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lunedì 30 maggio 2011

Speriamo che non si rompa

Rubinetto che gocciola. Box doccia che non si chiude. Anta dell'armadio da sistemare. Zanzariera bloccata. Battiscopa staccato. 


E ancora, lampada malfunzionante. Ferro da stiro che non vaporizza. Asciugacapelli che va a singhiozzo. Aspirapolvere che non aspira.


Sono solo alcuni degli inconvenienti che possono capitare in un'abitazione. Sono dei veri e propri lutti se accadono in casa mia. Lutti da intendere che se accadono, difficilmente per quanto mi riguarda questi oggetti vedranno nuova luce. La mia capacità manuale nelle lavorazioni domestiche non è valutabile. Nel senso che è pari a zero.


Ed è così che occorre sperare che non si rompa mai nulla in casa. E pensare che arrivo da lunghe tradizioni di famiglia in grado di risolvere qualunque tipo di rottura. Zii in grado di smontare un frullatore inceppato, come fosse una costruzione LEGO, per poi farlo ripartire come prima. Più di prima. Cugini che utilizzano il cacciavite meglio delle posate da tavola. Cognati capaci con uno sguardo di diagnosticare il perché un tavolo allungabile, non si richiuda più perfettamente come in origine.


Bene di tutto ciò, non ho ereditato nulla. Se tento di avvicinarmi al problema c'è un'elevata probabilità, se non certezza, di aggravare la situazione. Come nel Natale di qualche lustro fa. Che per sistemare una lampadina dell'albero, ho mandato in cortocircuito l'intero sistema di illuminazione.


E allora non mi rimane che parlare agli oggetti. Così come si fa con le piante, cerco il dialogo. Affinché non si sentano soli e mi abbandonino. Ma ultimamente credo di non essere a loro particolarmente simpatico. 


Ero lì la settimana scorsa che ammiravo la libreria. Con quanto impeto sorreggesse tutti i nuovi libri che gli avevo inserito. Mi è addirittura fuoriuscito un "brava", per complimentarmi con lei.


Ieri sera è crollata. Il peso del sapere. Certamente non il sapere di come aggiustarla.

lunedì 14 settembre 2009

Castelli di sabbia


Non parlo dell'accezione negativa del termine. Ma della creazione vera e propria sulla spiaggia di opere d'arte, muniti di paletta, pazienza e voglia di stupire.

Proprio ieri ho assistito con i miei occhi alla realizzazione di un simpatico GigiSauro. Questo è il nome che è stato assegnato alla creatura, che in poco più di mezz'ora ha preso forma dalla sabbia.

La cosa che mi ha attrae di questi "castelli di sabbia" è da un lato la fantasia di chi si mette a pensare alle forme da realizzare e dall'altro la manualità che hanno questi artisti nell'intervenire su questa sabbia, quasi fosse la cera di uno scultore.

Delicatezza e precisione hanno accompagnato le diverse fasi di sviluppo del GigiSauro. Entusiasmo e allegria sono stati dispensati nei presenti. Felicità nei bimbi nel vedere in azione (giocare) un adulto. Curiosità e compiacimento, nei coetanei del maestro che ha realizzato l'opera.

Peccato che la stagione balneare si sia conclusa, altrimenti mi sarei cimentato volentieri pure io. Ne approfitterò del prossimo autunno per allenarmi intanto con il Das.