fondazione Querini Stampalia, dava il benvenuto al TEDx Venezia. Dopodiché in un susseguirsi di positive emozioni, gli speakers prendevano parola sul tema Art & Management.


Già proprio così si è parlato di arte. Arte come mezzo di comunicazione. Arte come cultura. Arte come modo per innovare. E perché no, arte come strumento di reddito. Come incremento del PIL di una nazione. Peccato che anche questo, sia un tema che non interessa veramente alla nostra classe dirigente. 


Ancora una volta la contrapposizione. L'energia - giovani/arte/creatività - che si scontra con l'inerzia. Politica lontana da un mondo reale.


Ma sono fiducioso. Paura, conoscenza e scogli sono le tre parole con le quali si è conclusa questa prima sessione veneziana di TED. Tre parole che se ben analizzate permettono di guardare avanti. Di affrontare in modo determinato i propri progetti. 


L'importante è superare le ansie iniziali intrinseche nell'intraprendere un percorso. Non aver paura di sbagliare. Non aver paura di qualcosa di nuovo.


Mai smettere di imparare. Alimentare in modo continuativo le proprie curiosità. Conoscere per ampliare i propri orizzonti.


Ed infine gli scogli. Individuati, è necessario superarli. Anche le montagne più insidiose, non sono nulla rispetto alla forza dei sogni.


Ce la possiamo fare. Ce la dobbiamo fare.

giovedì 24 febbraio 2011

Nella stanza dei bottoni

Si respirava una strana atmosfera. Abituato all'energia di pensieri ed azioni umane, lì tutto sembrava statico. La bellezza del palazzo veniva soffocata dall'asettica gestione a museo delle stanze. Le persone presenti apparivano spettatori di una messa in scena mediocre.


C'era un contrasto evidente tra ciò che rappresentava e ciò che effettivamente era. Da un lato il potere, seppur territoriale. Dall'altro un'inconsistenza operativa, seppur d'importanza strategica.


Il campanello d'allarme principale rimaneva comunque negli sguardi. Privi di entusiasmo. Svuotati di quel calore in grado di innescare la miccia delle idee. Semmai nei loro occhi si poteva intravedere un misto di spirito di realizzazione  e di disinteresse ben poco mascherato.


Leggende narrano che ciò sia il risultato di un meccanismo contorto che omologa chiunque ne diventi parte. Ciò che dovrebbe essere un ottimo punto di partenza per diffondere le proprie capacità, diventa un inesorabile punto d'arrivo, scandito da denaro in eccesso e dispersione di competenze (il termine talenti sarebbe inadatto). 


Comunque sia da quel palazzo uscivo con un gran senso di frustrazione. Ad un'unica speranza rimanevo ancorato. Che domani qualcosa potesse cambiare. Che quell'astrattezza politica diventasse concretezza sociale. Tutto questo come? Partendo dal buon esempio. Non smettendo mai di fare bene quello che si sa fare. Impegno, determinazione e perché no, fantasia. Solo così magari si sarebbero potute allontanare leggende scomode e far avanzare un nuovo modello di gestione di un Paese.


Quel domani è arrivato!

martedì 30 marzo 2010

Chi non salta


Che tristezza.
Già la campagna elettorale, sempre che siate riusciti a vedere qualcosa, era sintomatica della pochezza dell'attuale scenario politico italiano. Ora mentre sto scrivendo tra proiezioni, dati ufficiali e altri ufficiosi si sta per compiere in maniera definitiva quella "patologia" che mi piace definire come sindrome da stadio.

Vincitori e vinti si contendono i microfoni delle redazioni giornalistiche commentando in perfetto stile calcistico da dopo partita gli accadimenti elettorali. Sorrisi di compiacimento, frasi di circostanza, manca solo che qualcuno nella concitazione dica "è stata tutta colpa dell'arbitro che ha fischiato un rigore inesistente" e poi il gergo da spogliatoio sarebbe completamenente adottato.

D'altra parte in una situazione di fantapolitica come quella odierna, non ci si poteva aspettare qualcosa di diverso. Qualcuno di voi ha sentito parlare di programmi (che non siano quelli televisivi), di soluzioni concrete per affrontare la crisi economica, di politiche di rilancio, sanità, ambiente, scuola e cultura?
No, le impellenze erano altre. Le grida da stadio soffocavano le parole sensate qualora ce ne fossero rimaste. Le incitazioni a "sei con noi o sei contro di noi" stordivano. Gli slogan elettorali erano dei perfetti striscioni da curva.

E' questa la politica?

Chissà magari i prossimi comizi li faranno direttamente negli stadi. Ancor meglio se dopo la serie A, la Champions League e i Campionati del Mondo trasformassimo le future tornate elettorali in un campionato di calcio si risparmierebbe del tempo. Le squadre ci sono già, i tifosi pure e poi non si sa mai che dai diritti televisivi la RAI dopo l'oscuramento dei talk-show politici, riesca a racimolare un po' di denari.

Intanto iniziamo a scaldarci con i cori "chi non salta...".


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martedì 23 giugno 2009

A colpi di Slogan



Ancora una volta possiamo dire "che vinca lo slogan migliore".

Questa è la sintesi di quello che ci circonda.
La politica (quel che resta) ne ha fatto il suo cavallo di battaglia. La società si è assuefatta a questa modalità per comunicare. Il pensiero viene soffocato da parole preconfenzionate. Non ci s'interroga più sui perché delle cose. A domanda si risponde con frasi di rito, prese in prestito da altri. Inventarne di nuove richiederebbe uno sforzo eccessivo.

Questo sistema viene adottato per tutto. Dal lavoro ai sentimenti.

Forse è giunto il momento di spegnere i ripetitori. Un po' di silenzio. Una pausa di riflessione e le parole poi, quelle vere, usciranno da sé.

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