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martedì 12 giugno 2012

Marco è

Marco è bravo a scuola. Marco obbedisce ai genitori. Marco non interrompe mai nessuno. Marco però ha pure un sogno. Più di uno. Vorrebbe correre in un prato fino all'ultima goccia di respiro. Saltare nelle pozzanghere quando fuori piove. Cantare a squarciagola tutte quelle canzoni che ha imparato, ma che non ha mai interpretato. Ma soprattutto Marco vorrebbe essere ascoltato. Quando le sue parole riescono ad uscire dalla sua bocca. Quando i suoi silenzi emergono dalle espressioni del suo viso.


Marco vorrebbe fare. Provare. Realizzare e alcune volte anche sbagliare, per capire meglio. Per imparare. Per migliorare o semplicemente per vivere.


A Marco non interessano i complimenti per dei comportamenti che si deve imporre. Al massimo qualche consiglio, ma meglio ancora qualche sorriso. D'incoraggiamento. Di stima. Di amore, quello vero però. Quello incondizionato, per ciò che sei e non per ciò che vorrebbero che fossi. 


Intanto Marco continua a sognare. Piano piano però inizia pure ad agire. Nessun capriccio, solo segnali chiari che lui non è disposto a rinunciare alla propria vita per viverne una di qualcun altro. Magari pure bella, ma sicuramente non sua.


  

lunedì 21 maggio 2012

Un essere vivente

Non si poteva assegnargli un'età. La barba era fuorviante. I lineamenti apparivano marcati. Gli occhi brillavano come quelli di un nascituro e il pensiero era maturo, ma non adulto.


Comunque fosse, il carisma aveva fatto un patto con lui. Di eterna presenza. Di innamorata convivenza. Le distanze degli spazi si riducevano in sua presenza. Poteva essere anche non nelle immediate vicinanze, che la sua anima irradiava gioia ugualmente. 


Guardava con fiducia i più giovani. Tentennava un po' di più con i suoi coetanei. Gettava parole di entusiasmo verso il futuro. Ripescava con saggezza i grandi della storia dell'umanità. Rimaneva comunque sul presente, per rallegrare gli istanti che condivideva con gli altri. Già perché lui non si faceva intimorire dal menefreghismo. Tanto meno abbattere dalle ingiustizie. Donava sorrisi, anche a coloro che non ne volevano sapere. Sarà per questo che qualcuno s'irritava e qualcun altro si stupiva di fronte a tutto ciò.


Non era un messia. Solamente una persona che aveva intrapreso un suo personale cammino. Concentrarsi sulla vita e su quelle poche cose necessarie per viverla bene. Perché  come lui stesso ripeteva: "basta poco per essere felici... lo sanno tutti, ma tutti lo hanno presto dimenticato".

giovedì 19 aprile 2012

Festa di vita

C'erano fisarmoniche, violini, chitarre e trombe. Ma soprattutto c'era il ritmo, quello ben scandito dal battito delle mani. Attorno ai musicisti molti ballavano. Altri sorridevano. Tutti gioivano. Non era una festa particolare. O meglio lo era. Si celebrava la vita. Per loro era una normalità, per lui era qualcosa d'insolito. L'iniziale smarrimento fece spazio però alla scoperta e alla voglia di partecipare. 


Appoggiò lo zaino a terra. A fianco mise le scarpe. Sentiva la necessità di togliere il superfluo e anche quel gesto di rimanere a piedi nudi gli sembrò liberatorio. Si lasciò travolgere dalla musica. Si lasciò abbandonare al calore delle persone. Un calore emanato da una spontanea umanità. Non aveva ricordi di ricevere tanta ricchezza da persone che i suoi simili avrebbero additato come poveri. 


Anche il sole a stento se ne voleva andare nonostante l'ora del tramonto fosse già giunta. Solo le prime stelle ufficializzarono l'arrivo della sera. La luna ne consacrò la bellezza. In tutto ciò le note non smettevano di vibrare nell'aria.


Era passata solo mezz'ora dal suo arrivo in quella piazza. Nemmeno un giorno da quello in codesta città. In così poco tempo aveva già capito tante cose. Non sarebbe stata la sua destinazione finale. Era solo una tappa, ma avrebbe potuto viverci una parte della sua vita. Per poi rinascere.

lunedì 26 marzo 2012

E' arrivata!

