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lunedì 20 febbraio 2012

La gestione delle emozioni

Appaiono come parole antitetiche. Un'innaturale convivenza. Vele di un'imbarcazione dominata da venti opposti. 

Non esistono manuali in merito. Non sono materie di studio a scuola. Non ci sono risposte certe di fronte ai loro innumerevoli interrogativi. E' la dimensione più intensa della vita. Nel bene. Nel male. In presenza di gioie. In concomitanza di dolori. Picchi di un'emotività che fanno ben capire che l'esistenza è molto di più di quello che i nostri occhi vedono.

L'esperienza può aiutare. L'affrontare il proprio tempo è basilare. Sono palestre per l'anima. Tentativi di rafforzare fondamenta immerse nelle mobilità dei sentimenti. Spesso tutto ciò sembra inutile. Altre volte invece la sensazione è che qualcosa d'importante si è imparato. Comunque sia è sempre lontano l'orizzonte di un equilibrio perpetuo. 

Dicono che il raggiungimento di un'età matura permetta di rivedere tutte le cose con distacco. Come l'osservazione analitica attraverso una lente d'ingrandimento. Dicono. Intanto le emozioni continuano a pulsare e l'unica chimica che emerge è tutta l'energia che riescono a trasmettere. Forse il problema allora sta solo nel saperle canalizzare nella giusta direzione. Forse. Nel frattempo il grande libro della loro gestione si va pian piano riempiendo. Chissà come sarà il bilancio finale.

mercoledì 12 maggio 2010

Gestire le Emozioni


E' possibile?
E' auspicabile?

La vita ti porta ad affrontare situazioni diverse. Come il tempo è un alternarsi di stagioni o più semplicemente di giorni soleggiati ad altri più grigi, così è l'andirivieni di emozioni diverse che caratterizzano la nostra esistenza. Il tutto è anche piacevole, diciamo pure che non si presenta monotono.

Ma facciamo un ulteriore passo.
Come ci viene insegnato a gestire diverse cose, dal lavoro alla casa, dagli impegni fino ad arrivare al tempo libero, esiste un metodo per poter gestire anche le emozioni? I più razionali risponderebbero affermativamente, mentre i più emotivi, sconsolatamente, inizierebbero a far ciondolare la testa da destra a sinistra e viceversa.

Certo che è un elemento umano fondamentale quello di percepire le emozioni. Viverle. Farsi trasportare dalle pulsioni. E' la caratteristica che ci differenzia dalle macchine, dall'intelligenza artificiale (ancora per poco). Però in alcune circostanze magari si vorrebbe avere la capacità di non farsi completamente coinvolgere a livello emotivo. Questo ha validità sia per le situazioni positive - quante volte abbiamo sentito la frase "... ho paura a lasciarmi andare, non voglio soffrire..." - e a maggior ragione di fronte ad accadimenti dei quali si farebbe volentieri a meno.

Ma mettiamo pure il caso che fossimo dotati di un dispositivo in grado di regolare la nostra intensità emotiva, ne varrebbe la pena?

Ricordo ancora quella sera che insieme ad un amico discutevamo su questo tema e ad un certo punto, seppur riduttivo categorizzare, gli presentai la mia suddivisione del genere umano:

1. coloro che non si accorgono di cosa gli succede attorno;
2. coloro che se ne accorgono, ma fanno finta di nulla;
3. coloro che se ne accorgono e cercano, nella più incompleta incertezza, di vivere.

Io rientro nella terza categoria. La più dura, ma quella che può dare anche delle grandi soddisfazioni.

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