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lunedì 16 gennaio 2012

Tempo libero

Che strano abbinamento di parole. Per alcuni una chimera. Per altri una ricerca. Per altri ancora una parentesi nella quale inserire l'unico momento di vita propria. Anche la domanda, usata per carpire gusti e passioni individuali, non lascia spiragli evolutivi. Perché quello che fai nel tempo libero deve rimanere tale. Relegato rispetto alle priorità di modelli sociali.


Ma libero da cosa deve essere questo tempo? Dallo stress? Da artificiosi impegni o da cos'altro ancora? Tutti ne parlano. Sembra la vera ricchezza di questo moderno millennio. Ma quanti sarebbero disposti veramente ad averne un ampio quantitativo? Più facile un finto sospiro d'invidia dopo aver sfogliato un sempreverde "... beato tu che puoi". Anche perché aver troppo tempo a disposizione potrebbe essere rischioso per taluni oramai abituati a farsi scadenzare dalle certezze.


La libertà non è per tutti. Basta vedere come ci teniamo stretti alle nostre abitudini quotidiane. E allora che fare? Rompere alcuni schemi. Inventarsi un proprio calendario, dove il tempo non abbia suddivisioni, ma un unico importante valore. Quello di essere vissuto.

mercoledì 12 maggio 2010

Gestire le Emozioni


E' possibile?
E' auspicabile?

La vita ti porta ad affrontare situazioni diverse. Come il tempo è un alternarsi di stagioni o più semplicemente di giorni soleggiati ad altri più grigi, così è l'andirivieni di emozioni diverse che caratterizzano la nostra esistenza. Il tutto è anche piacevole, diciamo pure che non si presenta monotono.

Ma facciamo un ulteriore passo.
Come ci viene insegnato a gestire diverse cose, dal lavoro alla casa, dagli impegni fino ad arrivare al tempo libero, esiste un metodo per poter gestire anche le emozioni? I più razionali risponderebbero affermativamente, mentre i più emotivi, sconsolatamente, inizierebbero a far ciondolare la testa da destra a sinistra e viceversa.

Certo che è un elemento umano fondamentale quello di percepire le emozioni. Viverle. Farsi trasportare dalle pulsioni. E' la caratteristica che ci differenzia dalle macchine, dall'intelligenza artificiale (ancora per poco). Però in alcune circostanze magari si vorrebbe avere la capacità di non farsi completamente coinvolgere a livello emotivo. Questo ha validità sia per le situazioni positive - quante volte abbiamo sentito la frase "... ho paura a lasciarmi andare, non voglio soffrire..." - e a maggior ragione di fronte ad accadimenti dei quali si farebbe volentieri a meno.

Ma mettiamo pure il caso che fossimo dotati di un dispositivo in grado di regolare la nostra intensità emotiva, ne varrebbe la pena?

Ricordo ancora quella sera che insieme ad un amico discutevamo su questo tema e ad un certo punto, seppur riduttivo categorizzare, gli presentai la mia suddivisione del genere umano:

1. coloro che non si accorgono di cosa gli succede attorno;
2. coloro che se ne accorgono, ma fanno finta di nulla;
3. coloro che se ne accorgono e cercano, nella più incompleta incertezza, di vivere.

Io rientro nella terza categoria. La più dura, ma quella che può dare anche delle grandi soddisfazioni.

Photo Credits

martedì 7 ottobre 2008

Quel motivetto che fa: la, la, la, la, la, lalà


Non so se capiti anche a voi, ma ogni tanto il mio juke box mentale parte da solo con degli evergreen e innesca la modalità loop. Mi è capitato anche la settimana scorsa, di alzarmi e portar con me un motivo. Motivo che fischietto quando mi è possibile, o che ripeto come un prezioso karma quando la presenza di estranei mi potrebbe mettere in una posizione d’imbarazzo. Il motivo in questione era Vivere, una canzone degli anni ’30, che io ho reinterpretato in Ridere… la, la, la, la, la , lalà. Chissà per quale gioco delle associazioni mi è partita. Spesso questo meccanismo s’innesca con le musiche degli spot pubblicitari, ma non era questo il caso. Ho fatto mente locale e poi mi è venuto in mente che la sera prima avevo visto un’intervista a Pierfrancesco Favino per l’ultimo film di Spike LeeMiracolo a Sant’Anna”. Ed era stato proprio Favina ad accendere il mio stereo, dal momento che quando vedo lui mi ricorda la magistrale interpretazione che ha fatto nella fiction Gino Bartali, l'intramontabile , dove lui nei momenti diciamo più difficile andava ad intonare questo motivetto. Chissà cosa prevederà la mia prossima play list?