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lunedì 23 marzo 2009

Dulcis in fundo

"Se il dolce non è all'altezza, l'intero pasto perde valore".

E' proprio così, possiamo andare a mangiare nei migliori ristoranti segnalati dalle diverse prestigiose guide, ma per mia moglie il dolce finale fa la differenza.

Sarà che è(siamo) golosa(i), sarà che essendo l'ultima pietanza che assaporiamo è quella di cui ci rimane maggiormente il gusto, ma effettivamente il dolce può fare la differenza.

E' strano comunque che si abbia ancora desiderio di questo importante assaggio, dopo un lungo percorso degustativo, dopo che i primi sono arrivati con tutta la loro maestosità e i secondi con tutta la loro carica aromatica. E invece, eccoci nell'attenta lettura della lista dei dolci ovvero alla richiesta di consiglio dalla viva voce del cameriere.

E' sempre una scelta sofferta, attenta e diversificata per riuscire ad assaggiare prelibatezze diverse.
Già dalla loro presentazione potremmo essere in grado di intuire come sarà. Ma è nel momento in cui la forchetta affonda nel dolce per avvicinarsi lentamente alle nostre labbra che esprimiamo la nostra massima tensione.

Dulcis in fundo, è proprio il caso di dire, siamo in grado di emettere il nostro giudizio sul ristorante.
Un giudizio per noi fondamentale perché vale molto di più delle stelline o delle forchette delle guide. Un dolce, ma categorico giudizio.

P.S. PER I RISTORATORI: se cercate tester per valutare la qualità dei vostri dolci, vi suggerisco mia moglie ;)

Photo Credits

martedì 2 dicembre 2008

Dolce Divagazione

Toglietemi tutto, ma non il dolce.

Entro in pasticceria, sempre in punta di piedi. In particolar modo in quelle pasticciere artigiane, vecchio stile, in cui intravedi il gran maestro all’opera. Lì con gli ultimi ritocchi sulle frolle appena uscite dal forno o l’adagio posizionamento della frutta sulla crostata in realizzazione.
Sono luoghi mistici, dove si può soddisfare la vista, l’olfatto e lo stomaco.

Pochi giorni fa ricordavo con mia moglie, complice ideale per queste glicemiche fughe, un fantastico dolce che avevamo mangiato per le strade di Parigi.
La gouffre, una delicata pastasfoglia che si presenta come una scacchiera, ove però gli spazi sono concavi e vengono riempiti da una colata di cioccolato fuso. Ancor prima di addentarla, si intravede le potenzialità della delizia. Tenendola in mano, si sente sui polpastrelli il tepore dato dalla cialda appena scaldata sulla piastra. E poi, si raggiunge il culmine quando il primo boccone raggiunge il palato. Incredibile.

Emozioni simili le ho raggiunte solo girando per la Sicilia. Ma questa è un’altra storia.

Bon Appetit!