martedì 23 marzo 2010

Figurati... noialtri - Parte prima

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Anche stavolta ho fatto l’alba. Speriamo di non incontrare la zia che va alla prima messa del mattino. Farei fatica trovare una scusa.

D’altronde non è mica colpa mia se le ore della notte volano. Dicono che sono tutte di sessanta minuti, ma io mantengo i miei forti dubbi. Quel giorno che i grandi scienziati scopriranno che non è così, io potrò dire che già lo sapevo.

Certo che quando Caio ha detto facciamo due chiacchiere ed erano già le tre, dovevo capire che saremmo andati per le lunghe. Non solo perché Caio, quando ci sono queste giornate di nebbia tartaglia ancor di più, ma perché lui è nato per raccontare storie. Nonostante le sue pause, le sue lettere che stentano ad uscire, riesce a catalizzare tutti noi. Eravamo in sette ad ascoltarlo nel retrobottega del bar da Cencio, che ormai aveva tirato giù le serrande da un paio d’ore. Tutti lì come dei bambini che ascoltano le favole prima di andare a letto, o forse meglio dire come dei cretini, visto che tra un’ora mia madre mi ricorderà che devo alzarmi per lavorare.

Però quando si è messo a parlare di questa Mina, promettendoci che stasera non solo ci porterà a sentirla, ma pure ce la presenterà, ha esagerato come al suo solito. Con i soldi che abbiamo in tasca al massimo facciamo una colletta per fare entrare uno di noi al ballo. E poi figurati se la Mina rivolge lo sguardo a noialtri.

Vabbé intanto vediamo di coricarci almeno un’ora, alla Mina ci penseremo stasera.

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Non riesco a mettere a fuoco le misure. E’ la terza volta che sistemo il metro per vedere se la lunghezza della gamba destra è uguale a quella della sinistra, ma questo mi scivola via e poi mi si chiudono continuamente gli occhi. Devo andare a bere un altro caffé anche se vista l’ora sarebbe più adatto un cinzanino.

“Bepi se passa il figlio del farmacista per il vestito del matrimonio, digli che ripassi verso sera, che almeno guadagniamo un altro po’ di tempo” – Per fortuna posso contare su Giuseppe, che a differenza mia, arriva puntuale in sartoria e poi con la sua precisione e pignoleria riesce a tirarmi fuori dalle situazioni difficili come questa. E’ che mi manca il senso dell’organizzazione. A chi mi chiede un abito faccio fatica a dirgli di no, però dopo mi ritrovo a fare le corse per delle consegne inderogabili. Chi glielo dice al farmacista che l’abito del figlio non è pronto per la cerimonia di domani? Meglio che prenda veramente un cinzanino, il caffé potrebbe agitarmi troppo.


Continua domani

4 commenti:

Anonimo ha detto...

:))) by ade

MO:) ha detto...

è in uscita una nuova creatura?
per ora mi piace, attendo il post di domani.

Anonimo ha detto...

Bello, bello come da prospettive... Ho fatto un salto nel passato con forte emozione. Bravo Betta,continua pure a raccontare...è un vero piacere. ciao sister

lu ha detto...

...sono rapita..mi ricorda quel racconto di mio padre su mio nonno friulano..il bepi, sarto e grande musicista...restiamo in attesa.. bravo. lu