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mercoledì 21 settembre 2011

Il gioco delle tre carte

Ad un certo punto della serata la sensazione era stata quella. Di trovarsi di fronte ad un gioco dove non era possibile vincere. O meglio si vinceva solo ed esclusivamente se lo decideva chi distribuiva le carte.


Tutto questo mentre mi facevo assalire dai dubbi. Dove il focus era sui problemi e le soluzioni apparivano un miraggio. L'idea c'era. Mancava il resto. Mancava la modalità per realizzarla. In che tempi. A che costi. Con quali strumenti e con quale ritorno.


Nello sconforto più totale, pronto a mollare e lasciar cadere nel cassetto dei rimpianti il progetto, ecco l'illuminazione. Perché non scambiare i ruoli? Perché non cambiare prospettiva di gioco? Perché invece di giocare non far giocare gli altri?


Ed ecco che man mano le carte passavano di mano, si andavano a delineare cose fino a quel momento ignorate. A fianco all'idea andavano a posizionarsi obiettivi, strategie, costi e tempi. Quello che fino a quel momento sembrava inavvicinabile, ora diventava raggiungibile.


Certo non era stato fatto ancora nulla. Però ora c'era una certezza. Si poteva vincere. Bastava giocarsi bene le proprie carte.

giovedì 16 luglio 2009

E pensare che volevo solo giocare a carte


Premessa indispensabile è che non sono molto bravo nei giochi con le carte. Detto questo quando a mezzogiorno in punto, affascinato dal racconto quasi epico di serate straordinarie passate al tavolo da gioco, chiedo alla mia vicina di spiaggia di spiegarmi in cosa consiste il bridge, non ho la minima idea a cosa sto andando incontro.

In meno di cinque minuti mi ritrovo seduto davanti a una piatto quadrato, contenente nei corrispettivi quattro punti cardinali singoli mazzetti da tredici carte. A fianco a questo, due piccoli totem di plastica raccolgono altre carte, questa volta non da gioco, ma con delle scritture a metà strada tra gli imprevisti/probabilità del Monopoli e gli antichi simboli Maya.

Presentatomi l'armamentario, inizia la descrizione del gioco con una lenta illustrazione delle regole. Tra l'elevata temperatura presente, il brontolio dello stomaco per la fame e lo sforzo di concentrazione per seguire questa lezione, manca poco che abbia un mancamento.

Un sospiro di sollievo arriva dopo la presentazione della fase iniziale denominata delle dichiarazioni. Non capisco nulla, ma felice che si sia concluso il tutto. Invece no, è proprio solo una fase iniziale. Ora ha inizio il gioco vero e proprio.

Sono allo sbando. Lo sguardo cerca di fingere per dare qualche segno di presenza. Con la mente sono altrove. Spero che da un momento all'altro venga mio figlio, come al solito, a chiedermi qualcosa. Sarebbe un buon motivo per smettere. Invece niente da fare.

La vicina fiera delle sue parole esplicative continua imperterrita. Ormai è fatta, tra qualche istante stramazzerò sulla sabbia rovente. Però lassù qualcuno mi ama. Questa volta a salvarmi è suo marito che arriva in spiaggia con il pranzo e la richiama all'ordine. L'agonia è finita.

Stremato mi porto lentamente con l'asciugamano verso il bagnasciuga. Un grido della vicina mi arriva dritto alle orecchie "Non preoccuparti riprendiamo dopo pranzo".

E pensare che volevo solo giocare a carte.

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