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lunedì 24 gennaio 2011

Basta un poco di zucchero...

Ce ne sono di tutti i gusti. Per ogni problema c'è l'adeguata soluzione. Non importa che tu abbia tosse, febbre, mal di schiena o anche solo mangiato un po' pesante. Il giusto farmaco per te è lì pronto ad aspettarti.


D'altronde dall'informazione si evince che il picco di influenze è arrivato. L'informazione commerciale invece ci rassicura che c'è il perfetto rimedio. Non potremmo lamentarci che non ci vogliano bene. 


In questo periodo possiamo ammirare splendidi spot che presentano i diversi prodotti disponibili nelle farmacie. In un break pubblicitario un terzo è dedicato alla nostra salute. Nemmeno i pandori e i panettoni a Natale avevano tanto spazio durante la réclame. Mi aspetto da un giorno all'altro che gli stessi testimonial della telefonia, gli unici che reggono al confronto in termini di programmazione, siano arruolati da qualche casa farmaceutica.


Me lo vedo er pupone a letto sotto le coperte con il termometro in bocca, accudito dalla signora Ilary. Per la coppia De Sica / Rodriguez, invece, non vorrei essere nei panni dei pubblicitari. I ruoli dottore ed infermiera potrebbero risultare un po' equivoci.


Comunque sia è bello sapere che c'è dato via libera per ammalarci. Se mai nei prossimi giorni dovessi delirare in presenza di febbre, penserò con affetto ai bellissimi servizi giornalistici dei telegiornali e gli immaginifici commercial andati in onda. A proposito di questi ultimi, siete liberi di stilare una classifica dei migliori. 


Ciao Boccasana.

lunedì 2 febbraio 2009

La Febbre

Che sensazione quando si è febbricitanti.

Tutto d’un tratto le nostre percezioni si modificano.

Brividi, nonostante la temperatura ambientale sia alquanto gradevole.
Papille gustative fuori uso.
Struttura ossea affaticata come dopo una maratona.
Spossatezza generale come dopo un capodanno frenetico.

Ma soprattutto, almeno per me, quella voglia di tornare bambini e farsi coccolare. Lì sotto la copertina, con solo il viso pallido che fuoriesce, nell’attesa di un’anima pia che ti porti la benda bagnata da mettere sulla fronte. La spremuta con lo zucchero per reintegrare i liquidi persi. Un pasto caldo e leggero. Il termometro per la misurazione della febbre. Le medicine agli orari prestabiliti.

Una presenza costante e rassicurante, che allieti una situazione di estrema emergenza per noi.
Noi che fino a poche ore eravamo dei super eroi ed ero ci ritroviamo privi di forze ed energie.

Naturalmente tutto questo mi accade con 37.3 di febbre. Vi lascio immaginare la mia situazione, le mie visioni e le mie richieste quando il termometro arrivi a più di 38.

lunedì 13 ottobre 2008

La febbre del sabato pomeriggio

Questo fine settimana siamo stati invitati da una coppia di amici all'inaugurazione di un nuovo mega centro outlet. Sapevo a cosa andavo incontro, ma questa volta non potevo rifiutare, mi sarei ritrovato senza cena (causa sciopero ai fornelli della mia dolce compagna) e rischiavo una crisi diplomatica con l'altra coppia con la quale ero al quarto forfait consecutivo.

Quindi sabato ore 14.30 si parte tutti insieme "la la la". Dopo poco più di un'ora arriviamo in questo "splendido" villaggio dello shopping. Le due donne al nostro fianco iniziano a brillare gli occhi. Io e l'altro sventurato, invece, iniziamo a guardarci negli occhi con aria preoccupata e spirito di rassegnazione.

La struttura di questi luoghi, se avete avuto l'occasione (o la disgrazia) di esserci stati è la seguente: una serie di negozi della medesima dimensione, uno affiancato all'altro, distribuiti in maniera organica nel tentativo di riprodurre un souk d'occidente. In sintesi una location mal riuscita, che non sarebbe adatta nemmeno per le riprese di uno spaghetti western di serie B.

Iniziamo a risalire la prima via ed è lì che mi accorgo fin da subito di un fenomeno particolare. Dentro, i negozi sono pieni di donne pervase da un'euforia collettiva; mentre all'esterno, è un brulicare di maschi di due specie: "single", che stancamente sostano sulle panchine accompagnadosi ad una sigaretta; "papà" invece, trafelati a rincorrere la prole e a distribuire soldini per placare le richieste dei filgli (giri in giostrina, gelati, palline con sorpresa, ...).

Il tempo inesorabilmente e in questo caso fortunatamente trascorre e dopo tre ore di estenuante attesa e a 15 minuti dalla chiusura del centro, c'è il ricongiungimento con le nostre compagne. Le vediamo uscire dall'ultimo negozio che mancava al loro appello con 3/4 borse per mano, leggermente scompigliate, pupille dilatate e sorriso compiaciuto per questa missione andata a buon fine.
Noi invece ancora increduli a quello che abbiamo assistito ci siamo augurati che questa febbre del sabato pomeriggio, si ripresenti il più tardi possibile, nella speranza che nel frattempo venga scopero un'efficace vaccino.