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martedì 22 novembre 2011

Arriva la suocera

Suocere di tutta Italia... ribellatevi!


Devo essere sincero, sarà che l'avevo visto in maniera distratta, ma non ne avevo notato la leggera "sfumatura". Però dopo che una diretta interessata me l'ha segnalato, effettivamente quella spinta sul finale in groppa alla zebra, diciamo che non appare molto elegante.


Anche perché comunque la suocera dello spot fa la sua apparizione per una giusta causa. Arriva con la sua carica d'entusiasmo a portare la colazione a casa del genero e famiglia. Poco importa se poi sbaglia biscotti, portando solo le macchiole, le crocchiole e le grucciole.  Un errore  di questo tipo, non può certo giustificare una reazione porco ortodossa dell'aitante genero.


E poi da quando una suocera si presenta all'ora della colazione a casa della figlia? Fantasia. Pura fantasia. Ma ammettiamo pure che capitasse, arriverebbe con i biscotti? No dai, non scherziamo. Proprio proprio dovesse capitare arriverebbe con l'intera dotazione per pranzo, cena, per oggi e pure per domani. Altro che spintoni per mandarla via, sarebbe accolta a braccia aperte.


Comunque sia solo la creatività di certe agenzie di comunicazione avrebbe potuto partorire una simile irreale situazione. Intanto a proposito di colazione, vado a prepararmi un buon caffè.


<<Din don... din don>>

martedì 29 marzo 2011

Non ho niente da mettermi!

Postilla all'articolo di ieri.


Era necessaria. Doverosa.
Dopo una rivoluzione ci si aspetta di stare meglio. Se la rivoluzione in questione riguarda il ribaltamento dell'intero guardaroba, vorrà dire che da oggi non ci saranno più problemi di vestiario. La quiete dopo la tempesta. Al massimo qualche indecisione derivante dall'ampia scelta. Abbinamento colore. Gonna o pantalone. Casual o elegante. Invece no.


A distanza di qualche ora da quello che doveva rappresentare la pace in ambito familiare, quell'esclamazione - "ma sai che non ho niente da mettermi!". Dalla camera da letto giungeva in cucina a squarciare la serenità del risveglio.


Il frollino si bloccò all'altezza della trachea. La mano allentò la presa dalla tazza. Gli occhi fissarono la macchia di marmellata sulla tovaglietta. L'udito s'incantò nell'ascoltare il suono della moka mentre il caffè fuoriusciva. 


Un momento di catalessi, interrotto solo dalla sua entrata in scena. "Oggi ho una riunione importante e non so proprio come vestirmi... ho trovato questo... come ti sembra?".


Qualche secondo di pausa, nell'attesa che tutto il corpo riprendesse coscienza di sé. Dopodiché con sguardo alla Humphrey Bogart in Casablanca, dopo un profondo sospiro, l'enunciazione: "Cara... non potevi indossare abito migliore... sei bellissima".


Lei rassicurata torna in camera a terminare di sistemarsi. Tragedia scampata. Si inizia a fare seriamente colazione. E poi dicono che noi uomini non serviamo a nulla.


Peace & Coffee.

lunedì 15 dicembre 2008

Il Risveglio

06.01 - la sveglia non riesce ad emettere un secondo bip che l’ho già prontamente spenta. Conto fino a 10 e poi calo lentamente le gambe giù dal letto. I piedi automaticamente s’infilano nelle ciabatte.

Mi alzo in piedi e nel buio più totale come il miglior Diabolik mi porto verso il bagno. I miei non sono passi, ma uno scivolamento silenzioso. Qualunque rumore inopportuno farebbe scattare l’allarme: pianto della bimba, risveglio del bimbo e un non troppo caloroso saluto della moglie.

Dal bagno passo alla cucina. Accendo la luce dell’aspiratore sopra il fornello e prelevo yogurt, latte e marmellata dal frigo. Dall’armadietto gallette di riso e biscotti.

Sempre con discrezione assaporo i gusti di una colazione abbondante, ma che avrei preferito posticipare di un paio d’ore.
Sistemato lo stomaco torno rapidamente in bagno per doccia, denti e vestizione. Il tutto in 6 minuti, altrimenti addio battello.

Fatto questo la parte più difficile.
Dopo essermi messo giacca, sciarpa e berretto, portatile in una mano, borsa con il pranzo nell’altra e tracolla a spalle devo aprire la porta e uscire.

Solo girare la chiave è un rumore deflagrante nel silenzio più assoluto, in più c’è il cigolio della porta. Al tre vado. Un giro a sinistra e afferro la maniglia. Apro, esco e richiudo. E’ fatta.

Mi avvio all’imbarcadero e accendo il cellulare. Mi arriva una chiamata è mio figlio. Poche parole. “Ciao papi! Stiamo facendo colazione. Ti abbiamo sentito uscire e ci siamo svegliati tutti. Ciao ciao, torna presto e portami un regalino”.

Che dire. Domani provo ad uscire direttamente dalla finestra. Intanto siamo solo al primo piano. ☺