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giovedì 26 aprile 2012

Così, per gioco.

Dovevano ancora capire dov'erano e cosa fare. Lo si poteva vedere dai loro movimenti. Lenti, soffocati e rigidi. Un chiaro segnale di quanto fossero intimiditi. Cosa tra l'altro più che comprensibile. Contesto completamente nuovo e nuove le centinaia di persone presenti.


Più trascorrevano i minuti però, più si attenuava la tensione, fino a sciogliersi completamente  nel momento di presa coscienza che erano lì alla fine per divertirsi. Il pallone non scivolava più dalle mani e il suo palleggiare sul parquet s'intonava con le risate che iniziavano a sentirsi.


Anche le divise degli avversari assumevano un significato diverso. Più semplice. Più puro. Diventavano solo macchie di colore che mescolandosi con quelle degli altri realizzavano un divertente quadro in movimento.


Entrate, tiri e rimbalzi si susseguivano. Emozioni, sorrisi e felicità si rincorrevano. Era una festa. Lo era sempre stata era solo cambiato l'atteggiamento. Solo al termine un pizzico di malinconia sopraggiunse, ma solo perché quella giornata era troppo in fretta terminata. Malinconia che comunque velocemente fece spazio alla bellezza di un ricordo che quei seicento bambini avevano vissuto per un torneo. Perché loro fortunatamente non si erano ancora dimenticati la gioia derivante dal giocare.

giovedì 26 maggio 2011

Mira il tuo popolo

Certo che andare in bicicletta da solo dopo le undici di sera intonando "Mira il tuo popolo" o hai bevuto (e non poco) oppure sei di ritorno da una serata particolare. Io, ero di ritorno da una serata particolare.


Una serata che come spesso accade una volta alla settimana da un anno a questa parte, dovrebbe essere stata dedicata alle prove di teatro. In pratica è stato pure divertimento. Quel divertimento che si fa quasi fatica ad esprimere, talmente naturale e privo d'artifizi è. 


Battute. Barzellette. Racconti e mimiche. Risate. Lacrime, come le chiamo io, sorridenti. Qualche brindisi e canti. Il tutto così, quasi improvvisato. A braccio. Senza copione. 


E pensare che tutto era partito confrontando i vari acciacchi di ognuno. Ma forse proprio questo inizio da sala d'attesa di uno studio medico, ha creato per contrappasso una reazione esilarante.


In quel preciso momento la sala da pranzo di chi ci ospitava è diventato il palcoscenico del nostro cabaret. Uno spettacolo che forse non andrà mai in scena. Che non uscirà da quelle quattro mura. E' stato un regalo che ci siamo fatti. Che ci ha permesso anche di scherzare su aspetti che magari tenderemo ad approcciare in tono troppo serioso.


Comunque sia una serata magica. Di quelle che esci, guardi verso il cielo e puntando una stella ti viene da strizzargli l'occhio. In segno di complicità o solo per augurarle la buonanotte. Perché sarà veramente una splendida notte e forse anche un domani strepitoso.


E intanto non rimane che intonare: "Mira il tuo popolo, bella Signora, ... ".

lunedì 14 marzo 2011

Un lavoro di coppia

La soddisfazione è stata tanta. Ci siamo anche tanto divertiti. C'era anche quella giusta emozione iniziale. Sembrava quasi che stessimo per registrare il giornale radio della principale emittente radiofonica italiana, tanto era professionale l'approccio prima di spingere il comando di quel tasto REC.


E pensare che fino ad allora ero sempre stato un sostenitore della "separazione delle carriere". Una coppia che lo è nella vita, non doveva esserlo nel lavoro. A maggior ragione per due come noi, agli antipodi nel modo di lavorare. Io disordinato, riflessivo (o lento come dice lei) e rilassato. Lei pianificatrice, ben organizzata e rapida (o troppo veloce come dico io).


Comunque sia quella piccola cosa fatta insieme venerdì scorso è stata una piacevole sorpresa per entrambi. Quelli che sembravano elementi differenzianti si sono perfettamente integrati, come in un preciso meccanismo d'orologio svizzero.


Non c'è stato tempo per dire "ma perché non facciamo così" oppure "dobbiamo fare in questo modo" o ancora "lascia fare a me". Tutto si è svolto nel modo più naturale possibile. Non c'era competizione, ma spirito di squadra. Un flusso operativo in grado di superare difficoltà e dare il meglio di sé.


Bene tutto questo per dirvi che da oggi potrebbe nascere una nuova coppia di lavoro. Chissà. Intanto se siete curiosi, non vi rimane che andare ad ascoltarvi l'audio dell'ultima intervista realizzata su Il mecenate d'anime


Certo ci sono dei grossi margini di miglioramento. Però aver fatto qualcosa insieme è già un grande risultato. Almeno per noi.