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mercoledì 2 novembre 2011

Viaggio d'amore

Il suo sorriso da tempo si era smarrito. Era stato l'umore a portarselo via. Quell'umore che l'accompagnava nelle sue giornate. Quello che nemmeno la notte l'abbandonava. Non era tristezza. Nemmeno malinconia. Forse solo la mancanza di un motivo. Per essere felici. Per sentirsi vivi. 


In tutto ciò lui di certo non l'aiutava. L'ascoltava pure. Semplicemente non capiva. Questo non capire non faceva che alimentare un distacco. Sempre più grande. Sempre più pericoloso.


Intanto il tempo passava, se non che un giorno lei decise di riappropriarsi della sua vita. Lo fece nel modo più naturale, guardandosi allo specchio. E' lì che capì con chiarezza che stava soffocando la sua esistenza. Per chi? Per cosa?


Aspettò che lui tornasse. Si guardarono, dopodiché le parole presero il posto dei pensieri. Tante parole. Incessanti parole. Alcune spigolose. Altre più morbide, ma erano tutte quelle parole che non si erano più scambiati. Poi un pausa. Uno sguardo intenso e delle lacrime. Infine, come un arcobaleno, il sorriso. Prima di lei. Dopo di lui.


Si abbracciarono, dopodiché tenendosi per mano uscirono di casa. Fu così che iniziarono il loro vero viaggio d'amore. Un viaggio che avevano iniziato quando si erano conosciuti, ma che poi avevano dimenticato di continuare.

martedì 22 settembre 2009

Basta una Parola


Ho visto persone tornare al sorriso.
Ho visto donne tornare ad amare.
Ho visto uomini allontanare le tristezze.

Ho visto anziani rinfrancare lo spirito.
Ho visto bambini sconfiggere le paure.
Ho visto stranieri sentirsi a casa.

La forza di tutto questo? La parola.

La parola data da coloro che prima hanno saputo ascoltare e poi parlare.


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lunedì 7 settembre 2009

Fatto, saputo fare, potuto fare


Il ristorante era semideserto. Una coppia di poche parole, un gruppo di apparenti amici e una reunion famigliare composta da tre generazioni: nonno, figlio di mezza età e nipote da poco maggiorenne.

Da quest'ultimo tavolo, il mio sguardo viene attratto. In particolar modo dal capostipite di questa famiglia. Lineamenti ben marcati, pelle abbronzata dal sole della terra, mani grandi in continuo movimento nel tentativo di rafforzare parole che scorrono in tono solenne e autoritario senza permettere un contraddittorio.

Sto assistendo ad un sermone che trova il suo gran finale in una frase che riecheggia nella spoglia sala da pranzo "... posso essere completamente soddisfatto della mia esistenza perché ho fatto, ho saputo fare e ho potuto fare...".

Una frase a suggello di una gloriosa visione della propria vita. Niente pentimenti. Nessuna incertezza. Una ferma sicurezza.

Gli occhi del figlio si abbassano sul piatto vuoto in forma reverenziale. Quelli del nipote si alzano al cielo come in una preghiera che il supplizio abbia un veloce termine.

Chissà se con meno presunzione, questo monologo e apporto di esperienza si sarebbero potuti trasformare in un dialogo costruttivo e un confronto reale sulla esigenze e difficoltà di generazioni diverse. Chissà.
Intanto arriva il conto.
La cena è finita e ben poco rimarrà di questa serata ai partecipanti di questo banchetto.

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martedì 23 giugno 2009

A colpi di Slogan



Ancora una volta possiamo dire "che vinca lo slogan migliore".

Questa è la sintesi di quello che ci circonda.
La politica (quel che resta) ne ha fatto il suo cavallo di battaglia. La società si è assuefatta a questa modalità per comunicare. Il pensiero viene soffocato da parole preconfenzionate. Non ci s'interroga più sui perché delle cose. A domanda si risponde con frasi di rito, prese in prestito da altri. Inventarne di nuove richiederebbe uno sforzo eccessivo.

Questo sistema viene adottato per tutto. Dal lavoro ai sentimenti.

Forse è giunto il momento di spegnere i ripetitori. Un po' di silenzio. Una pausa di riflessione e le parole poi, quelle vere, usciranno da sé.

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giovedì 12 marzo 2009

Volevo dirti una cosa

... ma non mi ricordo più!

Quante volte vi è capitato che una persona inizia un discorso, sta per dirvi una cosa, ma tutto d'un tratto non si ricorda più di cosa si tratta.

Non sto parlando di casi patologici, ma di semplici amnesie che fanno innervosire chi è in ascolto. Poi se la persona alla quale avete iniziato il discorso è di natura curiosa, apriti cielo.

Purtroppo io sono un fuoriclasse in queste comunicazioni interrotte.
Già la mia memoria non è delle migliori, poi se subentra la smania di voler raccontare molte cose contemporaneamente, mi capita spesso di lasciare con un palmo di mosche i miei ascoltatore.
La cosa divertente è che quando mi ricordo cosa volevo dire, voglio assolutamente terminare la comunicazione cercando di rintracciare la sfortunata vittima.

Cosa c'è di divertente? Immaginate che l'interlocutrice sia mia moglie e che io mi ricordi cosa volevo dirle nel pieno della notte.

"Scusa cara, stai dormendo? Perché sai mi è venuto in mente cosa volevo dirti"

lunedì 9 marzo 2009

Convenevoli del dopocena

Mi è capitato ancora.

Mancava poco alla mezzanotte e la cena con gli amici stava volgendo al termine.
Caffè degustato. Limoncino sorseggiato. Il conto era arrivato ed era stato pure saldato, mentre i camerieri iniziavano ad alzare le prime sedie sui tavoli per sistemare il locale.

Una volta alzati, mettiamo le giacche e ci salutiamo. Ed ecco il momento topico.
Invece di imboccare l'uscita del locale, ricominciamo a parlare.
Piacevolmente si crea una situazione di stand by. Nessuno si muove, nessuno prende l'iniziativa di partire e le parole traboccano come un fiume in piena, come se ci fossimo appena ritrovati e non fossimo reduci da una lunga serata in compagnia.

Una situazione che può tranquillamente durare cinque, dieci, venti minuti o ancor di più.
Non c'è una spiegazione logica. E' un misto di convenevoli del dopocena e una voglia comunque di non staccarsi dal gruppo.

Il teatrino è durato finché il ristoratore elegantemente ci ha intimati ad uscire e uno dei presenti razionalizzato quanto accadeva ha preso l'iniziativa e ha oltrepassato la soglia dell'uscita.
Bene, sembrava tutto finito, se non fosse che, nonostante gli ulteriori saluti della buonanotte, ci siamo ritrovati per un'altra mezzora a parlare fuori del ristorante, sul piazzale dove avevamo parcheggiato le auto.

D'altronde questa è la forza di una piacevole Compagnia e poi il cielo ero fantasticamente stellato, la luna crescente origliava silenziosamente i nostri discorsi, i problemi di tutti giorni sembravano scomparire e i nostri cuori ricevevano un forte appagamento.