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giovedì 31 maggio 2012

Io ci sarò

Gli teneva la mano mentre il respiro lentamente tornava alla sua normalità e gli occhi dalla stanchezza si chiudevano. Là fuori tuoni e lampi imperversavano nel cielo. In quella stanza invece il silenzio aveva preso il posto di un pianto e di consolatorie parole. Erano i pensieri ora a prendere il timone di una notte particolare. Una notte nella quale alla paura di un figlio il padre aveva dovuto rispondere con umana fermezza, mettendo da parte le proprie insicurezze e issando la bandiera del coraggio. Poco importava se fosse un semplice mozzo, ora doveva indossare gli abiti e non solo del capitano.


Dopo pochi minuti lontano sembrava quell'incubo portato dal sonno, ma forse iniziato molto prima. Più si accorgeva che il suo piccolo uomo aveva abbandonato in mare quei cattivi pensieri, più il frastuono del temporale si allontanava. 


Ad un tratto iniziò a pensare a tutte le volte che lo aveva visto spensieratamente ridere. Così per stemperare la tensione di un momento, ma forse anche nell'inconsapevole tentativo di trasferirgli serenità attraverso l'unione di quelle due mani. Una a fianco all'altra, disinteressandosi completamente che una fosse più del doppio dell'altra.


Accertatosi che tutto fosse tranquillo, si alzò per abbandonare la stanza, non prima di regalarsi un sorriso che asciugava una lacrima non caduta.


giovedì 14 aprile 2011

Concentrazione

E' tutta questione di concentrazione. Sì, ma trovarla!


Della generazione multitask avevo già parlato diverso tempo fa. Ora però la situazione è ancora più critica. Sta diventando quasi un'impresa quella di eliminare il "superfluo" per focalizzare l'attenzione su ciò che c'è da fare. 


Se da un lato siamo allenati a ricevere più impulsi contemporaneamente, dall'altro però la nostra capacità cognitiva è messa a dura prova.


Sono giunto alla conclusione che non ci possa essere altra soluzione che il silenzio. Il silenzio per ascoltare quello che stiamo facendo. Un paradosso, ma funzionale. D'altronde quello di cercare una forma di isolamento mentale è stata un'abitudine che lentamente è venuta meno.


Il problema però è che se non riprendiamo in mano questa modalità di selezione delle informazioni non riusciremo a trasmetterne il valore delle cose anche alle nuove generazione. Certe volto rimango ad osservare come già i bambini siano sottoposti ad un bombardamento di stimoli. Stimoli non tutti necessari. E le conseguenze si notano immediatamente quando nelle loro prime fasi di apprendimento evidenziano delle difficoltà di concentrazione.


La linea di confine tra l'avere tanto e il non sapere nulla, non è poi così ben delineata. Forse è giunto il momento di spegnere gli altoparlanti esterni e accendere l'amplificatore interno. Quello che ci permette di dedicare le giuste risorse, il giusto tempo, a tutto ciò che ci circonda.

lunedì 15 dicembre 2008

Il Risveglio

06.01 - la sveglia non riesce ad emettere un secondo bip che l’ho già prontamente spenta. Conto fino a 10 e poi calo lentamente le gambe giù dal letto. I piedi automaticamente s’infilano nelle ciabatte.

Mi alzo in piedi e nel buio più totale come il miglior Diabolik mi porto verso il bagno. I miei non sono passi, ma uno scivolamento silenzioso. Qualunque rumore inopportuno farebbe scattare l’allarme: pianto della bimba, risveglio del bimbo e un non troppo caloroso saluto della moglie.

Dal bagno passo alla cucina. Accendo la luce dell’aspiratore sopra il fornello e prelevo yogurt, latte e marmellata dal frigo. Dall’armadietto gallette di riso e biscotti.

Sempre con discrezione assaporo i gusti di una colazione abbondante, ma che avrei preferito posticipare di un paio d’ore.
Sistemato lo stomaco torno rapidamente in bagno per doccia, denti e vestizione. Il tutto in 6 minuti, altrimenti addio battello.

