giovedì 29 ottobre 2009

In viaggio con Antonio - Parte terza


Leggi la parte seconda

ILBETTA: “Ho visto che hai realizzato una pubblicazione dedicata a Buenos Aires: i luoghi e i momenti del tango. Come si fa a racchiudere in uno scatto, la magia di un ballo così passionale?”

Antonio: “Il viaggio a Buenos Aires (legato, poi, ad un giro della Patagonia e della Terra del Fuoco), è nato da una passione per il ballo e la musica in se’. Già dopo poche ore in città ho capito che sia i colori forti, saturi, sgargianti, dei “luoghi” del tango a Buenos Aires (ad esempio, il quartiere della Boca) sia le atmosfere rallentate, retro, fumose, in bianco e nero, delle milonghe, esprimano la nostalgia di quanti abbandonarono i loro Paesi per sempre.

I luoghi della quotidianità furono colorati per coprire, mascherare, distrarre da un’innegabile povertà. Ed i momenti della nostalgia furono mantenuti…in bianco e nero.

Non so voi, ma io non riesco ad immaginare un tango a colori. Come non riesco ad immaginare Buenos Aires in bianco e nero.

Ed ecco come è nata una pubblicazione sui luoghi ed i momenti del tango a Buenos Aires. Un alternarsi di scatti a colori ed in bianco e nero. Ma non è così anche la vita?


ILBETTA: “Next stop? Quale sarà la prossima tappa del tuo viaggio fotografico?”

Antonio: “A fine dicembre, probabilmente, andrò in Uganda per documentare il lavoro straordinario di una ONG che supporta dei villaggi della zona dell’Alto Nilo. E’ una zona che mi affascina, anche alla luce della secolare storia delle esplorazioni alla ricerca delle sorgenti del Nilo. Vedremo…"


ILBETTA: “Invece il tuo sogno nel cassetto qual è? Qual è il luogo che desidereresti immortalare?”

Antonio: “Sì, ci sarebbe un sogno nel cassetto che prima o poi realizzerò. Raggiungere l’isola di Tristan da Cunha, ad una settimana di navigazione a sud di Città del Capo. E’ l’avamposto umano più remoto al mondo, ed è un enclave britannica. Solo circa 400 abitanti che popolano “Edimburgh of the Seven Seas” (già il nome meriterebbe il viaggio) raggiungibili solo via mare con cargo mercantili che partono poche volte all’anno dal Sudafrica. L’isolotto antistante si chiama, pensa, Inaccessible Island… Ho fatto delle ricerche sui cognomi degli abitanti. Due, ricorrenti, sono di origine genovese e discendono da pescatori di una baleniera affondata lì nei pressi. Non male la storia, eh?”


ILBETTA: “Spiegami meglio cos’è Shoot for Change? Ho visto che nei fai parte. Tu credi che si possa cambiare con un click?”

Antonio: “E’ un’iniziativa che ho ideato ed avviato recentemente e che, ogni giorno che passa, sembra crescere e – quasi – vivere di vita propria. Scherzi a parte, si tratta di un network di fotografi (professionisti e non) uniti dalla convinzione che una fotografia possa cambiare il mondo. O meglio, possa contribuire ad avviare un cambiamento. Pensa alla foto dello studente di Tienanmen che ferma il carro armato, o le foto del Vietnam, o il fungo nucleare o gli scontri in Birmania recentemente o le foto scattate in Iran pochi mesi fa ed inviate tramite Twitter. Sì, si può cambiare. E basta poco.

Noi realizziamo servizi fotografici del tutto gratuiti per ONG ed altre istanze sociali senza fini di lucro. Condividiamo un po’ del nostro tempo, mettendo a disposizione un po’ di talento fotografico per documentare realtà spesso trascurate.

E’ un’iniziativa aperta a tutti e che si sta rivelando una sorte di peer-to-peer professionale e sociale molto interessante. Recentemente, ad esempio, ho potuto contare su dei fotografi che non conoscevo di persona per dei reportage sulla Marcia Mondiale per la Pace (della quale siamo diventati, poi, sponsor su tutti i siti internazionali) e per la Notte dei Senza Dimora a Roma e Milano. Basta spargere la voce, un pizzico di marketing virale….e qualcosa di buono e bello succede sempre.

Mi è capitato di conoscere il grande Maestro Tony Vaccaro, che ha fotografato l’Europa della Seconda Guerra Mondiale (ha partecipato alla Sbarco in Normandia) e l’Italia del dopo Guerra. Mi ha insegnato che il bello si trova dappertutto e che è compito del fotografo scovarlo e raccontarlo”

ILBETTA: “A proposito di sensibilizzare l’opinione pubblica e rendere partecipe la gente su iniziative umanitarie importanti, nei giorni scorsi si è svolta La notte dei senza dimora. Cosa mi puoi raccontare a tal riguardo?”

Antonio: “Beh, siamo stati felicissimi di partecipare agli eventi di Roma e Milano. Vedi, con Shoot for Change stiamo conoscendo delle realtà del nostro Paese che spesso ignoriamo (come la vergogna dei senza dimora, che quasi volontariamente facciamo finta di ignorare ai margini delle nostre città e dei quali ci ricordiamo solo quando comincia a fare davvero freddo). E a margine di queste iniziative, la vera sorpresa sono le tante, tantissime, brave persone, i volontari delle Associazioni, che dimostrano come il nostro Paese, in fondo, sia davvero splendido. Forse l’Italia non sarà un paese di brava gente…ma sicuramente lo è di brave persone.

In questo caso abbiamo realizzato quattro foto gallerie ed un videoclip visionabile sul nostro blog www.shootforchange.it

ILBETTA: “Grazie Antonio per la tua disponibilità. Un’ultima cosa prima di concludere. Ma se non avessi fatto il fotografo, cosa avresti fatto?”

Antonio: “ (sorridendo)... Non capisco la domanda

Con questa nuova consapevolezza verso l’utilizzo della fotografia, prendo la mia piccola digitale. La guardo con una luce diversa, come se avessi ritrovato un vecchio gioco al quale ero legato da bambino. Metto le batterie in carica e guardo fuori dalla finestra. Con la mente sto già viaggiando, ripensando a quello che mi ha raccontato Antonio. Click.



Nella foto un'immagine tratta da "Buenos Aires: i luoghi e i momenti del tango" by Antonio Amendola

4 commenti:

Fred ha detto...

Cito "Un alternarsi di scatti a colori ed in bianco e nero. Ma non è così anche la vita?”.
E' proprio così Antonio, ma come nei tuoi scatti anche nella vita il bianco e nero può essere bellissimo.

Anonimo ha detto...

Che dire ancora....Antonio a questo punto non ci resta che continuare a viaggiare con te!!! By Adè

Anonimo ha detto...

Vorrei che questo viaggio non avesse mai fine!E così bello lasciarsi trasportare da queste immagini e sognare attraverso di loro.Bravo Antonio per la tua grande capacità di trasmettere emozioni con una maturità umana molto ricca e complessa....CIAO sister

ilcircolodeiviaggiatori ha detto...

Hai ragione Fred, sono d'accordo.
A volte il bianco e nero può essere coloratissimo...