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martedì 27 marzo 2012

Ascolto distratto

Non è mancanza d'interesse. In alcuni casi è necessario, quando fiumi di parole inondano le orecchie. Occorre selezionare, per poi immagazzinare concetti preziosi. E' un'impostazione, che inseriamo per cercare di raccogliere quanto è più possibile.


In altri casi è la stanchezza, complice di un udito che si rifiuta un ascolto puntuale. E' così che vengono perdute non solo parole, ma messaggi che sarebbe stato utile, molto utile recepire. 


Poi c'è pure anche una questione di frequenze. Un lungo discorso fatto mantenendo la medesima tonalità, dall'inizio alla fine, rischia di compromettere la ricezione di passaggi chiavi di un monologo.


Infine c'è l'ascolto distratto cronico. Colui che s'impegna a seguire quanto detto, ma è sistematicamente dirottato su altre cose. Come se per smania di sapere tutto, alla fine non ricordasse più nulla.


Quindi la prossima volta che vi sembra che qualcuno non vi ascolti, appurato che quanto state dicendo sia d'interesse, non prendetevela troppo. Può essere che l'interlocutore sia solo apparentemente distratto. Forse. Chissà.


Tutto chiaro? Avete ascoltato?

lunedì 26 settembre 2011

L'attesa è finita

Per un attimo ciò pure pensato. "E se mi cadesse sulla testa questo satellite?". Ho fatto bene a perderci poco tempo, visto l'esito che ha avuto. Ma comunque anche se le probabilità fossero state alte, avevo dell'altro sul quale concentrarmi. Ho iniziato un grande viaggio, non posso perdermi nessun istante di quello che sta succedendo.


La sensazione è proprio quella. Quella di essere riusciti a prendere quel treno che da troppo tempo si aspettava. Ora l'attesa è finita. E' cominciata la gioia del presente. L'euforia dell'adesso. L'attenzione per cogliere tutto quello che sta accadendo e che forse non si ripeterà.


Gli occhi brillano. Il cuore pulsa e le emozioni scorrono.


Riesco pure a cogliere chi è in viaggio a sua volta. Destinazioni diverse, ma sensazioni simili. Vedo anche chi è ancora in attesa del suo turno. Sospiro con loro, sapendo cosa significhi. Vedo pure chi questo treno lo ha perso, o ancora peggio non lo ha mai cercato e spero per loro che riaccendano al più presto la luce delle loro anime.


Intanto guardo fuori. Davanti. A lato. Ascolto il suono di questo treno. Non importa quanto durerà. Già per essere sopra c'è di che esultare.


Sentilo come fischia. Sentilo.


Photo Credits

martedì 1 marzo 2011

I suoni di Napoli

Ad un primo ascolto sembrerebbe un assolo di clacson e motori. Ma basta spostare leggermente la frequenza, ampliare la capacità uditiva, per scoprire una magnifica armonia di suoni.

La macchina al bar mentre prepara 'na tazzulella 'e cafè. La forchetta che affonda in una parmigiana di melanzane. Le voci gridate in un mercato rionale. Le parole recitate in una conversazione. Il lento passo in un vicolo addormentato. La marcia ritmata in un centro affollato.

Il rimbombo di una risata inarrestabile. Il silenzio di una paura da non mostrare. 
Il vento che dal mare sembra arrivare. I pensieri che verso il mare vogliono andare. E ancora, il chiacchiericcio fuori da un locale. La televisione dentro un'abitazione.
La banda musicale di una domenica mattina. Il fisarmonicista di un sabato pomeriggio.

A Napoli tutto ha un suono. Ma la cosa più straordinaria è come questi suoni si amalgamano in un tutt'uno, pur mantenendo le proprie peculiarità. E' un concerto. Un'opera sinfonica. Il tema che viene interpretato è uno solo: la vita.

Ogni singolo suono è pregno di vitalità. In ogni nota c'è una speranza. E mentre il sole cala, lasciando specchiar una luna sul golfo, anche il cuore inizia a suonare. Con il suo ritmo scandito dichiara il suo amore ad una città che ha saputo farlo innamorar.