E' giunta come mai puntuale. La stagione della rinascita. Il calore del sole. I colori della natura. Il profumo dell'aria. Quella luce che allunga le giornate ed illumina gli animi. Il suo arrivo ha pure evidenziato percorsi che sembravano nascosti. Risposte che non c'erano. Certezze solo sperate.


In tutto questo subbuglio esistenziale, anche le batterie per affrontare nuove grandi imprese si sono ben ricaricate. Lontane le fredde malinconie che lasciano spazio invece alla vitalità di un futuro da scrivere. Quello che è accaduto poco importa. E' quello che c'è da fare che ha valore. Il passato si sbriciola di fronte alla forza di un pensiero in evoluzione. Ieri è già una fotografia ingiallita. 


Le parole bisbigliate per paura di apparire incompresi, diventano il canto di una gioia ritrovata. Mentre si aprono gli occhi per iniziare un nuovo giorno, ci si rende conto del dono di poterne essere protagonisti. 


E' la primavera. Un modo d'intendere la vita.

martedì 6 marzo 2012

Lacrime di pioggia

Stanco delle solite parole decise di prendersi una pausa. Scattò nervosamente dalla sedia e iniziò a passeggiare per la stanza. Solo quando arrivò davanti alla finestra, si accorse che fuori pioveva. Appoggiò la fronte al vetro come per guardare meglio fuori. Anche se da vedere c'era ben poco. Un grosso palazzo dal colore ingrigito. Proprio come lo era il cielo quel giorno. Proprio come lo era il suo umore da un po' di tempo. Troppo tempo.


Il suo respirò inizio ad appannare la vetrata. Come un impulso primordiale con l'indice destro iniziò a strisciarci sopra. Prima una riga. Poi un cerchio. Dopodiché inizio ad aggiungere altri particolari. Un sole dai lunghi raggi. Una casa ad una dimensione, con il fumo che usciva dal camino del tetto. Una lunga strada costeggiata da alberi. 


Mentre le gocce che si adagiavano sul vetro per poi scendere animavano il disegno, lui iniziò a fissare quel che aveva appena fatto. Più lo guardava però più vedeva il suo viso riflesso. Ora poteva pure notare come la sua espressione stridesse con la gioia che strappava quello schizzo. Sentì una goccia scendergli dal viso. Dal movimento irregolare sarebbe potuta essere la pioggia che c'era fuori. Ma non lo era.


Con uno gesto deciso prima si asciugò la faccia e poi con l'intero palmo della mano cancellò  quanto aveva fatto su quel vetro. Come per voler rimuovere un ricordo fastidioso. Come per non voler rispondere del perché si trovasse lì. Ma oramai era tardi. La verità aveva preso il sopravvento sulla realtà. Quella realtà che si era ben costruito fino a quel momento.


In velocità s'infilò il cappotto. Guardò quell'ufficio con la precisione di uno scanner, dopodiché se ne uscì sbattendo la porta. Sarebbe stata l'ultima volta che quelle mura l'avrebbero ospitato.


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mercoledì 29 febbraio 2012

Imparare a volare

Eccolo lì. Una mano appoggiata al fianco sinistro e l'altra quasi a sostenere la fronte. I capelli hanno preso la piega del vento, mentre le ginocchia leggermente flesse potrebbero lasciar intendere la pesantezza di un corpo invecchiato.


La luce del sole non fa altro che accentuarli colori che sembravano oramai spenti. Anche l'ombra stizzita sembra essersene andata allo scoccare del dodicesimo rintocco. L'aria è frizzante, come se percepisse l'elettricità del momento. Si deposita nei polmoni con la forza di un primo respiro. 


Tutto attorno a lui sembra muoversi. Anche le abitazioni sono diventati mobili, per non parlare della gente. Si sposta alla velocità dei pensieri. Ma forse è solo lui che ha messo in moto la sua esistenza. E' la sua accensione che fa spostare tutto.


Comunque ancora a fatica riesce ad alzare lo sguardo da quel fiore. Su esso una variopinta farfalla si era posata. Solo allo sbattere delle ali e all'innalzarsi al cielo, permette a lui di svegliarsi da quel torpore. 


