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mercoledì 25 maggio 2011

Mai uscire senza

"Papi che ci fanno le tue chiavi di casa per terra davanti alla porta d'ingresso?"

Già che ci fanno? Diciamo pure che la paura di uscire senza è sempre presente. Però in questo periodo di inizio stagione balneare aumenta in maniera esponenziale. Complice "il minimal" nell'abbigliamento indossato (pantaloncini e t-shirt), la probabilità di dimenticarle sono notevoli.

Naturalmente l'ansia è giustificata da un episodio recente.

Pronto per uscire. Nella mia consueta sbadataggine, cerco di trovare un momento di lucidità. Fornelli spenti. Finestre chiuse. Luci spente. Portafoglio in tasca. Le chiavi... in mano. Posso andare.

In quel preciso istante squilla il telefono di casa. Richiudo la porta e vado a rispondere. 
<<Buongiorno la chiamiamo per un'indagine di mercato... >>
<<Guardi a dire il vero sto per uscire>>
<<Le portiamo via solo un paio di minuti!>>

In un atto di clemenza, fissando l'orologio di casa che mi indica un leggero anticipo rispetto all'impegno che avevo, accetto di rispondere.

Le lancette girano. Le domande non si esauriscono. Dopo 6' e 37'' si conclude "l'interessante" questionario. Metto giù la cornetta e corro all'uscita.

Dietro di me sento sbattere la porta d'ingresso. Nemmeno il tempo di adagiare il piede sul primo gradino delle scale, che mi blocco. Inizio a far oscillare la testa da sinistra a destra e da destra a sinistra. Dopodiché nell'illusoria speranza introduco le mani nelle due tasche dei pantaloni. Niente da fare. Le chiavi sono rimaste sul tavolo a fianco del telefono.

Il come sono rientrato poco importa. Anche se la salvatrice è sempre lei - la consorte - avvenuta in soccorso dello smemorato marito. Ora non mi rimane che raccontare tutto alla figlia.

Magari gliela racconto in modo un po' più originale. Qualcosa di più eroico. Più epico. Più fiabesco.

"C'era una volta...".

giovedì 12 marzo 2009

Volevo dirti una cosa

... ma non mi ricordo più!

Quante volte vi è capitato che una persona inizia un discorso, sta per dirvi una cosa, ma tutto d'un tratto non si ricorda più di cosa si tratta.

Non sto parlando di casi patologici, ma di semplici amnesie che fanno innervosire chi è in ascolto. Poi se la persona alla quale avete iniziato il discorso è di natura curiosa, apriti cielo.

Purtroppo io sono un fuoriclasse in queste comunicazioni interrotte.
Già la mia memoria non è delle migliori, poi se subentra la smania di voler raccontare molte cose contemporaneamente, mi capita spesso di lasciare con un palmo di mosche i miei ascoltatore.
La cosa divertente è che quando mi ricordo cosa volevo dire, voglio assolutamente terminare la comunicazione cercando di rintracciare la sfortunata vittima.

Cosa c'è di divertente? Immaginate che l'interlocutrice sia mia moglie e che io mi ricordi cosa volevo dirle nel pieno della notte.

"Scusa cara, stai dormendo? Perché sai mi è venuto in mente cosa volevo dirti"