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mercoledì 7 marzo 2012

Momenti di gloria non pervenuti

Ci sono alcune situazioni che non definirei imbarazzanti, ma ridicole. Prendiamo ad esempio il momento della degustazione di un vino al ristorante. Ci sono quei secondi di attesa per l'esito della risposta che sono straordinari. Il cameriere da un lato con la bottiglia imbracciata e l'etichetta ben in vista. Il silenzio al tavolo e poi il tutto che riprende a scorrere. Tranne naturalmente quelle rare volte dove il "sa da tappo" crea scompiglio e sconvolgimento nel maître.


Oppure lo scatto di una fotografia di gruppo, dove il click della macchina non sembra mai arrivare e si mantengono posizioni immobili degne delle migliori riproduzioni del Madame Tussauds di Londra. Con un'unica differenza però, che almeno le cere non hanno quelle espressioni idiote con un sorriso da mese della prevenzione dentistica.


Ma la cosa che sistematicamente ci coglie impreparati è quando la paletta di polizia municipale, carabinieri o altra forza dell'ordine ci intima a fermarci per un controllo. E' lì in quel preciso istante, nonostante la consapevolezza di aver tutto apposto, anche la luce destra che illumina la targa posteriore, che c'è sempre quella sensazione che qualcosa possa andare storto. Non è sufficiente il santino infilato nella copertina trasparente del taccuino portapatente, c'è sempre uno sguardo che sfugge verso il cielo. Come a chiedere il sostegno di qualche superiore.


Anche questi sono momenti di vita vissuta.

mercoledì 21 luglio 2010

Un silenzio assordante

"Sale?" potrebbe essere l'unica parola enunciata all'interlocutore durante l'intero viaggio in ascensore. Al massimo si potrebbe aggiungere un "che tempo oggi...", qualora la durata dell'ascesa (o discesa) superi i sei piani.

Sto parlando di quelle situazioni da esperimento sociologico. Ci si trova forzatamente in compagnia di estranei e l'imbarazzo prende il sopravvento. Si instaura quel che mi piace definire un silenzio assordante. Mancanza di dialogo, ma ogni minimo rumore è amplificato all'ennesima potenza. Respiro, deglutizione della saliva, sfregamento delle mani, sembrano suoni degni di un multisala di ultima generazione.

Questo capita negli ascensori come nelle sale d'aspetto dei medici. In questo caso cambia la locuzione iniziale visto che normalmente si debutta con un "buongiorno" e si conclude con "chi è l'ultimo?". Mentre mantengono una loro ragione d'esistere gli intercalari a carattere meteorologico, che anzi in alcuni casi, trovano terreno fertile per imbastire discorsi ai limiti del surreale.
Nelle sale d'aspetto però, nel silenzio assordante, trova ampio spazio il rumore dato dallo sfogliare le riviste prese d'assalto come strumento principe per ingannare l'attesa. Poco importa, se quello che si legge non è di nostro minimo interesse, oltreché risalente a qualche mese addietro.

Ma il silenzio più assordante e allo stesso tempo ricco di un fascino noir è possibile gustarlo nei rapidi spostamenti in metropolitana. In questa dimensione sono le immagini e gli sguardi rubati agli altri compagni di viaggio il suono malinconico dell'indifferenza più totale.

giovedì 6 maggio 2010

La risata incotrollabile

Sarà questo tempo che sembra non dare tregua, ma nel grigiore di queste giornate quasi come reazione ho voglia di ridere. E proprio ripensando a dei momenti dove mi sono fatto delle grosse risate, mi sono accorto che alcune delle situazioni più esilaranti si sono verificati in frangenti a dir poco seriosi.

Quello di ridere quando le circostanze prevederebbero un comportamento piuttosto formale e raccolto ha del tragicomico. Spesso si cerca in qualsiasi modo di trattenersi, causando un effetto contrario nonché acceleratore.