Inizia a sorridere. Poi a ridere. Sempre più forte, fino a quando tutta la sua felicità non trova un completo sfogo. Ha appena fatto una scoperta che vuole condividere con l'intero mondo. Anche lui può volare. 


Prima si allenta il nodo della cravatta. Poi se la sfila. Si toglie pure la giacca e si rimbocca le maniche della camicia. Dopodiché inizia a camminare. Lentamente, ma con decisione, come se ben sapesse qual è la sua strada. Ora.

lunedì 20 febbraio 2012

La gestione delle emozioni

Appaiono come parole antitetiche. Un'innaturale convivenza. Vele di un'imbarcazione dominata da venti opposti. 

Non esistono manuali in merito. Non sono materie di studio a scuola. Non ci sono risposte certe di fronte ai loro innumerevoli interrogativi. E' la dimensione più intensa della vita. Nel bene. Nel male. In presenza di gioie. In concomitanza di dolori. Picchi di un'emotività che fanno ben capire che l'esistenza è molto di più di quello che i nostri occhi vedono.

L'esperienza può aiutare. L'affrontare il proprio tempo è basilare. Sono palestre per l'anima. Tentativi di rafforzare fondamenta immerse nelle mobilità dei sentimenti. Spesso tutto ciò sembra inutile. Altre volte invece la sensazione è che qualcosa d'importante si è imparato. Comunque sia è sempre lontano l'orizzonte di un equilibrio perpetuo. 

Dicono che il raggiungimento di un'età matura permetta di rivedere tutte le cose con distacco. Come l'osservazione analitica attraverso una lente d'ingrandimento. Dicono. Intanto le emozioni continuano a pulsare e l'unica chimica che emerge è tutta l'energia che riescono a trasmettere. Forse il problema allora sta solo nel saperle canalizzare nella giusta direzione. Forse. Nel frattempo il grande libro della loro gestione si va pian piano riempiendo. Chissà come sarà il bilancio finale.

martedì 14 febbraio 2012

Una vita a piedi

Decisi per un giorno di ritagliarmi uno spaccato di vita  diverso. E' così che mi misi a guardare i piedi. Partendo dai miei iniziai poi a dirigere lo sguardo sui piedi di chiunque incontrassi.


Piedi veloci. Piedi affaticati. Piedi eleganti e piedi sportivi. E ancora, scaltri, felici, ritmati e immobili. Alcuni più che camminare ballavano. La punta dominava il movimento. Altri indugiavano, tant'è che il tallone ben si ancorava a terra. 


A poco servivano le calzature per mascherare la loro vera identità. Non bastava un tacco per esternare la propria femminilità. Tanto meno un lucido cuoio ad incoronare chi già si pensava un re. Certo la scarpa da ginnastica un po' di confusione creava. Più che altro il portamento alterava. Ma bastava focalizzarsi sul gesto, che tutto più chiaro appariva.


Questo anche quando i piedi erano fermi. Anche da questa apparente loro sosta s'intravedevano interessanti caratteristiche. Chi dei due piedi voleva primeggiare, a seconda che uno fosse più avanti dell'altro. Chi si sobbarcava il maggior peso, questo quando uno dei due appoggiato verticalmente ad una parete sorreggeva un corpo rilassato.


Per un momento iniziai anche a contare i passi di alcuni di essi. Troppi per arrivare ad una fine. Troppo pochi per capirne la responsabilità. E mentre pensavo loro continuavano a muoversi. Spostavano come il più affidabile dei chauffeur la vita di tante persone diverse. Così facevano. Così fanno. Così faranno. Passo dopo passo.

mercoledì 11 gennaio 2012

Minuti di recupero

Sono quelli che possono fare la differenza. Istanti fuori da un tempo ordinario antagonisti della concentrazione. Gocce di sudore spazzate vie dalla rilassatezza. Come un castello di sabbia sembra tutto da rifare. Nello sport è un elemento tanto facile da vedere, quanto difficile da gestire. Nella vita forse anche peggio.


E' questione di essere presenti. Fino in fondo. Solo il triplice fischio dell'arbitro della nostra esistenza può decretare la fine del gioco. Certo questo non può tutelare nessuno dagli imprevisti, ma almeno i rimpianti non troveranno spazio negli spogliatoi. 


