Visualizzazione post con etichetta sala d'attesa. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta sala d'attesa. Mostra tutti i post

mercoledì 21 luglio 2010

Un silenzio assordante

"Sale?" potrebbe essere l'unica parola enunciata all'interlocutore durante l'intero viaggio in ascensore. Al massimo si potrebbe aggiungere un "che tempo oggi...", qualora la durata dell'ascesa (o discesa) superi i sei piani.

Sto parlando di quelle situazioni da esperimento sociologico. Ci si trova forzatamente in compagnia di estranei e l'imbarazzo prende il sopravvento. Si instaura quel che mi piace definire un silenzio assordante. Mancanza di dialogo, ma ogni minimo rumore è amplificato all'ennesima potenza. Respiro, deglutizione della saliva, sfregamento delle mani, sembrano suoni degni di un multisala di ultima generazione.

Questo capita negli ascensori come nelle sale d'aspetto dei medici. In questo caso cambia la locuzione iniziale visto che normalmente si debutta con un "buongiorno" e si conclude con "chi è l'ultimo?". Mentre mantengono una loro ragione d'esistere gli intercalari a carattere meteorologico, che anzi in alcuni casi, trovano terreno fertile per imbastire discorsi ai limiti del surreale.
Nelle sale d'aspetto però, nel silenzio assordante, trova ampio spazio il rumore dato dallo sfogliare le riviste prese d'assalto come strumento principe per ingannare l'attesa. Poco importa, se quello che si legge non è di nostro minimo interesse, oltreché risalente a qualche mese addietro.

Ma il silenzio più assordante e allo stesso tempo ricco di un fascino noir è possibile gustarlo nei rapidi spostamenti in metropolitana. In questa dimensione sono le immagini e gli sguardi rubati agli altri compagni di viaggio il suono malinconico dell'indifferenza più totale.

lunedì 12 ottobre 2009

Avanti il prossimo

Arrivato.
Palazzo anni '30 un po' fatiscente. Suono il campanello ed entro nell'atrio. Lo studio si trova al primo piano sulla destra a fianco di quello di un veterinario.

La sala d'attesa non più di tre metri per quattro. Cinque sedie modello campeggio distribuite sui lati più lunghi. Due applique con illuminazione scarsa e tenebrosa. Tre porte, quella centrale della toilette; quella a sinistra dove il medico visita; la terza aperta, con la signorina della "reception".

Il mio appuntamento è per le 12. Sono in anticipo per questo mi siedo su una delle sedie libere. Prendo una rivista di gossip di qualche mese addietro tanto per ingannare l'attesa e ascolto, senza possibilità di non farlo, il medico che sta visitando il paziente prima di me.

Alla faccia della privacy devo subire una dettagliata descrizione gastro-intestinale collegata ad un principio di infiammazione della gola con relativa difficoltà respiratoria.
Nel frattempo la segretaria riceve telefonate di appuntamenti che sistematicamente fissa sulla sua agenda, dopo aver ripetuto il nome e cognome del malcapitato e il motivo della visita.

La sala d'attesa si riempie e tra le diverse persone arriva pure la mia "simpatica" e curiosa vicina del piano di sopra.

Tocca a me. Il dottore mi chiama ad alta voce dall'interno del suo studiolo.
Nell'imbarazzo più completo entro.
"Buongiorno dottore... il mio cane ha un problema alla zampa anteriore sinistra, purtroppo non sono riuscito a farlo entrare ed è fuori in giardino che aspetta".

"Dev'esserci un disguido. Il veterinario riceve nell'appartamento qui a fianco".

"Mi scusi dottore devo aver fatto confusione io entrando nel palazzo".

Salto la folla e tolgo il disturbo, non è il caso di rimanere ancora lì!

giovedì 2 ottobre 2008

SALA D'ATTESA


Certo che la sala d'attesa dei medici è veramente un micro-ambiente degno di esperimenti sociologici. Vi descrivo la scena. Eravamo in quattro persone equamente distribuite tra le sei sedie a disposizione di questo spazio 3x2. L'età media, beh diciamo che io l'abbassavo drasticamente.

Il signore all'angolo destro guardava distrattamente un'edizione di quattroruote presumo di qualche anno fa, raccolta tra le riviste aggiornate distribuite su un tavolino ben posizionato al centro della stanza. Di fronte a me, una signora che leggeva con molta più attenzione le "ultime" novità del mondo del gossip da Diva e Donna e infine alla mia sinistra una non più giovane badante moldava concentrata nello sfogliare la rubrica del suo telefonino. Ohps e io, che cercavo qualcosa con lo sguardo, ma non si sa bene cosa.

In tutto questo la cosa più strana era il silenzio assoluto che regnava. Un silenzio da funzione religiosa. Era come se tutti fossero stati nell'attesa che qualcuno dicesse una parola per interrompere questo stato di quiete apparente.

E la parola magica come per incanto arrivò. Il signore dall'angolo destro si alza, si affaccia a quel semi-balcone presente e con tono deciso, scadenzando le parole esclama: "Per essere in autunno le temperature sono ancora buone!".

Tutti abbiamo iniziato a commentare animosamente questa sentenza appena espressa e ancora una volta il Che tempo che fa è stato il grimaldello per scardinare la timidezza umana.