
Dopo la scomparsa di un comunismo dagli elevati principi, ma di dittatoriale applicazione, eccoci a celebrare il crollo di un capitalismo dopato dall'avidità e dalla cupidigia dei singoli.
Certo ringrazio di essere nato in un Paese occidentale industrializzato e moderno, che mi ha permesso di vivere nel benessere e nella "piena" libertà, però c'è qualcosa che non torna. Il modello economico presentatoci e lo stile di vita propinatoci hanno una falla. La rincorsa all'arrichimento individuale e all'acquisto compulsivo legato alla soddisfazione dei nostri bisogni, forse ci ha creato un vuoto. Non ci siamo resi conto che più riempivavamo le nostre case di oggetti più o meno d'interesse, pìù rimaneva un'insoddisfazione latente dentro di noi.
Provocatoriamente, forse siamo stati troppo impegnati fino adesso dal lavoro, dalla carriera, dal potere e dall'accumulo di denaro, che siamo rimasti imbrigliati in questo stesso meccanismo perverso, dove c'è sempre qualcuno "più furbo" e con meno scrupoli di noi, che specula sugli altri.
Bene ora il giochino si è rotto. Purtroppo le conseguenze maggiori le pagheranno ancora una volta i più deboli. Nell'attesa che ci venga imposto un nuovo modello da seguire, sono fiducioso che questa debacle, possa essere un punto fondamentale dal quale ripartire. Con un approccio differente, legato alle vere necessità (materiali e non) delle persone, all'insegna di un'equa distibuzione delle ricchezze e nel pieno rispetto del prossimo.
Utopia? Forse no.
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