Canta Napoli...

giovedì 17 febbraio 2011

Ascoltando Sanremo - Parte seconda (forse anche ultima)

Le premesse che sarebbe stata una serata difficile c'erano tutte. Forfait della consorte, blindata in camera da letto sotto le coperte. Stanchezza visibile del sottoscritto, con tanto di palpebra calante. Nonostante ciò, l'onore per un impegno dato. 


L'attesa dei primi quattro "giovani". Un unico lumicino di entusiasmo. Spento inesorabilmente alla notizia che prima si dovevano riascoltare i dodici big ancora in gara.


Su codesti non mi soffermo molto. Con il secondo ascolto, il rischio d'infierire è concreto. Per questo motivo decido, con largo anticipo, di proclamare il mio vincitore di questa edizione. All'unanimità dei presenti, con voti validi uno e voti favorevoli uno, the winner are La Crus.


Un pezzo con una marcia in più rispetto agli altri. Mi spingo a dire che forse non c'è stata nemmeno gara. Come direbbe il buon "Califfo"... tutto il resto è noia. E noia è stata. Tanto che per non abbondare anticipatamente l'ascolto, cerco nel cibo un alleato. Ne esce una mug versione extra large ricolma di yogurt calorico con doppio strato di corn flakes.


L'effetto rigenerante dura poco. Alle 22.55 nello sconforto totale sento la necessità di cambiare musica. Mi ricordo una cover di Hotel California ascoltata qualche giorno fa in radio. Accendo il "grande tubo" e mentre sul palco dell'Ariston sale Davide Van De Sfroos, mi sparo in cuffia questa:





Eccezionale!


Con una riscoperta carica energetica, mi rituffo in Sanremo. Per fortuna il riascolto dei big è quasi terminato. Sono le 23.37 e finalmente entra la prima giovane in gara. Di solito ho molte aspettative in questa categoria. Forse anche troppe. Serena Abrami inizia a cantare. Tutto sommato un brano piacevole. Canzone non pretenziosa. Da cantare in bicicletta, mentre si va a fare una scampagnata.


E' il turno di Anansi. Presenta un brano reggae. "Uhm...". Non mi convince. Ho amici che suonano il genere, dandomi molto di più. Peccato.


Pubblicità. Non sia mai che mi abitui troppo all'ascolto della musica. Torniamo in diretta con la terza giovane in gara. Si tratta di Gabriella Ferrone. La partenza con un po' di elettronica mi fa ben sperare. Ma si tratta solo della partenza. Il resto è facilmente dimenticabile.


Arriva l'ultimo interprete. Finale in bellezza. Finale in jazz con Raphael Gualazzi. Gradevole, per un attimo mi rivedo un po' stile Aristogatti con Tutti quanti vogliono fare jazz. Ci sta. Poi c'è una garanzia alla tromba. Fabrizio Bosso.


Stremato mi rendo conto che quello che ho compiuto stasera è stata una vera e propria impresa. Hanno provato in tutti i modi a cercare di farmi fuori. Mi sento quasi un eroe. E' tardi, ho sonno. Vado a letto.


Forse l'esperimento dell'ascolto sanremese si ferma qui. Vedremo. Comunque sia sono solo canzonette. Fossero un pizzico più carine però non guasterebbe.


Passo e chiudo dal salone delle feste di casa mia.

lunedì 31 maggio 2010

Tra cielo e mare

Lo sguardo rivolto verso il cielo. L'udito all'ascolto del mare.

Le nuvole passavano in perfetta fila indiana. Sembravano degli scolaretti con il grembiule bianco ordinatamente incolonnati a due a due per manina. Sì è vero alcune erano più grosse, altre più sottili. Certe sembravano più vivaci, mentre alcune apparivano più timide nel loro avanzare. D'altronde non sono così anche i ragazzini.