La posta in palio è importante. Lo è ancor di più in un momento di crisi. Lavorare in maniera approssimativa è una clamorosa autorete. Occorre ancor più impegno e determinazione. Basta reazioni scomposte in campo. Niente polemiche e fuori la grinta. E se il tabellone segna il novantesimo, non esultare se si è in vantaggio. Non arrendersi se si sta perdendo. I minuti di recupero valgono per gli uni e per gli altri. 


Il campionato è lungo e può essere un grande spettacolo se ognuno da il meglio di sé.

giovedì 1 dicembre 2011

Imboccando la strada giusta

Ogni passo in avanti lo avvicinava alla meta. Ogni passo compiuto lo allontanava dalle paure. Non era una camminata veloce. Nemmeno lenta. Era il giusto modo di procedere. Per non affaticarsi. Per non annoiarsi. Le scarpe erano sufficientemente consumate. Non abbastanza per abbandonarlo. Da dove arrivava diventava sempre più un ricordo. A questo punto aveva anche poco senso. Ne aveva di senso invece dov'era e dove sarebbe arrivato.


Un'unica compagna gli era rimasto. La sua ombra. Anche se iniziava a distanziare pure lei. Mentre tutti i falsi consigli erano da un po' che non lo inseguivano. Da quel giorno che si era messo ad ascoltare. Se stesso però.


Anche il vento dell'omologazione aveva smesso di soffiare. Aveva lasciato il posto all'aria fresca del cambiamento. Riempiva i polmoni e ossigenava il pensiero. E se avesse piovuto, sarebbe stata acqua e non una cospirazione contro di lui. Perché niente e nessuno ora avrebbe potuto fermarlo.


La strada che stava percorrendo aveva un nome. Vita. La sua vita. L'aveva trovata. Ora stava solo seguendo le indicazioni giuste. Quelle della mappa del suo cuore.

lunedì 18 luglio 2011

Il perfetto equilibrio

<<Che cos'è per te l'equilibrio?>>


E' una domanda che spesso ricorre nei miei incontri. M'incuriosisce capire qual è la visione e la modalità per raggiungere il perfetto equilibrio. L'equilibrio nei diversi ambiti di applicazione. Lavoro, vita sociale, amore. Anche se forse è difficile categorizzare un approccio, che per sua natura è presente nell'esistenza di un individuo nella sua interezza.


Comunque sia fa riflettere la risposta di un manager della sua visione di equilibrio in un delicato momento decisionale d'azienda. Come sono altrettanto interessanti le parole di una donna che commenta la relazione sentimentale con il suo compagno in termini di equilibrio. E ancora, encomiabile è il discorso che un coach fa ai propri giocatori parlando di equilibrio di squadra. 


Situazioni diverse, ma con analogie marcate.


E' il ruolo sociale dell'uomo. Ma ancor prima è la ricerca personale. Dall'equilibrio individuale per poi giungere a quello collettivo. Rinunce, slanci di generosità, regole e passione. Tanta passione. 


Equilibrio non significa privazione. Più che altro condivisione. Credere in un progetto, in un'impresa che sicuramente da soli sarebbe difficile portare avanti. 
Equilibrio è anche confronto. Tra persone diverse. Tra caratteri diversi e su questo punto spesso si arenano i grandi sogni. 


Il perfetto equilibrio è come l'onda perfetta. Una volta individuata si possono superare anche i limiti della fisica. 


E allora rimaniamo nell'attesa di questo equilibrio perfetto, ma non troppo. Altrimenti si rischia di perdere tutto ciò che di meraviglioso, ci accade attorno.

mercoledì 13 luglio 2011

Dai e vai

Dai miei ricordi da cestista (dalla grande passione, ma dal poco talento), ogni tanto riemerge il nome di un piccolo schema, un movimento di gioco, nominato "dai e vai". Da un punto di vista sportivo non era niente di che. Si passava la palla al compagno, per poi tagliare verso canestro. Ma mi è sempre piaciuto cosa stava dietro al nome di quella azione.


