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lunedì 16 aprile 2012

Goccia dopo goccia

La prima ora di sonno era passata. La lancetta della sveglia sul comodino aveva sentenziato l'inizio di un nuovo giorno. Proprio in quell'istante l'udito captò quel segnale. Preciso, costante e ripetitivo. Sembrava impossibile che dell'acqua potesse fare un tale frastuono, eppure quella goccia era l'unica interprete di un notturno silenzio.


A nulla servì prestargli poca attenzione. Ci si ancorò alla speranza. Così come era improvvisamente apparso forse se ne sarebbe andato. Se ne contò la frequenza. Ogni sette secondi ricompariva. Un'inerzia considerando che nemmeno la testa sotto il cuscino produceva effetti benefici.


Non c'erano possibilità di isolarlo, anche perché le porte che si potevano chiudere lo erano già. D'altronde il suono arrivava da sopra e non c'erano modalità d'interferire sul suolo straniero. Il proprietario nemmeno era presente.


Una passeggiata in soggiorno non stemperò la tensione. Il tentativo di spostare il pensiero altrove nemmeno. Non rimaneva che una cosa. Sulle note di quella goccia comporre un brano. Trasformare un fastidio in un divertimento. Certo non era in programma, ma altre soluzioni non si vedevano, anzi non si sentivano all'orizzonte.


E' così che quel ritmo ipnotico si riuscì a trasformare in un brano. Le parole improvvisate strizzavano l'occhio all'ironia. Lo stato d'animo evolveva verso l'allegria. Dopo più di mezz'ora di ritornelli e rime, quel suono appariva una simpatica presenza. Anche dopo l'acuto finale, la musica continuò, ma oramai era diventato solo una ninna nanna. E vista l'ora ci poteva pure stare. 


Uno sbadiglio accompagnato da un giro sul fianco furono i segnali di un gradito ritorno. Il sonno aveva rifatto capolinea e il suono lasciava il posto ad un sogno in arrivo. 

mercoledì 5 maggio 2010

Concerto in gocce

Lasciamo stare se queste giornate grigie non sono consone con i colori (e il calore) di un maggio primaverile. Cosa si può salvare di un martedì così uggioso? La risposta sta proprio nella pioggia o meglio nel suono prodotto da codesta perturbazione.

E' sera, per l'esattezza sono le 22.30. In casa regna il silenzio. Televisione spenta, addirittura credo non sia mai stata accesa. Il resto della famiglia a letto e voi, dopo che vi siete rassicurati che tutto sia apposto, luci spente, ultimo sguardo nella cameretta dei bimbi, porte e finestre chiuse, vi adagiate lentamente sul cuscino.

E' proprio in quel preciso istante che ha inizio il gran concerto della pioggia. L'acqua che scorre giù dalla grondaia fa da grancassa. Le gocce che battono sulla persiana della finestra sembrano suonare le timbales. Il fruscio provocato dalle autovetture sulle pozzanghere presenti sull'asfalto, un inconfondibile suono di xilofono. Il tutto perfettamente amalgamato nel ritmo della sveglia appoggiata sul comodino, che fa da metronomo.

I primi dieci minuti sono una bellissima sinfonia. Arrivati al ventesimo minuto subentra un po' di stanchezza, non tanto nei naturali suonatori, ma nell'ascoltatore. Dopo mezz'ora sarebbe richiesta una pausa. Allo scadere del primo tempo regolamentare è doverosa una sospensione. Alle 23.30 in punto si implora il cielo che smetta con il supplizio. Cinque minuti prima della mezzanotte si tolgono le batterie alla sveglia nella speranza che eliminato lo strumento che dà la scansione ritmica, i concertisti smettano di suonare. Quaranta minuti dopo l'ora del previsto rientro a casa di Cenerentola, si affonda la testa sotto il cuscino per attutire il suono e confidare di essere rapiti dal sonno. All'una e 35 circa (citazione voluta ndr), presi dal più completo sconforto si torna in salotto, si accende il portatile e si inizia a scrivere questo post.

Questa notte avrò dormito poco, ma spero almeno di avervi strappato un sorriso.

P.S. Per la cronaca sono le 2.20 e continua a piovere.
P.S.2 Visto che nel post ho citato un disco di Vinicio Capossela, vi lascio all'ascolto di una sua canzone sul tema dal titolo Nella pioggia, non fa parte dell'album All'una e 35 circa, bensì di Canzoni a manovella, ma merita l'ascolto :)


mercoledì 28 gennaio 2009

Lacrime dal Cielo

Fermo ad un incrocio. Un semaforo che non ne vuole sapere di diventare verde e una marea di macchine che mi circondano. Praticamente bloccato in mezzo al traffico.

Piove, ma con scarsa intensità. Quanto basta per innervosire i passanti che sono usciti senza ombrello.

Guardo verso l’alto, come se fosse possibile vedere l’estremità, il punto di partenza di queste gocce. Mi fa piacere pensare che siano le lacrime di un cielo indispettito, arrabbiato, che ha bisogno di sfogare la propria rabbia.

Lacrime che dopo essere cadute si trasformano in opere d’arte. Come il dipinto che disegnano sui vetri della mia autovettura e sull’asfalto come moderni madonnari.

Opere particolari. Sono in continuo movimento, in continua trasformazione. Cerchi di seguire un tratto sul parabrezza, di metterlo a fuoco, quando il suo percorso è già cambiato. Si è evoluto in qualcosa d'altro.

I tergicristalli fungono da enormi cancellini e sentenziano l’eliminazione di un quadro e la sua ricostruzione. E si continua così, finché tutte le lacrime non saranno scese e il cielo tornerà a sorridere.