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martedì 29 marzo 2011

Non ho niente da mettermi!

Postilla all'articolo di ieri.


Era necessaria. Doverosa.
Dopo una rivoluzione ci si aspetta di stare meglio. Se la rivoluzione in questione riguarda il ribaltamento dell'intero guardaroba, vorrà dire che da oggi non ci saranno più problemi di vestiario. La quiete dopo la tempesta. Al massimo qualche indecisione derivante dall'ampia scelta. Abbinamento colore. Gonna o pantalone. Casual o elegante. Invece no.


A distanza di qualche ora da quello che doveva rappresentare la pace in ambito familiare, quell'esclamazione - "ma sai che non ho niente da mettermi!". Dalla camera da letto giungeva in cucina a squarciare la serenità del risveglio.


Il frollino si bloccò all'altezza della trachea. La mano allentò la presa dalla tazza. Gli occhi fissarono la macchia di marmellata sulla tovaglietta. L'udito s'incantò nell'ascoltare il suono della moka mentre il caffè fuoriusciva. 


Un momento di catalessi, interrotto solo dalla sua entrata in scena. "Oggi ho una riunione importante e non so proprio come vestirmi... ho trovato questo... come ti sembra?".


Qualche secondo di pausa, nell'attesa che tutto il corpo riprendesse coscienza di sé. Dopodiché con sguardo alla Humphrey Bogart in Casablanca, dopo un profondo sospiro, l'enunciazione: "Cara... non potevi indossare abito migliore... sei bellissima".


Lei rassicurata torna in camera a terminare di sistemarsi. Tragedia scampata. Si inizia a fare seriamente colazione. E poi dicono che noi uomini non serviamo a nulla.


Peace & Coffee.

martedì 9 giugno 2009

Margherita, punto e basta.

Mancano pochi minuti al canonico orario del TG della sera, quando entriamo in pizzeria con una coppia di amici. Più che entrare, ci accomodiamo nello splendido plateatico di questa pizzeria all'aperto sulla spiaggia.

Il panorama è stupendo. Il sole è ancora alto e noi siamo particolarmente rilassati, dopo aver accompagnato i bimbi dalla nonna.
Arriva una gentile cameriera che ci lascia la lista delle pizze. Inizia il dramma. La lista è un pieghevole a otto ante con venti tipi diversi di pizza per pagina. Tutti e quattro iniziamo a leggere con notevole attenzione le diverse proposte. Dopo un primo momento di religioso silenzio, iniziano i commenti. - "Hai visto la Carbonara?" "Chissà se le melanzane nella vegetariana sono alla griglia?" "Ma la pizza della casa in cosa consiste, secondo voi?" "Tu, quale prendi?" -

La discussione continua animosamente, mentre si salta dalle pizze tradizionali a quelle speciali, passando per le bianche e tralasciando quelle di chiara inclinazione invernale.
Passano cinque minuti e la cameriera torna con il suo blocchetto bianco a spirale e una BIC nera rosicchiata all'estremità superiore.

La tensione aumenta. Una goccia di sudore mi scende dalla fronte, sarà il calore accumulato durante il giorno. Nessuno prende la parola. La cameriera riformula la domanda "Cosa prendete?". Mia moglie prende tempo e parte con il bere "Per me dell'acqua naturale". In scia, temporeggiamo anche noi con la richiesta di due birre medie e una coca alla spina.

La cameriera che ora sembra meno simpatica, alzando leggermente il tono di voce e squadrandoci ci chiede "E che pizza volete?". Non possiamo andare oltre, ci guardiamo negli occhi. Faccio un respiro profondo e fissando il mare all'orizzonte dico "Una margherita. Per me una margherita".

In simultanea, con un approccio corale e un forte senso di liberazione, si sente ripetere "Anche per me, anche per me, anche per me!".

Anche questa volta abbiamo passato l'esame, ma mi chiedo perché sistematicamente dobbiamo leggere e rileggere l'intera lista delle pizze con le diversi varianti, quando poi prendiamo sempre quella? Mah, forza dell'abitudine.

Intanto evviva la pizza margherita e buon compleanno per i suoi 120 anni appena compiuti.

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