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giovedì 28 giugno 2012

Un costruttore del proprio destino

Il suo sorriso era irritante. Non per tutti, solamente per coloro che si erano arresi a un futuro già scritto. Lui invece aveva tutt'altra visione. Convinzioni poche, tra cui quella che la vita era unica e troppo importante. Non si poteva sperperare. Forse per questo alcune volte appariva ansioso nel dover per forza fare. Fare cose che magari non ne capiva subito  pienamente il motivo, ma che ne sentiva la necessità. Rientravano tutte nell'avvicinamento per realizzare ciò che si ha dentro e quello che lui aveva dentro era quello di raccontare il mondo, d'altronde era sempre stato curioso. Aveva sempre avuto il bisogno di capire le cose. E questo bisogno l'aveva portato lontano. In luoghi distanti da quei modelli sociali dominanti che comunque lui aveva sempre cercato di evitare. E' così che tra guerre e rivoluzioni si era ritrovato testimone dei grandi cambiamenti della storia. Dal crollo di un'ideologia che avrebbe dovuto dar voce ai più diseredati, alla constatazione che non esistono giuste guerre. Finché un giorno non ha deciso di spostare l'attenzione dai macro avvenimenti a quelli più piccoli, più intimi, ma non per questo meno rilevanti: la propria vita.


Comunque sia era un costruttore. Un consapevole costruttore del proprio destino. Un esempio di talento, determinazione e coraggio.


(in omaggio a Tiziano Terzani)

lunedì 5 marzo 2012

Chi è Michael Jordan?

Forse era più semplice rispondere ad uno dei tanti "perché?". Quando il piccolo pose l'interrogativo su Michael Jordan, non fu facile rispondere per il padre. Avrebbe potuto liquidare la faccenda scandendo il termine supereroe, ma sarebbe stata una bugia. Quelli sono fumetti, lui era reale. Certo pure Michael vola, ma non aveva bisogno di ali, mantelli o artifici vari. Aveva pure un costume, ma era una semplice canotta e un pantaloncino. Sul petto nessuna "S", solo un vistoso numero preceduto dalla scritta BULLS.


Non poteva nemmeno dire al figlio però che era un giocatore di basket. Anche questo sarebbe stato riduttivo. Sì è vero palleggiava su un parquet e tirava a canestro, ma non solo. Era un inventore. Soluzioni in campo prima di allora mai sperimentate. Era un danzatore. Coreografie straordinarie su un rettangolo di gioco. Era un illusionista. Magie sportive date da gesti inimitabili.


Un fuoriclasse ad un certo punto gli stava per uscire dalla bocca, ma non ancora soddisfatto soffocò anche questa parola. Per uscire dall'imbarazzo di una risposta mancata, dopo aver inspirato profondamente impugnò con entrambe le mani quelle del figlio e disse: "una persona normale... solo che a differenza della maggior parte delle altre ha fatto una scoperta". Si fermò per qualche secondo e poi concluse: "... si è accorto di aver ricevuto un grande dono, così da quel giorno ha pensato di dispensare gioia a tutti coloro che lo avrebbero seguito".


E il bimbo ribatté: "ma anch'io riceverò quel dono un giorno?". Sorridendo e continuando a tenergli strette le mani il padre rispose: "tu quel dono lo hai già ricevuto... devi solo capire di cosa si tratta".


Sorridendo il figlio continuò a giocare con la sua macchinina facendola scorrere su quelle vecchie riviste di basket che il padre ancora gelosamente conservava. 




venerdì 2 dicembre 2011

Disco Week End: Nina Simone - Wild is the Wind

Ci sono dei bravi cantanti e dei fuoriclasse. Lei rientra nella seconda categoria. Capacità interpretativa. Coinvolgente. Imperfetta al punto giusto da non esserlo.


