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martedì 7 giugno 2011

In fondo a destra

Non serve Maslow, per capire a che livello della piramide inserire questo bisogno. Addirittura va a sfondare il vertice quando l'impellenza si presenta fuori di casa. Tant'è che in molti aree strategiche delle città, i luoghi dedicati all'espletamento sono a pagamento.


In taluni casi spesso il sistema di accesso è automatizzato. Inserisci le monetine e le porte dell'agognato paradiso si aprono. Però possono presentarsi alcuni inconvenienti. Si è sprovvisti di moneta. Le condizioni igienico-sanitarie lasciano alquanto a desiderare. Non si condivide il motivo di dover pagare tal servizio. Oppure per accorpare i diversi pensieri: "non si vuole pagare un servizio, per il quale non si ha nemmeno la moneta contante a disposizione e del quale già si conoscono le scarse qualità".


Ecco che allora non rimane il piano B: il bar. Però anche qui per un senso di vergogna di usufruire di un servizio senza una minima consumazione, scatta l'ordinazione. Ordinazione che viene fatta ancor prima di espletare il bisogno. In questi casi si ordina un caffé del quale non si ha nemmeno voglia, oppure un bicchiere d'acqua consapevoli che avrà delle ricadute immediate sul nostro stato fisiologico.


Avvenuto l'ultimo sacrificio, scatta la domanda retorica. Sì, quella domanda che è statisticamente provato ha come risposta "... in fondo a destra", come se nella progettazione degli esercizi pubblici, prima si stabilisse la posizione del bagno, dopodiché fissata quella, si procedesse alla realizzazione del resto del locale.


A questo punto vorrei fare una richiesta a tutti i baristi e proprietari di bar. Quando vedete entrare una persona "bisognosa", perché voi la riconoscete subito, non state lì a chiederle cosa desidera. Con un elegante gesto, a braccia aperte, in senso di accoglienza, di benevolenza, fatelo accedere a quello spazio tanto ambito. Ve ne sarà eternamente grata.

giovedì 24 settembre 2009

(pure) Il capitalismo è morto


Dopo la scomparsa di un comunismo dagli elevati principi, ma di dittatoriale applicazione, eccoci a celebrare il crollo di un capitalismo dopato dall'avidità e dalla cupidigia dei singoli.

Certo ringrazio di essere nato in un Paese occidentale industrializzato e moderno, che mi ha permesso di vivere nel benessere e nella "piena" libertà, però c'è qualcosa che non torna. Il modello economico presentatoci e lo stile di vita propinatoci hanno una falla. La rincorsa all'arrichimento individuale e all'acquisto compulsivo legato alla soddisfazione dei nostri bisogni, forse ci ha creato un vuoto. Non ci siamo resi conto che più riempivavamo le nostre case di oggetti più o meno d'interesse, pìù rimaneva un'insoddisfazione latente dentro di noi.

Provocatoriamente, forse siamo stati troppo impegnati fino adesso dal lavoro, dalla carriera, dal potere e dall'accumulo di denaro, che siamo rimasti imbrigliati in questo stesso meccanismo perverso, dove c'è sempre qualcuno "più furbo" e con meno scrupoli di noi, che specula sugli altri.

Bene ora il giochino si è rotto. Purtroppo le conseguenze maggiori le pagheranno ancora una volta i più deboli. Nell'attesa che ci venga imposto un nuovo modello da seguire, sono fiducioso che questa debacle, possa essere un punto fondamentale dal quale ripartire. Con un approccio differente, legato alle vere necessità (materiali e non) delle persone, all'insegna di un'equa distibuzione delle ricchezze e nel pieno rispetto del prossimo.

Utopia? Forse no.

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