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martedì 27 settembre 2011

Ma tu che fai?

Capita di chiederselo. Soprattutto di fronte a certe situazioni problematiche. Persone in difficoltà. Storie complicate. Futuri privi di un domani. E' proprio incontrando tutto ciò, che sembra perdere significato quello che si fa. Se non addirittura apparire inutile.


Gli impegni diventano una perdita di tempo. Le attività un gioco. Mentre là fuori tutto "brucia".


Però non credo si pecchi d'indifferenza, se proprio in talune circostanze ognuno inizia a dare il meglio di sé. In quello che sta facendo. In quello che è nelle sue possibilità. Se c'è un'etica nel lavoro, nei confronti di sé stessi, è il momento propizio per tirarla fuori.


Un maestro dovrà essere ancora più bravo nel trasmettere il proprio sapere. Un dirigente ancora più bravo nel trovare le soluzioni per la propria azienda. Un operaio ancora più bravo nell'apportare la propria competenza nel suo lavoro. Un cantastorie ancora più bravo nell'emozionare le persone.


Certo in questo modo non si risolveranno i grandi problemi della Terra, però almeno un piccolo ed infinitesimale contributo nel migliorarne l'aspetto sociale e non, sarà fatto.


Photo Credits

martedì 30 giugno 2009

Giovani campioni


Mentre a Wimbledon si sta svolgendo uno dei tornei più prestigiosi, con un Roger Federer tornato in grande spolvero, a centinaia di chilometri di distanza, per la precisione in quel di Mestre, ho avuto il piacere di assistere alle Final Four Under 12 Maschile a squadre.

Al di là del coinvolgimento emotivo, visto che c'era anche mio nipote ad impugnare la racchetta, è stata una piacevole esperienza. Assistere a questi giovani ragazzi con una grande dose di agonismo in campo, ma allo stesso tempo con una correttezza non indifferente, mi ha fatto riflettere sul fatto che esistono ancora situazioni sportive con un forte risvolto educativo.

Aggressività, ma lealtà. Determinazione, ma rispetto.
Questi sono stati i binomi che hanno caratterizzato i diversi incontri e tutti questi giovani campioni.
Fino a qualche istante prima dell'inizio del match erano lì che scherzavano e giocavano insieme e non bastava una divisa diversa, l'appartenenza a circoli diversi a separare la loro voglia di stare insieme. In campo, giustamente le cose cambiavano. Tutti volevano vincere, l'agonismo prendeva il sopravvento, ma senza mai perdere la stima per l'avversario. Ma soprattutto una volta terminato l'incontro tutto tornava come prima. Tornavano ad essere dei semplici ragazzi.

Per la cronaca sono diventati campioni regionali Under 12 Maschile proprio la squadra di mio nipote Eddy, il T.C. Sanguinetto, ma la vittoria più bella è stata assistere a questa festa dello sport.
Per fortuna non si vive di solo calcio.
Continuate così ragazzi, ricordandovi che prima di diventare campioni dello sport, bisogna essere campioni come persone. Bravi e congratulazioni a tutti.


Nella foto i giovani campioni da sx: Eddy Leardini, Federico Lonardi, Edoardo Pacchiega e il maestro Dean Pinezic.