E mentre la puntina accarezza in modo deciso Wild is the Wind, la voce di Nina Simone non solo si diffonde nella stanza, ma penetra nell'animo di chi l'ascolta. Una musica energica senza essere appariscente. Musica che ferma il tempo. Lo dilata. Per tornare poi a restringerlo. Lasciando solo l'essenza di una canzone e della sua magnifica interprete.


Un crescendo di suggestioni sonore che portano ad apprezzare ancora una volta, qualora ce ne fosse stato bisogno, una donna nata per cantare. Un disco da ascoltare ad occhi chiusi. Lasciandosi trasportare solo dalle emozioni.


Canzoni come Four Women, Lilac Wine o la stessa Wild is the Wind, che da il titolo all'intero album, sono solo alcuni degli esempi che si possono estrapolare da un disco al quale dedicare del tempo, per esserne pienamente ripagati.


Buon ascolto.


lunedì 26 aprile 2010

Talento (in)espresso

Mettiamo il caso che Maradona non avesse iniziato a calciare un pallone da ragazzino oppure che Valentino Rossi non fosse salito su una minimoto da bambino. Cambiando genere, che Jimi Hendrix non avesse iniziato a strimpellare la sua prima chitarra o che Elvis Presley non si fosse avvicinato al canto. Mi fermo qui per non parlare dei grandi artisti rinascimentali nell'ambito della pittura, della scultura o dell'architettura.

Vi racconto questo perché durante questo fine settimana mi sono posto vari interrogativi in merito. Come una persona scopre di avere determinati talenti? Quanto conta l'ambiente sociale dove vive? Quali sono le "regole ancestrastrali" che fanno emergere il talento? Esiste una formula non lasciata al casualità che fa si che ognuno sia in grado di esprimere il proprio talento? Se ti piace fare una cosa è sintomo che sei in grado di eccellere in quella cosa? Sono più i talenti che si riescono ad esprimere o quelli che rimangono inespressi?

Questi sono solo alcune delle domande che mi ponevo (senza naturalmente trovare delle soddisfacenti risposte) mentre mi arrivava comunicazione che mio nipote poco più dodicenne vinceva un'importante finale di tennis a Roma, riservata ai migliori ragazzini d'Italia della sua categoria. Ad esempio sei mia sorella e mio cognato non l'avessero portato a giocare a tennis quando era in tenera età, il talento che sta magnificamente esprimendo in questa disciplina sportiva, sarebbe riuscito ad esprimerlo in qualcos'altro o sarebbe rimasto nell'oblio?
Chissà!

Intanto io sono convinto che se mi avessero regalato una batteria da bambino ora sarei un ottimo batterista... sensazione, sogno o nostalgia per una passione non coltivata?


giovedì 2 aprile 2009

Generazione di Fenomeni

Basta qualche apparizione televisiva per far diventare un benemerito sconosciuto un fenomeno. Ma poi?

In questo sovrappopolamento, sull'etere, di talent show, stiamo assistendo alla scoperta di nuovi artisti emergenti. Spesso dotati di un discreto talento. Altre volte ben costruiti dalla produzione. Ma il punto è un altro.

Tutte queste trasmissioni sono un'effettiva opportunità per i giovani aspiranti artisti o sono solo delle "baracconate"?
Una volta un giovane promettente aveva un suo percorso, una sua crescita professionale, una sua maturazione artistica. Ora a diciottanni, quando va bene, viene letteralmente buttato davanti ad una macchina da presa per esibirsi davanti a milioni di persone.

Non c'è spazio per l'emozione, la sensibilità e la coscienza del singolo. Quel che conta è di fare audience e trovare un vincitore nell'arco della durata del programma.
Questa brusca accelerazione improvvisa non rischia di bruciare la persona?

Certo in poco tempo la notorietà arriva, ma per quanto?
Non è che poi ci ritroviamo con una schiera di (ex) giovani promettenti, sparsi nei vari programmi televisivi a fare i trenini nell'intrattenimento della domenica pomeriggio?