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giovedì 2 febbraio 2012

Controvento

Le forze non sembrano bastare. Tutte è più difficile. Muoversi. Dirigersi. Arrivare.
Anche la vista appare sfuocata. Le palpebre a stento rimangono aperte. 
Le gambe si ancorano a terra, rallentando ancor di più un movimento già lento. Mentre il busto s'inarca in avanti, come in un tentativo di sfondamento.


Intanto le raffiche continuano. Nessuna tregua. Nemmeno per ragionare. Tant'è che anche le poche certezze sono state spazzate via. Ci si aggrappa ai ricordi, ma non bastano. Occorre riprendere in mano la mappa del pensiero. Quello dell'azione e non della semplice chimera.


Qualche istante prima, tutto era chiaro. Tutto ben studiato e programmato. Almeno così sembrava. In questo momento si fa fatica a valutarne anche la validità. Ruggisce il vento. Come a voler spaventare. Smanioso nel proclamare definitivamente i vincitori e i vinti. Ma è in questa prova di coraggio che si possono intravedere nuovi spiragli. Audacia e tenacia permettono di non fermarsi finché il vento non conclude la sua danza della guerra.


Il cuore riprende il suo battito e gli occhi tornano a vedere. Si ritorna a camminare. Una nuova strada è davanti a noi.

martedì 27 settembre 2011

Ma tu che fai?

Capita di chiederselo. Soprattutto di fronte a certe situazioni problematiche. Persone in difficoltà. Storie complicate. Futuri privi di un domani. E' proprio incontrando tutto ciò, che sembra perdere significato quello che si fa. Se non addirittura apparire inutile.


Gli impegni diventano una perdita di tempo. Le attività un gioco. Mentre là fuori tutto "brucia".


Però non credo si pecchi d'indifferenza, se proprio in talune circostanze ognuno inizia a dare il meglio di sé. In quello che sta facendo. In quello che è nelle sue possibilità. Se c'è un'etica nel lavoro, nei confronti di sé stessi, è il momento propizio per tirarla fuori.


Un maestro dovrà essere ancora più bravo nel trasmettere il proprio sapere. Un dirigente ancora più bravo nel trovare le soluzioni per la propria azienda. Un operaio ancora più bravo nell'apportare la propria competenza nel suo lavoro. Un cantastorie ancora più bravo nell'emozionare le persone.


Certo in questo modo non si risolveranno i grandi problemi della Terra, però almeno un piccolo ed infinitesimale contributo nel migliorarne l'aspetto sociale e non, sarà fatto.


Photo Credits

martedì 19 aprile 2011

Qualcosa di nuovo da imparare

E' come quando ti tolgono le rotelline dalla prima bicicletta. Sembra un'impresa titanica. Mantenere l'equilibrio solo su due ruote. Impugnare il manubrio, sapendo che ogni piccolo movimento, provocherà un cambio di direzione. La tensione. L'emozione. Forse è tra i momenti più significativi per un bambino. Un passo nel sentirsi grande. Autonomo. Indipendente.


Quelle stesse sensazioni si ripresentano quando dobbiamo imparare qualcosa di nuovo. Che sia più o meno facile, comunque c'è sempre un senso di inadeguatezza. Non essere in grado di farlo. 


Un nuovo lavoro. Un nuovo progetto. Un nuovo esame. Una nuova lingua. Una nuova cosa. In alcuni casi magari ci abbiamo dedicato tanto tempo per la preparazione, ma ugualmente non riteniamo di essere sufficientemente pronti. In altri ci siamo arresi ancor prima. Non fa per noi. E' troppo difficile.


Questo non vuol dire mettersi costantemente in competizione con se stessi. Però nemmeno autolimitarsi per delle paure, che spesso poi si rivelano infondate. Occorre valutare se effettivamente una cosa ci interessa e se così è, lanciarsi. Non demordere. Staccare i piedi da terra ed iniziare a pedalare.


Anche perché una volta imparato, difficilmente poi ci potranno fermare. 


"Drin, drin... drin, drin... attenti che sto arrivando".

giovedì 14 aprile 2011

Concentrazione

E' tutta questione di concentrazione. Sì, ma trovarla!


Della generazione multitask avevo già parlato diverso tempo fa. Ora però la situazione è ancora più critica. Sta diventando quasi un'impresa quella di eliminare il "superfluo" per focalizzare l'attenzione su ciò che c'è da fare. 


Se da un lato siamo allenati a ricevere più impulsi contemporaneamente, dall'altro però la nostra capacità cognitiva è messa a dura prova.


Sono giunto alla conclusione che non ci possa essere altra soluzione che il silenzio. Il silenzio per ascoltare quello che stiamo facendo. Un paradosso, ma funzionale. D'altronde quello di cercare una forma di isolamento mentale è stata un'abitudine che lentamente è venuta meno.


Il problema però è che se non riprendiamo in mano questa modalità di selezione delle informazioni non riusciremo a trasmetterne il valore delle cose anche alle nuove generazione. Certe volto rimango ad osservare come già i bambini siano sottoposti ad un bombardamento di stimoli. Stimoli non tutti necessari. E le conseguenze si notano immediatamente quando nelle loro prime fasi di apprendimento evidenziano delle difficoltà di concentrazione.


La linea di confine tra l'avere tanto e il non sapere nulla, non è poi così ben delineata. Forse è giunto il momento di spegnere gli altoparlanti esterni e accendere l'amplificatore interno. Quello che ci permette di dedicare le giuste risorse, il giusto tempo, a tutto ciò che ci circonda.

martedì 24 febbraio 2009

Eroi Moderni


Ma chi sono gli eroi moderni?
Non parlo tanto di super eroi stile fumetto Marvel, ma di quelle persone normali che hanno un ruolo, più o meno scelto, eroico.

Certe categorie professionali sono insigniti ad honoris dell'etichetta. Medici, infermieri, vigili del fuoco, forze dell'ordine, per citarne alcune.
Altre sono meno "appariscenti", ma non meno importanti, come i giovani maestri, le casalinghe, i parroci di provincia, i volontari delle varie associazioni caritatevoli.

Però alla fine tutti coloro che fanno il lavoro con passione, affrontando e superando le quotidiane difficoltà, possono tranquillamente essere considerati eroi moderni.
Magari non sono sotto i grandi riflettori, ma l'impegno che mettono in quello che fanno sarebbe sicuramente da prima pagina.