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mercoledì 5 ottobre 2011

L'eredità

Pensavano che non avesse lasciato nulla. Rimasero sorpresi, tutti coloro che avevano vantato di conoscerlo. 


Se di niente si trattava, era riferito a denaro, immobili e altri beni materiali. Invece di molto concerneva per altre cose.


Aveva lasciato un sorriso. Uno di quelli che solo lui sapeva dispensare. Uno di quei sorrisi che se incrociati di primo mattino, facevano indirizzare l'intera giornata nella giusta direzione.


Aveva lasciato un senso di umanità. Un grande senso di umanità. Lui che era sempre stato il primo ad aiutare chiunque ne avesse avuto bisogno. Senza chiedere spiegazioni. Nessun perché.


Aveva lasciato il non giudicare. Lui che forse troppe volte era stato vittima di giudizi e pregiudizi.


Aveva lasciato una speranza. Lui che non aveva perso un istante per fare il suo dovere e quello che aveva raggiunto lo doveva al suo impegno e sacrificio.


Aveva lasciato un valore di laicità. Nonostante per questo fosse osteggiato e in taluni casi isolato.


Aveva lasciato molto. Una grande eredità e tutti coloro che ebbero la fortuna di entrare in vero contatto con lui, poterono goderne. Per sempre.

giovedì 14 ottobre 2010

Sentimenti paralleli

Antonio amava la sua compagna. Odiava il suo lavoro.
Marco era un affermato artista. Era tremendamente insoddisfatto.
Paola sentiva l'affetto degli amici. Rinnegava quello dei genitori.


Storie diverse. Racconti vissuti. Esistenze incomplete. Vite che scorrono come su piani paralleli. Un piano che rallegra, che fa essere felici. Un altro invece che catapulta in una dimensione di tristezza. 


Alcune volte uno prende il sopravvento sull'altro. Addirittura quello che non fa gioire appare con un peso specifico diverso. Anche se quantitativamente inferiore riesce nel suo tentativo di sbilanciare a suo favore l'ago. Resta il fatto che creano un disequilibrio. Uno scollamento tra le diverse componenti della vita.


Sono quelle situazioni che mettono serie dubbi sulla possibilità che tutto possa andare bene. Ma forse questa è una pretesa irrealizzabile. Forse fa parte della condizione umana vivere a corrente alternata.


A questo punto però occorre almeno cambiare i pesi in gioco. L'ideale sarebbe invertirli. Manipolare il sentimento di felicità affinché incrementi la propria intensità rispetto al suo antagonista. Dal momento che questo non sempre è possibile, almeno però eguagliarne i valori è fattibile. Un sorriso per una lacrima. Tasso di conversione pari ad uno.


Forse solo così, il mercato dei sentimenti risentirebbe meno di brusche oscillazioni d'umore.

martedì 20 luglio 2010

Indignazione

Oggi voglio riprendere in mano il tema dei valori presentato la settimana scorsa. Motivo di ciò è un intenso articolo che mi ha segnalato un amico dal titolo La lotta delle formiche di Giangiacomo Schiavi, tratto dal Corriere della Sera.

Leggendo questo pezzo la prima cosa che ho pensato è relativa all'indignazione. E' possibile che di fronte a quotidiane ingiustizie, a reiterati comportamenti delinquenziali, abusi e soprusi verso persone normali che fanno ogni giorno il loro dovere senza lamentarsi, non si provi un minimo di indignazione?

La cronaca giudiziaria è colma di notizie di irregolarità che partono dai piani alti di questa Italia, ma nonostante ciò leggiamo i titoloni di queste inchieste sui giornali e nemmeno il tempo di arrivare alla pagina dello sport, che la nostra indignazione per questi accadimenti si è già consumata.

Addirittura siamo così anestetizzati di fronte a queste anomalie sociali, che rischiamo di essere moralmente assenti se queste ingiustizie in dimensioni ridotte colpiscono qualche nostro amico, vicino o conoscente. Anzi c'è il rischio che venga depenalizzato il concetto d'ingiustizia con il conseguente messaggio "se lo fanno loro perché non posso comportarmi pure io così". I furbetti del quartiere hanno un forte ascendente, in una società dove è la giustizia a latitare.

Quindi non aspettiamo di essere la prossima vittima di qualche prevaricazione per svegliarci da questo torpore, iniziamo ad indignarci quando serve, dimostrando civilmente il nostro disappunto.

Il silenzio è assenso.


giovedì 15 luglio 2010

Valori

Un amico mi pone questo interrogativo: "Vale la pena avere dei valori?".

Non gli chiedo nemmeno il motivo di tale domanda. Sicuramente ci saranno stati degli accadimenti personali che lo hanno portato a tale riflessione. Mi estraneo dal suo singolo caso. Faccio mia la questione e cerco una risposta globale ad essa.

Per non influenzarmi nel ragionamento, cerco per un attimo anche di togliermi di dosso il ruolo di padre ed educatore. In questo caso la risposta sarebbe scontata.

Faccio un bel respiro ed enuncio il mio verdetto.
Sì, non solo vale la pena, ma è doveroso avere dei valori, a maggior ragione oggi dove tutto sembra che sfugga ad ogni principio etico, civile e morale.
Certo se uno guarda i servizi dei telegiornali o legge gli articoli dei giornali, ha ben poco da sorridere. Una politica spazzatura, un'economia avariata, conflitti e guerre umanamente intollerabili.

Parlare di valori in uno scenario di questo tipo sembra qualcosa di surreale.

Nonostante ciò credo che sia fondamentale avere dei valori e comportarsi quotidianamente in modo tale da perseguirli. Non potrò mai credere a coloro che sostengono che l'uomo è nato per fare e farsi del male. Ci sono troppe persone valide che compiono egregiamente il proprio lavoro ogni giorno in silenzio, senza apparire.

Forse se l'informazione desse più attenzione a queste persone silenziose, capiremmo che il mondo non è proprio così male come vorrebbero farci credere.

sabato 19 settembre 2009

Lettera di un padrino

Caro T.,

oggi mi trovo a scrivere una lettera pensando a te.

Ti guardo mentre pacificamente dormi nella tua culla. Ogni tuo respiro sembra un rintocco di serenità. Ogni tuo inpercettibile movimento una primordiale danza di felicità.

Poi osservo i tuoi genitori. Nei loro occhi vedo amore, tante speranze e piccole paure. Speranze concrete, paure inconscie. Ma è così per tutti.

T'immagino quando sarai grande. Le prime soddisfazioni, le prime gioie, le prime delusioni e le prime arrabbiature, però sempre con il sorriso. Questo è l'augurio che mi sento di farti oggi. I bambini hanno tante ricchezze. La spensieratezza, l'entusiasmo, la curiosità, la voglia di fare, la voglia di creare.

Ecco io vorrei che nel tuo lungo cammino che ti porterà ad essere un uomo, tu non perdessi mai di vista questo tesoro. Nella tua continua matura ricerca di diventare grande, non dimenticarti della bellezza della vita.

Divertiti, impara, gioca, sogna, amati, rispettati e rispetta. Afferra con forza i veri valori della vita e lascia scivolare via le distrazioni prive di significato.
Guarda con positività al tuo futuro e qualora ne avessi bisogno cercami. In qualche angolo sarò lì presente per esserti d'aiuto.

Buona vita,
il tuo padrino