Visualizzazione post con etichetta lei. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta lei. Mostra tutti i post

giovedì 20 ottobre 2011

Scusi signore...

"Sì, dimmi pure"
"Sa volevo dirle..."


Bastano poche parole, per farti capire che la tua generazione ha finito di essere quella più giovane. Quando un ragazzo sedicenne o giù di lì, si rivolge a te, dandoti del "signore" e del "lei" vuol dire che il gioco è fatto. Largo ai giovani. E non sei certo tu quello.


Non è più sufficiente l'utilizzo dell'iPod, nelle rare occasioni che ti ritrovi senza figli. Nemmeno la scarpa da ginnastica ai piedi o il jeans strappato. Mettiamoci pure la t-shirt con tanto di grafica moderna e l'occhiale da sole alla Top Gun (quanto si vede che ero giovane negli anni '80). La musica è finita. E' giunta inesorabilmente l'età adulta per usare un eufemismo.


Tu puoi scherzarci sopra indicando al ragazzo che può tranquillamente darti del tu e chiamarti per nome, ma chiaramente se la cosa non gli è venuta spontanea, ci sarà un perché.


A rendere il tutto ancor più tragicomico, è l'affiorare dei ricordi legati all'ultima corsa fatta. Un affanno ancora da smaltire. Oppure lo scatto tentato durante la partita di calcetto con gli amici. Piedi ben fissati a terra e corpo nel tentativo di muoversi in avanti.


D'accordo prima o poi capita a tutti. Certo che sembra ieri che davo dell'anziano ad un mio attuale coetaneo. Come diceva la sana saggezza popolare è una ruota che gira. E allora facciamola girare.


Chissà che non sia un numero fortunato.

martedì 26 luglio 2011

La venticinquesima ora

Cucina sistemata. Aspirapolvere passato. Pranzo per il giorno dopo preparato. Cambio dei bambini tirato fuori. Altra lavatrice riempita. Non rimane che stirare. E mentre nel soggiorno prende forma una montagna di panni, inizia la venticinquesima ora di una donna.


Per carità magari c'è l'aiuto del marito - "cara dove va messa la tovaglia... e i pigiami dei bambini" - ma al di là di questa "preziosa" collaborazione, la mole di lavoro è ugualmente ragguardevole.


Se a questo aggiungiamo che queste faccende di casa, arrivano al termine di una giornata passata in ufficio, non sempre l'umore giustamente risulta dei migliori.


Per fortuna però che anche in questo caso arriva in soccorso lui. Tra uno smistamento e l'altro, fa una pausa per una telefonata, uno zapping televisivo, un'ultima sfogliata al quotidiano e perché no, uno sguardo d'amore verso la sua amata (stranamente non ricambiato).


Il momento topico viene raggiunto però quando, mentre lei è nel pieno della concentrazione per l'ultimo colletto della camicia da stirare, immersa nel vapore, con qualche goccia di sudore sulla fronte e le gambe che a stento sembrano ancora reggerla, lui con aria disinvolta, fissando il polsino destro della camicia penzolante dall'asse da stiro enuncia, non prima di aver fatto un sospiro rammaricato: "... sai cara... senza nulla toglierti... mia mamma le camicie me le stirava meglio".


Risposta: "C E N S U R E D".

martedì 10 maggio 2011

Cara oggi ti vesto io

Avete mai provato a regalare un capo di abbigliamento alla vostra compagna? Bene, se la risposta è affermativa potete anche non proseguire nella lettura. Se così non è, accomodatevi in una breve descrizione di questa impresa, persa in partenza.


Innanzitutto non conta che sappiate alla perfezione taglie e misure. Potete averle pure scritte su un pezzo di carta. Per non dimenticarle. Pronti a snocciolarle come la vostra data di nascita. Sbaglierete. Chiedete ad una donna perché si prova un abito.


Ma non preoccupatevi, è uno degli ultimi errori. Prima di questo avrete clamorosamente mancato la scelta della tipologia del capo. Un pantalone a favore della sua desiderata gonna. Un abito nero per l'atteso colorato floreale. 


Tutto questo perché vi siete fatti ingannare dall'osservazione. In gonna l'avete vista raramente. La massima tonalità raggiunta è stata il grigio. Quindi tutto faceva intendere che la vostra scelta fosse blindata. Peccato che questa coerenza viene rispettata solo dagli acquisti fatti da lei medesima. Da voi si aspetta la novità. Cambiamento. L'idea che le rivoluzioni l'armadio (dice lei... poi non è vero pure questo).


Problema numero due. Se pensate di andare sul sicuro, tornando in quel negozietto dove si era soffermata qualche giorno prima, ammirando la vetrina e interrompendo la vostra romantica passeggiata, sarà un puro harakiri.


Vi ricordate la donna bionica? Bene la vostra compagna in quel frangente di amorosa contemplazione, con la sua vista andava oltre. Aveva già fatto il campionario dell'intero negozio, magazzino compreso, e con il suo sguardo a raggi X, aveva mappato ed individuato i capi per la sua lista dei desideri.


Infine il pericolo più grave: la commessa. Se pensate di trovare in lei la perfetta complice siete rovinosamente fregati. La sua consulenza farà scattare su tutte le ire la vostra dolce consorte. Questo perché c'è un innato sesto senso che fa capire alla vostra lei, che il capo scelto e regalato non è farina del vostro sacco. E c'è un ironico piacere nelle commesse nel far fare brutte figure a noi giovani ed ingenui uomini sprovveduti.


Statemi a sentire, se vi passa anche solo per la testa di fare come regalo un vestito alla vostra lei, fermatevi. Fate un lento e profondo respiro. Tirate fuori dal portafoglio la vostra carta di credito, dopodiché in uno slancio di nobile generosità esclamate: "Cara, oggi voglio renderti felice... prendi questa carta e vai a fare shopping per te... da te!".