Sto parlando di quelle situazioni da esperimento sociologico. Ci si trova forzatamente in compagnia di estranei e l'imbarazzo prende il sopravvento. Si instaura quel che mi piace definire un silenzio assordante. Mancanza di dialogo, ma ogni minimo rumore è amplificato all'ennesima potenza. Respiro, deglutizione della saliva, sfregamento delle mani, sembrano suoni degni di un multisala di ultima generazione.
Questo capita negli ascensori come nelle sale d'aspetto dei medici. In questo caso cambia la locuzione iniziale visto che normalmente si debutta con un "buongiorno" e si conclude con "chi è l'ultimo?". Mentre mantengono una loro ragione d'esistere gli intercalari a carattere meteorologico, che anzi in alcuni casi, trovano terreno fertile per imbastire discorsi ai limiti del surreale.
Nelle sale d'aspetto però, nel silenzio assordante, trova ampio spazio il rumore dato dallo sfogliare le riviste prese d'assalto come strumento principe per ingannare l'attesa. Poco importa, se quello che si legge non è di nostro minimo interesse, oltreché risalente a qualche mese addietro.
Ma il silenzio più assordante e allo stesso tempo ricco di un fascino noir è possibile gustarlo nei rapidi spostamenti in metropolitana. In questa dimensione sono le immagini e gli sguardi rubati agli altri compagni di viaggio il suono malinconico dell'indifferenza più totale.





