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mercoledì 26 ottobre 2011

Questione di riso

Tutto pronto. Un desiderio sopraggiunto in mattinata. Alimentatosi durante la giornata e che a breve avrebbe trovato la sua consacrazione. Brodo vegetale preparato. Soffritto sul fuoco. Zucca lessata. Non rimaneva che adagiare delicatamente il riso nel tegame. Già il riso, se ci fosse stato. 


Sconforto prima. Rabbia dopo. Sguardo all'ora immediato. Negozi chiusi da 10 minuti. Rabbia prima. Sconforto dopo. Corsa immediata verso il piccolo negozio d'alimentari all'angolo con titolare in perenne ritardo di chiusura. Chiuso per malattia. Sconforto e rabbia insieme. Subito.


Un'altra corsa di ritorno verso casa. A cosa servono i vicini se non in queste occasioni. Volo sulla rampa che mi divide dal secondo piano. Suono il campanello. Tutto tace. Busso alla porta. Silenzio assoluto. Rabbia e sconforto insieme. 


Un'altra rampa. Terzo piano. Suono. Mi risponde la vicina. Non usa mai il riso. Sconforto. Rabbia. Salgo ancora. Quarto ed ultimo piano. Il campanello non funziona. Busso una volta. Busso una seconda. Alla terza la porta si apre. Solo un spiraglio. A parlarmi in una lingua a me poco nota la badante dell'anziana signora che è già a dormire. Alla parola riso, mi risponde con un sorriso. Più in là non si può andare. Scendo mestamente nel mio appartamento. Rabbia. Sconforto.


Controllo di nuovo nella credenza. Spero ancora. Trovo nell'ultimo ripiano dietro alla confezione dello zampone del Natale scorso una busta. E' un risotto pronto ai funghi porcini. Lo preparo. Lo guardo. Lo assaggio.  Sconforto e rabbia. Rabbia e sconforto. 


Se domani mattina mi sveglio con una voglia di pasta al pesto, per prima cosa vado a comprarmi la pasta. Il pesto dovrei averlo. Forse.

mercoledì 2 marzo 2011

Mentre il vento soffia

Il vento soffiava con particolare intensità. I panni stesi si erano dispersi anche oltre il giardino. Le tapparelle sbattevano violentemente sugli infissi, innescando un ritmo sonoro sincopato. Gli alberi, da come muovevano i rami, sembravano essere animati. Il rumore delle folate era così forte da incutere paura.


In tutto questo movimento accelerato, lui era in casa nella più completa indifferenza. In piedi davanti alla finestra a guardare fuori. Più cercava di guardare cosa succedeva all'esterno, più si fissava sulla sua immagine riflessa nel vetro. 


La contrapposizione era evidente. Lui stanco. Immobile. In balia dei propri vecchi pensieri. Fuori una vera e propria rivoluzione. La staticità di un uomo e il dinamismo della natura. 


Si era arreso agli anni che avanzavano. Anzi, forse si era già arreso molto prima. L'elemento anagrafico era un giustificativo. Lo aveva utilizzato ancor prima che qualche ragazzino gli avesse dato del lei.


Aveva desiderato così tanto stare tranquillo, che il desiderio si era realizzato. Nei peggiori dei modi però. Togliendoli l'energia, ma lasciandogli i rimpianti. Ora che avrebbe potuto godere del suo riposo, si accorgeva che non era quello che voleva. 


Quello che voleva era passato, veloce come il vento che là fuori soffiava.


Ad un tratto scorse un uccello che nonostante le condizioni era nel cielo a volare. Battagliava con il vento. Lo raggirava. Ne faceva un suo prezioso alleato, sfruttandone la spinta. Mentre il vento soffiava, lui continuava a volare.


Incantato da questa visione prese il suo cappello verde. Indossò il cappotto che i nipoti gli avevano regalato al compleanno e con il bastone nella mano destra, si lasciò la porta di casa alle spalle. 


Era giunto il momento. Il momento di vivere veramente.

martedì 23 dicembre 2008

Voglio Andar Via

Ma via da dove? Da chi?

In questi giorni prima delle lunghe vacanze natalizie, la maggior parte delle persone che incontro manifestano più o meno apertamente questo desiderio.

Staccare.
C’è un anno di stanchezza alle spalle e la si sente eccome. Tensioni lavorative, preoccupazioni personali, incertezze per il futuro.
In questo scenario non troppo fiabesco, dovremmo fare qualche riflessione.

Siamo di fronte ad un periodo di forte cambiamento. Alcuni stili di vita propinati in passato sbiadiscono. Modelli economici affermati vacillano.

Credo che tutto questo caos comunque non sia del tutto negativo. Anzi, ne vedo gli effetti positivi. Finora ci hanno insegnato che dovevamo correre, veloci, più veloci degli altri. E si sa che correndo troppo rapidamente si rischia di perdere di vista elementi importanti di ciò che ci circonda.

Rallentando un po’, avremo più lucidità per vedere attorno a noi e dentro di noi. E forse troveremo le risposte agli interrogativi iniziali. Capiremo dove vogliamo andare e con chi.