mercoledì 28 ottobre 2009

In viaggio con Antonio - Parte seconda


Leggi la parte prima

ILBETTA: “Quando hai iniziato a viaggiare in compagnia della tua macchina fotografica? Eri consapevole del lungo percorso che avresti fatto con lei?”

Antonio: “Sono cresciuto avendo come modello mio nonno e la sua camera oscura, alla quale – però – avevo poco accesso… e purtroppo se n’è andato troppo presto perché potesse insegnarmi quel che sapeva (era un ottimo fotografo). Con gli anni qualcosa è germogliato ed eccomi qui. La passione per i viaggi e quella per la fotografia si sono alimentate a vicenda ed ora non riuscirei a considerarle slegate.

Conosco chi viaggia nelle proprie memorie, chi nella propria stanza, chi nella propria solitudine, chi dietro l’angolo di casa sua, chi nel traffico quotidiano, chi nei libri. Ma c’è anche chi viaggia in luoghi sconosciuti, dentro paesaggi, memorie e visioni che non sono le sue, che non lo riguardano, che non gli appartengono. Credo che la curiosità che spinge a viaggiare oltre i confini delle proprie memorie e della propria fantasia sia alimentata da un’inquietudine di fondo che spinge a cercare ai quattro angoli del mondo qualcosa. A cercare nelle storie e nei luoghi altrui l’ombra di se stessi… Non mi spingo fino a dire che si cerca se stessi, perchè sarei pretestuoso, mi limito ad un’ombra. Ad una breve intuizione del funzionamento del mondo. Il satori… Ci si mette in discussione e si apre il cuore e la mente, pronti ad accettare le meraviglie della porta accanto o i disastri di paesi lontani e dimenticati, capendo che quello è il mondo e la vita che sarebbe potuta essere la tua ma non lo è stata. E ci si domanderà che cos’è realmente il mondo, questo piccolo campo di gioco che ci vede affannarci dalla mattina alla sera.

E alla fine, anche se non avremo trovato la risposta… quelle domande che ci saremo posti e la curiosità che ci ha spinto per strada (o anche solo la strada della memoria o di una fantasia di carta) ci avrà regalato un bel viaggio. Il ritorno, forse, coinciderà con l’andata. E si capirà che alla fine… tutto torna. I conti tornano sempre…

Perchè scriverlo e perché fotografare il proprio viaggio? Perchè voler condividere la bellezza del mondo o il dolore delle tragedie degli uomini che lo stanno distruggendo? Perchè è vero che spesso si viaggia da soli ma è altrettanto vero che a volte è bello anche viaggiare in compagnia (virtuale nel mio caso di blogger) e rimandare ad altri la sensazione di poter essere in viaggio anche se confinati in una stanza.

Io viaggio per ricordare quando non sarò più in grado di farlo. Viaggio per capire che il mondo è bello e che si può cambiare sempre in meglio. Viaggio per rendermi conto che sono fortunato. Viaggio per ricordarmi che sono vivo.E la mia macchina fotografica è un’insostituibile compagna di viaggio...

ILBETTA: “Parto dal presupposto che per te ogni viaggio sia una fantastica nuova esperienza, però ce n’è uno al quale sei particolarmente legato?”

Antonio: “ Hai ragione, ogni viaggio è un’esperienza a sé. Non ricordo un viaggio brutto o non interessante. Tra i più, direi, intensi, sicuramente uno in Perù ed uno in Tibet. E poi sicuramente il Finnmark norvegese. Lì ho avuto il privilegio di vivere uno di quei momenti che chiamo “momenti wow”. Quando rimani letteralmente a bocca aperta e capisci che lì la macchina fotografica non basta più. Devi registrare con gli occhi e la testa. Eravamo in navigazione sul mare di Barents ed era notte inoltrata. Da giorni, durante un reportage fotografico, davamo “la caccia” all’aurora boreale, purtroppo senza successo. Dopo qualche turno sul ponte della nave e qualche malore dovuto al mare mosso i miei compagni di viaggio mi avvisano dell’improvvisa apparizione dell’aurora. Il tempo di infilarmi degli stivali e di precipitarmi in coperta… Appena ho aperto la porta sul ponte… bang! È stato come andare a sbattere contro la Natura in persona. Immagina, mare mosso, nave che beccheggia, nero pesto, apri la porta e vedi questa…immensa… onda verde che ondeggia silenziosa nel cielo… quasi a 180 gradi. Una cosa indescrivibile. Ancora adesso ho i brividi a pensarci… Fotografarla è stato impossibile a causa delle condizioni proibitive ma, forse, è stata la più bella foto mai fatta...”

Nella foto "Going back home? - Finnmark, Norway" by Antonio Amendola - Esposta dal National Geographic a Milano

4 commenti:

Fred ha detto...

Cito: "Credo che la curiosità che spinge a viaggiare oltre i confini delle proprie memorie e della propria fantasia sia alimentata da un’inquietudine di fondo che spinge a cercare ai quattro angoli del mondo qualcosa. A cercare nelle storie e nei luoghi altrui l’ombra di se stessi… ".
E non aggiungerei altro.

Anonimo ha detto...

Antonio un poeta con le sue fotografie ;) By Adè

Anonimo ha detto...

Meraviglioso questo viaggio con Antonio! L'uomo ha un suo mondo interiore ,che si può chiamare "campo percettivo". Comprendere quello che riferisce Antonio è capire le nostre emozioni, sentimenti,manifestazioni del pensiero, dell'intelligenza, della volontà, delle esperienze personali ma sopratutto dei valori e delle motivazioni che la vita ci offre.Ognuno di noi può avere il suo angolo di felicità basta solo cercare nella giusta direzione!!!Grazie per questo bel momento... by sister

ilcircolodeiviaggiatori ha detto...

Sono davvero emozionato e grato per aver avuto la possibilità di condividere quello che provo viaggiando...

grazie a tutti. Che dire.... "seguiamoci"!
:-)
Antonio