Una delle situazioni più imbarazzanti è il momento di un funerale. Questo quando magari non si ha un legame così stretto con il defunto, ma allo stesso tempo c'è un sentimento tra tutti i presenti di forte cordoglio. Ecco che magari affiora un ricordo buffo di colui che è passato a miglior vita oppure ci appigliamo ad una caratteristica singolare di uno dei presenti o addirittura senza un preciso motivo. E' proprio in queste circostanze che si scatena un'ilarità incontrollabile e se qualcuno nelle vicinanze si accorge, cercando di placare il sorridente sfogo, rimane inevitabilmente contagiato.

Può capitare di presenziare alla celebrazione funebre errata. In tal caso solo con lo scorrere dei minuti, l'enunciazione del nome del defunto diverso da quello conosciuto (anche se in un primo momento si pensa ad un errore del parroco) e dopo aver scrutato tra i presenti e verificato di non conoscere nessuno, nemmeno tra quelli più stretti, allora il tentativo di fuga può creare una risata di difficile controllo. Però almeno in questo caso è parzialmente motivata.

Ma le risate incontrollate non si verificano solo in situazioni di così intenso coinvolgimento emotivo, possono capitare anche per cose molto più leggere, ma che richiederebbero ugualmente un tono di formalità. Ad esempio durante qualche esame scolastico, delle riunioni d'affari oppure dei colloqui di lavoro. A me è capitato di ridere di fronte ad una domanda che trovai particolarmente divederdente postami dal selezionatore del personale. A ripensarci bene... forse c'era un motivo perché non mi presero quella volta.

lunedì 13 luglio 2009

Caldi Incontri


Tranquilli, non si tratta di scappatelle estive approffitando della moglie in vacanza. Bensì degli incontri che si possono fare in questi moderni centri benessere tra un bagno turco e una sauna all'eucalipto.

In questo fine settimana, di prove tecniche di vacanza, abbiamo varcato il confine italiano per una gitarella in terra austriaca. Un unico problema. Più che una giornata di caldo luglio estivo, ci siamo ritrovati in pieno inverno. Dieci gradi, pioggia e minacciose nuvole grigie che avvolgevano i monti.

Diciamo che le condizioni atmosferiche non si prestavano ad organizzare escursioni a piedi tra valli e monti. Perciò tutti alle terme. Ed ecco che tra una piscina termale all'altra, ho avuto la brillante idea di andare a farmi una sauna.

Non ricordavo che l'Austria adottasse lo stile nord europeo per recarsi in sauna. Via il costume, asciugamanino allacciato in vita e pronti a sudare. Essendo però un luogo di villeggiatura e frequentato anche da diversi italiani, la sauna si è trasformata in uno studio sociologico e comportamentale non indifferente.

Se sussiste una forma d'imbarazzo quando si è chiusi in ascensore con altre persone, immaginatevi cosa succede per chi è poco avvezzo nel rinunciare ai propri abiti e dover condividere questa cosa con dei completi sconosciuti.

Chi iniziava a sudare ancor prima che la sauna raggiungesse una temperatura degna di tale nome. Chi camminava frettolosamente avanti e indietro tra i diversi loculi, come se fosse alla ricerca di qualcosa che aveva smarrito. Chi si manteneva calorosamente avvolto nell'asciugamano, come fosse appena uscito da un gelido bagno a mare. Chi, all'opposto, preso da una folgorazione da figlio dei fiori, ostentava la sua nudità con notevole voglia di esibizionismo.

In tutto questo tenete presente che l'età media si aggirava attorno ai sessant'anni e i chili di sovrappeso presenti erano consistenti.

Dopo mezz'ora di sauna al cioccolato, ho dovuto arrendermi all'estremo caldo dell'ambiente e sono ritornato in piscina, ma questi caldi incontri sono stati utili per capire ancora una volta quanto possiamo essere ridicoli di fronte a situazioni diverse dalle nostre quotidiane abitudini.

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