Le sbarre si erano appena abbassate. Non avevo fretta e una pausa ci poteva stare.Oggigiorno siamo così talmente poco abituati a stare da soli, in silenzio, ad avere del tempo a disposizione e non far nulla senza farsi prendere dai rimorsi di una società che ci vuole in continuo e veloce movimento.
In questa strada secondaria sembrava che il tempo avesse ritrovato il suo giusto equilibrio. Fuori la campagna, con le sue corti rurali e gli immensi campi ricoperti di brina. Dentro, in macchina, io con i miei pensieri e il battito cardiaco rallentato.
Una situazione tanto piacevole quanto inusuale. Nella rincorsa alla giornata, difficilmente mi ritrovo a fermarmi ai box e guardare gli altri correre. Ma in questa circostanza era bello fare da spettatori.
Forse passarono solo cinque minuti prima che si rialzassero le sbarre, ma poco importa. In quel momento non contava più la nostra misurazione del tempo. Bastava quel senso di benessere che avevo provato e niente più.
Ripresi il mio cammino, consapevole che non dovevo aspettare un altro passaggio a livello per prendermi il tempo nella vita. Sarebbe stato un atto naturale, dovuto e necessario.





