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venerdì 10 giugno 2011

Disco Week End: Shawn Mullins - 9Th Ward Pickin' Parlor

La giornata non è delle migliori per stare in spiaggia. Ma dal plateatico di un bar che affaccia sul mare, la dimensione più autunnale che estiva assume un significato diverso.


Onde arrabbiate preannunciano una perturbazione in arrivo. I pochi bagnanti presenti abbandonano lentamente la spiaggia. Gabbiani atterravano delicatamente sulla battigia bagnata.
Tutto ha un ritmo. Tutto ha un suo colore. Il grigio è predominante, ma è un grigio riflessivo, per niente malinconico.


Ad un tratto dalle casse posizionate all'esterno del bar parte una musica. Riconosco i suoni anche se non ne conosco l'effettiva identità. E' semplicemente perfetta. In questo set cinematografico, naturalmente ricreatosi, è la colonna sonora ideale.


Il titolare del bar ad un certo punto esce. Lo invito a venire al mio tavolo. Nessuna ordinazione, ma una domanda. Gli chiedo di che disco si tratti. Quasi compiaciuto della richiesta, mi risponde: "9Th Ward Pickin' Parlor di Shawn Mullins".


Iniziamo a chiacchierare di musica. Mi parla della sua collezione di vinili e di quanta musica abbia a casa. Il tipo è uno che ne sa. Credo che tornerò a trovarlo, mi è venuta quasi voglia d'intervistarlo. Vedremo. Intanto lo ringrazio per la scoperta.




giovedì 22 luglio 2010

E le chiamano vacanze

Quelle "novizie" le vedi arrivare in orario di apertura. Carrozzina ancora con l'adesivo del rivenditore ben visibile. Cappottina ben issata e ombrellino aperto leggermente inclinato verso est. Concentrate nella direzione da seguire, arrivano a destinazione e si mettono rapidamente in costume, spesso accompagnandolo con un pareo per camuffare il fisico, a loro dire, da post parto. Poi iniziano il loro andirivieni tra sdraio e passeggino per controllare il nuovo arrivato, lanciando sguardi di forte disappunto al primo rumore indesiderato provocato da qualche vicino di spiaggia.

Le "veterane" arrivano un paio d'ore dopo tutte trafelate tra passeggino con il più piccolo da spingere con la mano destra e l'ingombrante borsa frigo sulla sinistra per il pranzo. Spesso sono già completamente afone. La voce le ha abbandonate già dall'uscita di casa a forza di richiamare il primogenito di non correre e rimanere vicino a loro. Più spesso del previsto alla coppia di bambini, si affianca pure un terzo figlio di età da fine elementari inizio medie inferiori, sufficientemente grande per essere indipendente (normalmente cammina tre metri dietro alla madre con il Nintendo DS in mano), sufficientemente piccolo per fare indispettire gli altri due fratelli e far incrementare la pressione sanguigna alla madre.

Anche le veterane sistematesi in spiaggia e dopo aver impanato di crema protettiva i due figli minori (il maggiore è già a giocare a calcetto vicino al chiosco delle bibite con gli amici), iniziano il loro peregrinare sulla sabbia all'inseguimento di chi vuole rimanere a giocare con palette e secchiello in riva e chi invece, con tanto di braccioli già indossati, è pronto a fare il primo di una lunga serie di bagni.

Questo è solo l'inizio della giornata, il proseguo è tutto in salita.

Alla sera all'uscita da questi luoghi di piacere sono particolarmente provate. Cercano un cenno di sorriso incrociando qualche conoscente nelle medesime condizioni, ma più che un gesto di educazione è l'espressione di implicita solidarietà a farlo scaturire.

Per fortuna devono rientrare a casa. C'è una cena da preparare e un marito da accudire dopo le pesanti otto ore trascorse in ufficio. D'altronde questi uomini hanno lavorato tutto il giorno, mentre loro sono state in spiaggia l'intera giornata a prendere il sole.

E le chiamano vacanze.


lunedì 5 luglio 2010

Una domenica al mare

35° gradi indicava il neon appeso all'entrata della farmacia.
Quelli percepiti non erano pervenuti. Mentre erano sicuramente di più di quelli che può contenere un normale termometro, quelli che sentivo diffondersi per tutto il corpo partendo dalla fronte.

L'arrivo in spiaggia non aiuta. Sono solo le dieci, ma la sabbia ha già raggiunto un calore degno del miglior forno con cottura ventilata.
Il cielo per non dare adito a futili invidie è dello stesso colore della sabbia.

Conto sul mare per ricevere un minimo di sollievo.
Dopo aver immerso i piedi nell'acqua a disposizione in un secchio lì vicino, mi preparo all'attraversata di quel pezzo di spiaggia che divide me dall'agognata salvezza.
Sono 100 metri. La rincorsa è notevole, ma non sufficiente. Nemmeno Giucas Casella nella sua famosa camminata sui carboni ardenti aveva osato tanto.

Mi getto in mare con la veemenza di un nuotatore olimpionico. Pocoa importa se a mala pena galleggio. Ormai sono in pieno trans agonistico.
Immerso l'intero corpo in acqua mi sovviene il dubbio di avere sbagliato direzione. La sensazione è quella di essere finito nella mensa della spiaggia, all'interno di un caldo e fumante brodo vegetale. Le alghe ci sono, basterebbero loro a confermarmi questo, se non fosse che trovo pure una busta del supermercato e un contenitore vuoto di Actimel. Mi ripeto "tutto fa brodo".

