martedì 1 giugno 2010

Campioni del mondo, campioni del mondo, campioni del mondo

Per chi è nato tra la fine degli anni '60 e l'inizio degli anni '70 come me, c'è una netta linea di demarcazione in ambito calcistico data dall'Italia campione del mondo in quei campionati di Espana '82.

Quello rappresenta il titolo mondiale per eccellenza. Prima per ragioni anagrafiche non c'eravamo, dopo, facendo riferimento all'ultimo, non è stata più la stessa cosa.
Ieri per la prima volta mi sono rivisto quella fatidica finale Italia - Germania (Repubblica Federale Tedesca per la precisione geo-politica-storica). La 7 l'ha ritrasmessa è questa volta ho ceduto alla tentazione. Avevo sempre desistito per mantenere intatto quel ricordo.

Perché è stato un titolo mondiale così irripetibile?
Innanzitutto perché all'epoca l'ho visto con gli occhi di un bambino. E per un ragazzino di non ancora dieci anni amante del calcio, assistere ad un'impresa del genere è stato come vivere una favola a lieto fine.

Poi era un calcio completamente diverso, forse meno tecnico, più fisico, pressing pressoché inesistente e piacevolmente più lento.
Rivedere oggi quelle immagini di ventotto anni fa hanno un fascino molto vintage. Vogliamo parlare delle maglie azzurre che con il trascorrere del tempo diventavano sempre più blu, imbrattate dal sudore? E i fisici dei giocatori? Lì si che si vedevano le vere "gambe da calciatore", con il resto del corpo degli atleti invece più simile a quello di un comune mortale.

Naturalmente meritano una citazione i look dei giocatori. Intanto, non me ne vogliano, ma sembravano molto più vecchi di quanto erano. Tralasciando il bel tenebroso Cabrini, non c'era quella attenzione alla presenza estetica, tanto cara ai giocatori moderni che sembrano tutti modelli, appetibili prede per veline.

Bellissime anche le immagini del CT Bearzot e le inquadrature di gioia sul Presidente Sandro Pertini. Naturalmente una nota di merito per quella memorabile finale va anche al grande telecronista Nando Martellini, perfetta voce fuori campo nel raccontare quella poesia calcistica.

Diciamo che aver rivisto quella partita mi ha fatto star bene, anche perché è arrivata in un momento dove la memoria del calcio porta ad altre desolanti e terrificanti immagini, quella della tragedia del Heysel del 1985, che purtroppo ricordo anch'essa troppo bene.


3 commenti:

Anonimo ha detto...

e paradossalmente anche le riprese delle telecamere (seppur meno moderne e tecnologicamente avanzate rispetto ad oggi) rendevamo meglio il gioco ;) by a.

cristiano ha detto...

Mi sono imbattuto anch'io nella trasmissione in tv della partita l'altra sera.
Quell'anno stavo in montagna a Sappada, con mia madre e le mie sorelle. Ricordo che m'ero incazzato perché mia madre non mi aveva permesso di rimanere a casa con mio padre e mio fratello. Speravo infatti di poter partecipare ai festeggiamenti di strada che avrebbero travolto il paese in caso di vittoria.
Avevo dieci anni, ahimè, e nessuna possibilità di contraddire le decisioni di mia madre. Così la Finale me la sono vista in un pochipollici portatile, forse perfino in bianco e nero, masticando amaro al termine del match mentre in valle suoni e luci raccontavano una festa alla quale non potevo partecipare.
..
Mentre rivedevo le gesta del mitico undici di Bearzot, il mio primo pensiero è stato: "che noia il calcio! Palloso (!) trent'anni fa come oggi." Non me ne vogliano gli addicted dello sport nazionale. Anch'io ho partecipato ai riti della religione laica che ci aiuta a neutralizzare la nostra aggressività (il mondiale di calcio non è forse una rappresentazione non cruenta dell'ansia di prevaricazione che si esprime ancora troppo di frequente nei conflitti guerreggiati?). Sono stato per anni tifoso del Milan, ribadendo con insistenza agli irridenti amici catalani che non era colpa mia se la squadra avesse come presidente lo smemorato di Cologno: io tifavo da prima che arrivasse lui..
Poi è arrivato Vieri al Diavolo, e da quell'episodio non ho più dedicato un minuto di tempo ai risultati ed alla classifica.
Anch'io ho masticato calcio per anni, come tutti noi. Ma oggi, dopo tanto digiuno, quando vedo una partita mi annoio.
Nessun dubbio quindi che le immagini dello stadio Bernabeu restituiscano un alone quasi eroico e pure romanticamente stantio all'evento, come quelle vecchie cose polverose del tempo che fu raccolte in qualche stanzone della casa dei nonni.
Eppure, quei tizi senza sponsor e maglie in cotone che non nascondono il sudore (perché a fare sport si suda, ma con l'abbigliamento "tecnico" di oggi anche questo tratto "umano" del gesto atletico è evidentemente considerato out), quei ragazzoni che sembrano più vecchi della loro età (come giustamente nota il Betta) non mi divertono.

Anonimo ha detto...

io di quel mondiale ricordo l'iquisizione del papà di un'amica nei giorni a seguire: quella sera lei col motorino (in prestito) si era rotta una gamba... ma io non c'ero, i miei erano della serie "sta fuori tutto il giorno, ma dopo cena non si esce" però l'euforia me la ricordo ugualmente MO;)