In un certo qual senso poi, ho cercato di applicarlo anche alla mia intera esistenza. Quel senso del dare incondizionato. Dare agli altri per poi andare, proseguire il proprio percorso. Non è mai stato fondamentale se poi era il compagno di vita, l'amico di turno a segnare. Ciò che importava invece era fare al meglio ciò che si era in grado di fare. Mettere nelle condizioni se stessi e gli altri affinché da un'azione corale si ottenesse il risultato migliore.


Questa del "dai e vai" è una metafora che ho portato avanti negli ambiti più diversi. Nel lavoro, inteso come gruppo di lavoro, team nel quale ognuno può/deve dimostrare il proprio talento. Nei rapporti sociali dove ognuno fa parte di qualcosa di più grande e dove vige il rispetto dell'individuo, ma allo stesso tempo la consapevolezza del gruppo.


Forse di canestri non ne ho segnati molti in passato. Anche perché il mio tiro era alquanto scadente, però su una cosa credo di aver fatto modificare il mio referto di gioco. Lo spirito di squadra. L'uomo spogliatoio. Colui che faceva diminuire la tensione del match, ricordando che si trattava pur sempre di un gioco, senza per questo inficiare l'agonismo che doveva essere presente.


Sempre e comunque in un'ottica di "dai e vai".


E ora time out. Mi prendo un caffè.

mercoledì 2 marzo 2011

Mentre il vento soffia

Il vento soffiava con particolare intensità. I panni stesi si erano dispersi anche oltre il giardino. Le tapparelle sbattevano violentemente sugli infissi, innescando un ritmo sonoro sincopato. Gli alberi, da come muovevano i rami, sembravano essere animati. Il rumore delle folate era così forte da incutere paura.


In tutto questo movimento accelerato, lui era in casa nella più completa indifferenza. In piedi davanti alla finestra a guardare fuori. Più cercava di guardare cosa succedeva all'esterno, più si fissava sulla sua immagine riflessa nel vetro. 


La contrapposizione era evidente. Lui stanco. Immobile. In balia dei propri vecchi pensieri. Fuori una vera e propria rivoluzione. La staticità di un uomo e il dinamismo della natura. 


Si era arreso agli anni che avanzavano. Anzi, forse si era già arreso molto prima. L'elemento anagrafico era un giustificativo. Lo aveva utilizzato ancor prima che qualche ragazzino gli avesse dato del lei.


Aveva desiderato così tanto stare tranquillo, che il desiderio si era realizzato. Nei peggiori dei modi però. Togliendoli l'energia, ma lasciandogli i rimpianti. Ora che avrebbe potuto godere del suo riposo, si accorgeva che non era quello che voleva. 


Quello che voleva era passato, veloce come il vento che là fuori soffiava.


Ad un tratto scorse un uccello che nonostante le condizioni era nel cielo a volare. Battagliava con il vento. Lo raggirava. Ne faceva un suo prezioso alleato, sfruttandone la spinta. Mentre il vento soffiava, lui continuava a volare.


Incantato da questa visione prese il suo cappello verde. Indossò il cappotto che i nipoti gli avevano regalato al compleanno e con il bastone nella mano destra, si lasciò la porta di casa alle spalle. 


Era giunto il momento. Il momento di vivere veramente.

mercoledì 14 luglio 2010

Mettersi in discussione

Qual è la linea di confine tra il giusto consiglio e un parere fuori luogo?

Dove sta il limite tra credere fermamente in un'idea e perseguire un'illusoria chimera?

E' preferibile essere giudici di se stessi con un forte bagaglio di autocritica o avvalersi di un pizzico di arroganza e una buona autostima?

Sono tutti interrogativi leciti, in particolar modo quando si sente anche la necessità di mettersi in discussione. Capire se il cammino intrapreso è quello giusto. Valutare se lo si sta portando avanti bene, con entusiasmo e professionalità. Non è sufficiente capire dove si vuole andare, ma anche come e in certi casi anche con chi.

E' una questione di "settaggio", di messa a punto. Nel mondo dei motori si effettua prima di ogni gara, per affrontare al meglio le insidie delle diverse piste. Così dobbiamo fare noi, in termini di competenze e di approccio mentale.

Umiltà nell'apprendere. Determinazione nel perseguire.