Per fortuna una pallonata lanciatami ad altezza della guancia destra mi sveglia. Sì per un attimo mi fa capire dove sono e ancora una volta la realtà supera la fantasia.

"Rinfrancato" dal bagno, con il viso deforme e le piante dei piedi pulsanti dal dolore, mi appresto a risalire verso il mio accampamento in spiaggia. Ad attendermi ci saranno miei figli armati di sana pianta di paletta e secchiello, palloni, frisbee e bocce.

La domenica al mare deve ancora iniziare.

lunedì 14 settembre 2009

Castelli di sabbia


Non parlo dell'accezione negativa del termine. Ma della creazione vera e propria sulla spiaggia di opere d'arte, muniti di paletta, pazienza e voglia di stupire.

Proprio ieri ho assistito con i miei occhi alla realizzazione di un simpatico GigiSauro. Questo è il nome che è stato assegnato alla creatura, che in poco più di mezz'ora ha preso forma dalla sabbia.

La cosa che mi ha attrae di questi "castelli di sabbia" è da un lato la fantasia di chi si mette a pensare alle forme da realizzare e dall'altro la manualità che hanno questi artisti nell'intervenire su questa sabbia, quasi fosse la cera di uno scultore.

Delicatezza e precisione hanno accompagnato le diverse fasi di sviluppo del GigiSauro. Entusiasmo e allegria sono stati dispensati nei presenti. Felicità nei bimbi nel vedere in azione (giocare) un adulto. Curiosità e compiacimento, nei coetanei del maestro che ha realizzato l'opera.

Peccato che la stagione balneare si sia conclusa, altrimenti mi sarei cimentato volentieri pure io. Ne approfitterò del prossimo autunno per allenarmi intanto con il Das.

giovedì 16 luglio 2009

E pensare che volevo solo giocare a carte


Premessa indispensabile è che non sono molto bravo nei giochi con le carte. Detto questo quando a mezzogiorno in punto, affascinato dal racconto quasi epico di serate straordinarie passate al tavolo da gioco, chiedo alla mia vicina di spiaggia di spiegarmi in cosa consiste il bridge, non ho la minima idea a cosa sto andando incontro.

In meno di cinque minuti mi ritrovo seduto davanti a una piatto quadrato, contenente nei corrispettivi quattro punti cardinali singoli mazzetti da tredici carte. A fianco a questo, due piccoli totem di plastica raccolgono altre carte, questa volta non da gioco, ma con delle scritture a metà strada tra gli imprevisti/probabilità del Monopoli e gli antichi simboli Maya.

Presentatomi l'armamentario, inizia la descrizione del gioco con una lenta illustrazione delle regole. Tra l'elevata temperatura presente, il brontolio dello stomaco per la fame e lo sforzo di concentrazione per seguire questa lezione, manca poco che abbia un mancamento.

Un sospiro di sollievo arriva dopo la presentazione della fase iniziale denominata delle dichiarazioni. Non capisco nulla, ma felice che si sia concluso il tutto. Invece no, è proprio solo una fase iniziale. Ora ha inizio il gioco vero e proprio.

Sono allo sbando. Lo sguardo cerca di fingere per dare qualche segno di presenza. Con la mente sono altrove. Spero che da un momento all'altro venga mio figlio, come al solito, a chiedermi qualcosa. Sarebbe un buon motivo per smettere. Invece niente da fare.

La vicina fiera delle sue parole esplicative continua imperterrita. Ormai è fatta, tra qualche istante stramazzerò sulla sabbia rovente. Però lassù qualcuno mi ama. Questa volta a salvarmi è suo marito che arriva in spiaggia con il pranzo e la richiama all'ordine. L'agonia è finita.

Stremato mi porto lentamente con l'asciugamano verso il bagnasciuga. Un grido della vicina mi arriva dritto alle orecchie "Non preoccuparti riprendiamo dopo pranzo".

E pensare che volevo solo giocare a carte.

Photo Credits

lunedì 2 marzo 2009

La Prima Sabbia

Finalmente ci siamo (forse).
Sabato scorso ero in spiaggia a pranzare. Fantastico!

Temperatura attorno ai 12 gradi. Vento inesistente. Sole simpaticamente caloroso.
C'erano tutte le condizioni ambientali a mio favore e non solo. Non c'era particolare confusione. Qualche coppia di turisti. Una decina di local a passeggio chi con i figli, chi con i cani e niente più.
Tutto il resto sole, sabbia e l'assonnato rumore del mare.

Sentivo la pelle che mi ringraziava. Più prendeva calore, più assumeva una colorazione consona ad un uomo dalle caratteristiche mediterranee come il sottoscritto.
Le articolazioni, camminando sulla sabbia, riacquistavano la loro naturale elasticità.
Gli occhi riprendevano confidenza con i colori caldi e accesi di una nitida giornata di sole.

Infine c'era il pranzo. Rigorosamente al sacco, ma in quelle circostanze passava in secondo piano. Ci aveva già pensato il sole ad alimentare la nostra fame di bel tempo.