Leggendo questo pezzo la prima cosa che ho pensato è relativa all'indignazione. E' possibile che di fronte a quotidiane ingiustizie, a reiterati comportamenti delinquenziali, abusi e soprusi verso persone normali che fanno ogni giorno il loro dovere senza lamentarsi, non si provi un minimo di indignazione?
La cronaca giudiziaria è colma di notizie di irregolarità che partono dai piani alti di questa Italia, ma nonostante ciò leggiamo i titoloni di queste inchieste sui giornali e nemmeno il tempo di arrivare alla pagina dello sport, che la nostra indignazione per questi accadimenti si è già consumata.
Addirittura siamo così anestetizzati di fronte a queste anomalie sociali, che rischiamo di essere moralmente assenti se queste ingiustizie in dimensioni ridotte colpiscono qualche nostro amico, vicino o conoscente. Anzi c'è il rischio che venga depenalizzato il concetto d'ingiustizia con il conseguente messaggio "se lo fanno loro perché non posso comportarmi pure io così". I furbetti del quartiere hanno un forte ascendente, in una società dove è la giustizia a latitare.
Quindi non aspettiamo di essere la prossima vittima di qualche prevaricazione per svegliarci da questo torpore, iniziamo ad indignarci quando serve, dimostrando civilmente il nostro disappunto.
Il silenzio è assenso.