Individuata la meta, ha inizio il viaggio. Magari in alcuni casi si dovrà rivedere la rotta, ma la X su quella mappa che abbiamo a disposizione deve essere sempre ben visibile a noi.

Solo così forse riusciremo a scindere le buone indicazioni dalle inutili insinuazioni. La permalosità mettiamola da parte, insieme però ai sensi di colpa e alle insicurezze.

Leviamo l'ancora è tempo di partire.

sabato 19 settembre 2009

Lettera di un padrino

Caro T.,

oggi mi trovo a scrivere una lettera pensando a te.

Ti guardo mentre pacificamente dormi nella tua culla. Ogni tuo respiro sembra un rintocco di serenità. Ogni tuo inpercettibile movimento una primordiale danza di felicità.

Poi osservo i tuoi genitori. Nei loro occhi vedo amore, tante speranze e piccole paure. Speranze concrete, paure inconscie. Ma è così per tutti.

T'immagino quando sarai grande. Le prime soddisfazioni, le prime gioie, le prime delusioni e le prime arrabbiature, però sempre con il sorriso. Questo è l'augurio che mi sento di farti oggi. I bambini hanno tante ricchezze. La spensieratezza, l'entusiasmo, la curiosità, la voglia di fare, la voglia di creare.

Ecco io vorrei che nel tuo lungo cammino che ti porterà ad essere un uomo, tu non perdessi mai di vista questo tesoro. Nella tua continua matura ricerca di diventare grande, non dimenticarti della bellezza della vita.

Divertiti, impara, gioca, sogna, amati, rispettati e rispetta. Afferra con forza i veri valori della vita e lascia scivolare via le distrazioni prive di significato.
Guarda con positività al tuo futuro e qualora ne avessi bisogno cercami. In qualche angolo sarò lì presente per esserti d'aiuto.

Buona vita,
il tuo padrino

giovedì 10 settembre 2009

Entusiasmati per entusiasmare

C'è una cosa sulla quale periodicamente mi ritrovo a riflettere.
Si tratta dell'approccio con il quale una persona afrronta la propria vita. Più mi guardo attorno e più mi accorgo che c'è mancanza di un ingrediente fondamentale per ottenere un'ottima ricetta dalla nostra esistenza.

Entusiasmo!

Entusiasmo in ciò che si fa, in ciò che si vede, in cio che si sente, in ciò che si dice. Solo se una persona è entusiasta riuscirà ad entusiasmare gli altri. E' questo il contagio positivo che dovremmo perseguire.

Sono fermamente convinto che se emaniamo entusiasmo, riceveremo entusiasmo e viceversa. Dobbiamo innescare questo circolo virtuoso dell'esistenza. Basta musi lunghi, sospiri di sconforto e sguardo latitante. Facciamo noi il primo passo, il primo sorriso, magari la prossima volta che ci presenteremo davanti allo sportello di qualche ufficio publlico qualcosa cambierà.

Surprise.


lunedì 7 settembre 2009

Fatto, saputo fare, potuto fare


Il ristorante era semideserto. Una coppia di poche parole, un gruppo di apparenti amici e una reunion famigliare composta da tre generazioni: nonno, figlio di mezza età e nipote da poco maggiorenne.

Da quest'ultimo tavolo, il mio sguardo viene attratto. In particolar modo dal capostipite di questa famiglia. Lineamenti ben marcati, pelle abbronzata dal sole della terra, mani grandi in continuo movimento nel tentativo di rafforzare parole che scorrono in tono solenne e autoritario senza permettere un contraddittorio.

Sto assistendo ad un sermone che trova il suo gran finale in una frase che riecheggia nella spoglia sala da pranzo "... posso essere completamente soddisfatto della mia esistenza perché ho fatto, ho saputo fare e ho potuto fare...".

Una frase a suggello di una gloriosa visione della propria vita. Niente pentimenti. Nessuna incertezza. Una ferma sicurezza.

Gli occhi del figlio si abbassano sul piatto vuoto in forma reverenziale. Quelli del nipote si alzano al cielo come in una preghiera che il supplizio abbia un veloce termine.