Fatto questo la parte più difficile.
Dopo essermi messo giacca, sciarpa e berretto, portatile in una mano, borsa con il pranzo nell’altra e tracolla a spalle devo aprire la porta e uscire.

Solo girare la chiave è un rumore deflagrante nel silenzio più assoluto, in più c’è il cigolio della porta. Al tre vado. Un giro a sinistra e afferro la maniglia. Apro, esco e richiudo. E’ fatta.

Mi avvio all’imbarcadero e accendo il cellulare. Mi arriva una chiamata è mio figlio. Poche parole. “Ciao papi! Stiamo facendo colazione. Ti abbiamo sentito uscire e ci siamo svegliati tutti. Ciao ciao, torna presto e portami un regalino”.

Che dire. Domani provo ad uscire direttamente dalla finestra. Intanto siamo solo al primo piano. ☺


giovedì 11 dicembre 2008

Generazione Multitask

Lo noto personalmente quando mi capita di lavorare da casa.
Davanti al monitor del computer con non meno di quattro applicazioni lanciate e una marea di finestre aperte.

Posta dell'ufficio, posta personale su vari account, skype, messenger affiancati a fogli di lavoro di excel e documenti in word. Il tutto condito con cellulare alla mia destra, telefono fisso sulla sinistra e web radio di sottofondo.

Siamo in continuo collegamento con il mondo, ma forse un po' scollegati da noi stessi.
Riusciamo a lavorare contemporaneamente su diversi fronti. Idee immediate, progetti a lungo, budget, relazioni. Passando con una disarmante semplicità da un'attività ad un'altra.
Spesso capita che mentre si sta scrivendo una mail, si stia al telefono parlando di tutta un'altra cosa.

Forse stiamo esagerando. Ci stiamo facendo coinvolgere troppo da questo vortice telematico. Come è vero che l'uomo è l'essere che per eccellenza si adatta con facilità alle mutazioni dell'ambiente circostante. Però c'è un rischio, non più di tanto latente, di appiattimento del pensiero e blocco della sua naturale profondità.

Sarà per questo che alcune mattine ho l'esigenza di isolarmi. Spengo tutto, tiro fuori il mio blocco di fogli bianchi e lentamente inizio a mettere su carta i miei pensieri con una semplice penna dall'inchiostro blu.

giovedì 2 ottobre 2008

SALA D'ATTESA


Certo che la sala d'attesa dei medici è veramente un micro-ambiente degno di esperimenti sociologici. Vi descrivo la scena. Eravamo in quattro persone equamente distribuite tra le sei sedie a disposizione di questo spazio 3x2. L'età media, beh diciamo che io l'abbassavo drasticamente.

Il signore all'angolo destro guardava distrattamente un'edizione di quattroruote presumo di qualche anno fa, raccolta tra le riviste aggiornate distribuite su un tavolino ben posizionato al centro della stanza. Di fronte a me, una signora che leggeva con molta più attenzione le "ultime" novità del mondo del gossip da Diva e Donna e infine alla mia sinistra una non più giovane badante moldava concentrata nello sfogliare la rubrica del suo telefonino. Ohps e io, che cercavo qualcosa con lo sguardo, ma non si sa bene cosa.

In tutto questo la cosa più strana era il silenzio assoluto che regnava. Un silenzio da funzione religiosa. Era come se tutti fossero stati nell'attesa che qualcuno dicesse una parola per interrompere questo stato di quiete apparente.

E la parola magica come per incanto arrivò. Il signore dall'angolo destro si alza, si affaccia a quel semi-balcone presente e con tono deciso, scadenzando le parole esclama: "Per essere in autunno le temperature sono ancora buone!".

Tutti abbiamo iniziato a commentare animosamente questa sentenza appena espressa e ancora una volta il Che tempo che fa è stato il grimaldello per scardinare la timidezza umana.