giovedì 8 settembre 2011

VENEZIA68 - AVVICINANDO DAVID BYRNE


Istinto canoro incontrando il leader dei Talking Heads


La tentazione di intonare un “fa fa fa fa fa fa fa fa fa far better” è tanta. E’ lì solo. Seduto su una poltrona che ha poco dell’ergonomico. Il portatile acceso davanti a sé invece sembra una tastiera musicale per come sfiora le dita sulle lettere. Sul piccolo e tondo tavolino anche un lungo bicchiere trasparente. Visto l’orario, le tredici e trenta, più che un gin tonic tutto lascia intendere che sia acqua, allorché priva di bollicine, naturale. Una cannuccia rosa troneggia, facendoci largo tra una fettina di limone.

In giuria alla 68. Mostra Internazionale d’Arte Cinematorgrafica di Venezia, questa sua apparizione al bar dell’Hotel Excelsior non ha del miracoloso. Piuttosto lascia stupiti la tranquillità, quasi indifferenza, con la quale i presenti non si accorgano della sua presenza.

A lui non sembra dispiacere la cosa. Anzi, se non fosse lì come giurato, sembrerebbe nell’intento di essere ispirato. Per una canzone. Una colonna sonora. Un’opera musicale. Proprio il suo sguardo alternativamente rivolto verso l’alto per poi essere riposizionato in direzione del monitor, fa capire che c’è qualcosa. Ogni tanto la fa pure roteare chiudendo gli occhi.

Sono affascinato da tanta energia creativa. Sto per abbandonare la stanza, quando un unico battito di mani accompagnato dall’esclamazione “finally!” mi blocca.

Mi volto e vedo lui con faccia compiaciuta per l’eliminazione di una zanzara.

Avrei preferito lasciarlo prima. Piccoli frantumi di un momento poetico si disseminano in me. Giro i tacchi e me ne vado. Non prima però di intonare un “fa fa fa fa fa fa fa fa fa far better”.


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