Chissà se con meno presunzione, questo monologo e apporto di esperienza si sarebbero potuti trasformare in un dialogo costruttivo e un confronto reale sulla esigenze e difficoltà di generazioni diverse. Chissà.
Intanto arriva il conto.
La cena è finita e ben poco rimarrà di questa serata ai partecipanti di questo banchetto.

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martedì 21 luglio 2009

Non t'arrabbiare

Mogli che rimproverano i mariti per aver dimenticato di acquistare il sapone per la lavatrice.
Inquilini che contano le briciole sul davanzale per poi rinfacciarle al vicino del piano di sopra, togliendogli sistematicamente il saluto.
Anziane signore che inveiscono contro dei turisti che secondo loro gli sono passati davanti nella fila alla cassa del supermercato.
Bambini che litigano per un gioco non condiviso.

Cos'è il caldo che ci annebbia la ragione? Non passa un'istante che non si veda qualcuno arrabbiarsi. Ma la cosa più grave è che spesso i motivi di questi litigi sono veramente futili. Perdiamo energia e tempo di fronte a stupidaggini e intanto il tempo passa, portandosi via momenti unici della nostra vita.

Ricordo ancora quel gioco che si chiamava Non t'arrabbiare.
Non t'arrabbiare, proprio così, poche parole che racchiudevano il senso di quel gioco, ma sotto sotto della nostra esistenza.

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martedì 26 maggio 2009

Ai confini della realtà


Niente paura non faccio riferimento alla serie televisiva che forse qualcuno ricorderà quand'era ragazzo, ma alla nostra realtà, o meglio quello che pensiamo sia la nostra realtà, dal momento che ognuno di noi se ne crea una propria.

Amore, felicità, esistenza, lavoro. Su ogni aspetto definiamo dei confini, entro i quali cerchiamo di rimanere, perché riteniamo che siano quelli giusti, quelli che ci hanno insegnato, quelli che abbiamo appreso durante le diverse fasi della nostra vita, ma soprattutto sono quei confini che maggiormente ci rassicurano.

Ma è pur sempre una visione personale, soggettiva. Perché certe volte non provare ad uscire da questi nostri confini per scoprire che cosa si vede dal di fuori. Proviamo ad allargare questi confini. Più informazioni abbiamo maggiore sarà la nostra conoscenza.

Se è pur vero che tutte le strade portano a Roma, magari se le conosciamo tutte possiamo scegliere quella più adatta a noi oppure, srotolando la cartina geografica che abbiamo a disposizione vedere che c'è qualcosa d'interessante anche dopo la capitale e quindi il nostro viaggio invece di fermarsi lì prosegue per altre destinazioni.

Facciamo che ogni meta diventi un punto di partenza e non di arrivo, forse così, girando di più, scopriremo nuove frontiere e ci renderemo conto che difficilmente esistono verità assolute.

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giovedì 21 maggio 2009

Un'età

Ci sono luoghi e orari del giorno in cui è possibile fare degli straordinari incontri.

Incontri con persone che hanno un'età avanzata che hanno molto tempo a disposizione, ma che forse in taluni casi non l'energia sufficiente per fare quello che vorrebbero fare.

Con un sentimento misto tra simpatia e tenerezza le puoi incontrare nei supermercati, a fare le file agli uffici postali, a riempire le sale d'attese del medico di base. Alcuni fortunati a spingere le carrozzine dei piccoli nipoti ai giardini, mentre a chi il destino è stato avverso, ad essere spinto da badanti distaccate.

E' la cosiddetta terza età. Un'età in cui ognuno di noi spera di arrivare nel miglior modo possibile, fisicamente e mentalmente. Un'età in cui si dovrebbero raccogliere i frutti della propria semina, mentre spesso si viene più o meno dimenticati. Un'età in cui si vorrebbero avere molte persone accanto, ma spesso è la solitudine l'unica compagna. Un'età in cui ti viene finalmente restituito il tuo tempo perduto, ma che forse ora non ti serve più. Un'età di ricordi passati, ma che preferiresti viverne di nuovi. Un'età non sempre accettata, ma impossibile da rifiutare. Un'età in cui vorresti stare tranquillo, ma che spesso non ti è permesso. Un'età simile ad altre, ma così diversa da tante altre.

E' un'età in cui ti fermi a guardare indietro e vorresti ritrovare il futuro.

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