In me è ancora viva quella fremente attesa della domenica mattina, dove dopo aver adempiuto agli impegni religiosi, si passava dall'edicola per prendere una copia di Topolino. All'epoca la carta non era così patinata come l'odierna e gli stessi colori delle striscie della Disney non erano così sgargianti. Il tutto rendeva ancor più poetica la lettura. Poesia emersa anche qualche anno dopo, dove Topolino venne affiancato e poi definitivamente superato da fumetti come Tex Willer prima e Diabolik poi.
Per quanto riguarda i giochi qui si aprirebbe un capitolo difficilmente contenibile, quindi mi limito a dei parallelismi tra gli allora primi giochi elettronici che venivano introdotti e gli attuali. L'arcano dell'attuale Nintendo DS sicuramente ero lo schiacciapensieri che presentava in linea di massima quattro pulsanti. I due principali per dirigere a destra o a sinistra il protagonista del game, uno per l'accensione e un altro per la scelta tra i tre livelli di difficoltà.
Oltre a questo "meraviglioso" gioco elettronico portatile, vedevano la luce le prime consolle per i videogames come l'Atari o l'Intellivision della Mattel, quest'ultima ancora custodita come una sacra reliquia all'interno del portatelevisore di mia madre, nel ripiano in basso, accanto alle bottiglie di amari per gli ospiti mai bevuti. Anche se l'apoteosi per questi tipi di giochi è stata raggiunta con l'introduzione del primo vero computer il Commodere 64. Da quel momento le sala giochi iniziarono a svuotarsi per ritrovarsi a casa dei più fortunati possessori di questa perla della tecnologia.
Non posso concludere però senza citare il gioco in scatola per eccellenza che ha creato gioie e tensioni tra noi partecipanti: il Risiko. Qui mi fermo, perché più che un post dovrei scrivere un trattato. Comunque chissà perché alla fine io mi ritrovavo sempre a dover barricarmi in Kamchatka, mentre le truppe avversarie avanzavano dai diversi fronti.