Le onde del mare invece suonavano. Nel loro infrangersi sulla battigia emettevano una musica simile ad una coinvolgente bossa nova. Non era un singolo musicista, ma un'intera orchestra e si distingueva perfettamente il suono corale da quando invece c'erano degli assoli riservati. Era il direttore a dare il tempo. E chi meglio del vento poteva interpretare questo ruolo di regista.

I minuti trascorrevano, ma poco contava. In quel frangente anche le lancette dell'orologio sembravano volersi prendere una pausa dalla loro continua corsa circolare.
Tutto ruotava attorno a quei due elementi, perfettamente mischiati. Tra cielo e mare tutto si muoveva, tutto andava avanti, tranne i pensieri, che per una volta tanto si ritrovavano spettatori di uno spettacolo ancor più grande di loro.

Solo un'altra cosa aveva trovato un varco tra questi due naturali protagonisti, il respiro. Solo lui era riuscito a prendere le movenze delle nuvole e il ritmo delle onde, quasi a diventar un tutt'uno con loro, mentre tutta la fisicità del corpo si era lasciata andare a favore di uno spirito troppo spesso legato.

Tutto ciò tra cielo e mare.

martedì 22 settembre 2009

Basta una Parola


Ho visto persone tornare al sorriso.
Ho visto donne tornare ad amare.
Ho visto uomini allontanare le tristezze.

Ho visto anziani rinfrancare lo spirito.
Ho visto bambini sconfiggere le paure.
Ho visto stranieri sentirsi a casa.

La forza di tutto questo? La parola.

La parola data da coloro che prima hanno saputo ascoltare e poi parlare.


Photo Credits

giovedì 12 marzo 2009

Volevo dirti una cosa

... ma non mi ricordo più!

Quante volte vi è capitato che una persona inizia un discorso, sta per dirvi una cosa, ma tutto d'un tratto non si ricorda più di cosa si tratta.

Non sto parlando di casi patologici, ma di semplici amnesie che fanno innervosire chi è in ascolto. Poi se la persona alla quale avete iniziato il discorso è di natura curiosa, apriti cielo.

Purtroppo io sono un fuoriclasse in queste comunicazioni interrotte.
Già la mia memoria non è delle migliori, poi se subentra la smania di voler raccontare molte cose contemporaneamente, mi capita spesso di lasciare con un palmo di mosche i miei ascoltatore.
La cosa divertente è che quando mi ricordo cosa volevo dire, voglio assolutamente terminare la comunicazione cercando di rintracciare la sfortunata vittima.

Cosa c'è di divertente? Immaginate che l'interlocutrice sia mia moglie e che io mi ricordi cosa volevo dirle nel pieno della notte.

"Scusa cara, stai dormendo? Perché sai mi è venuto in mente cosa volevo dirti"

martedì 16 dicembre 2008

Fa' la cosa giusta!

E’ quello che mi sono chiesto l’altro giorno davanti allo specchio.
Sono quei momenti che devi prendere delle decisioni importanti. Scegliere.

Emotività e razionalità in un continuo confronto.
Sul piatto della bilancia si mettono da un lato, tutti i motivi che spingono a fare una scelta. Dall’altro le motivazioni contrarie.

Capire. Mantenere uno stato di lucidità, nonostante la tensione cerchi di farsi largo. Analizzare lo stato delle cose. Vedere e soprattutto sentire.

Sì, sentire cosa effettivamente vogliamo. Cosa ci far stare male e cosa potrebbe farci stare meglio.
Difficile, molto.
Fingere non è possibile. Mentire, sconsigliato.

Lasciare una cosa certa è destabilizzante. L’abitudine si è impregnata nel nostro modo di essere e nella nostra quotidianità. Il cambiamento è visto come qualcosa d’inopportuno e da evitare.

Occorre mettersi a nudo. Parlare con se stessi, con la propria anima.
E’ lì che troveremo la risposta. La nostra risposta. Non quella di cosa vorrebbero che facessimo gli altri, ma quello che sentiamo e vogliamo fare noi.

Ascoltarsi. E’ il momento di rinascere.
Fa' la cosa giusta!