Visualizzazione post con etichetta creatività. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta creatività. Mostra tutti i post

mercoledì 28 marzo 2012

Una fantasia perduta

Appena varcata la soglia dei cinque/sei anni, svanisce pure la magia. Nonostante trabocchino gli effetti speciali, il dinamismo delle immagini e i colori sgargianti, di poesia non c'è traccia. Piuttosto trovano spazio maghi, mostri, lotte e paure. Forse un piccolo passo verso la trasposizione di quello che accadrà nel mondo adulto. I dialoghi stessi assumono una violenta connotazione negativa. I toni delle voci. Gli elementi sonori.


La linea di demarcazione è netta. Prima i cartoons appaiono delle favole animate, dove la dolcezza e la creatività hanno un ruolo dominante. Poi assumono le sembianze di serie TV adulte dove il disegno sostituisce l'immagine reale e il sogno si deve arrendere all'incubo.


E' pur vero che lo sguardo innocente di un bambino non è l'occhio attento di un ragazzo, però un po' meno di esaltazione del dolore, seppur disegnato, a favore del sentimento non farebbe male. Non significa certo rinunciare alla fisicità, prerogativa di una pre-adolescenza, ma un'attenzione maggiore all'essenza del sentimento, che non ha certo bisogno di maleducazione, grida, urla, spari, battaglie, morti e sangue. Quest'ultimo spesso di variopinto colore. Ultimo sprazzo di una fantasia perduta.

lunedì 10 ottobre 2011

Viaggio al centro della creatività umana

Non è facile mettere a nudo un'artista. Spesso sono solo le sue opere le uniche dichiarazioni rilasciate. Però quello che è successo venerdì scorso al Londra Palace è stato qualcosa di fortemente coinvolgente.


Due grandi artisti si sono lasciati andare nel raccontarsi. Le loro storie. Le gesta creativa. Le fragilità umane. Tutto senza spettacolarizzazione. Dando spazio a parole che sentivano di dire. Sentimenti che volevano condividere. Senza forzature. Senza distorsioni interpretative.


Ed ecco che Luca "C" Matteazzi regala al pubblico le emozioni di un percorso artistico che gli ha permesso di sperimentare forme d'arte differenti, ma tutte orientate a creare stupore in chi le vede. Fotografia, costumi, installazioni, solo per citarne alcune che trovano la loro massima espressione nell'interazione con il pubblico. Opere d'arte che volutamente si completano con l'interpretazione o l'azione di chi le guarda.


Mentre David Bertoli alias Frank Cianuro (forse ancora per poco), dispensa magia parlando delle sue realizzazioni. Anche qui il suo eclettismo creativo lo porta ad esprimersi attraverso modalità diverse. Dalla visual art alle sculture. Dalle installazioni al design. E molto altro ancora.
Però è nel raccontare la sottile linea di equilibrio che separa un'artista, la sensibilità di un'artista, dai dogmi di una realtà dura, spigolosa, in alcuni casi tormentata, che le parole di David assumono un significato ancor più vero. Una descrizione di rara intensità, tanto da far trattenere il fiato ad un pubblico desideroso di non interrompere tale esposizione.


E' successo tutto in questo viaggio al centro della creatività umana con il quale Il mecenate d'anime ha voluto dar inizio a questa nuova serie d'incontri. Viaggio che è servito ancora una volta a far capire che prima di tutto c'è l'uomo. La persona.  Costituita da talento, energia e infinite emozioni.


Photo Credits

martedì 7 dicembre 2010

Con la fantasia accesa nel parco - Luca "C" Matteazzi - Prima parte

L'arrivo a Vicenza - Luca C Matteazzi e il Mecenate d'Anime (ph. by Alfredo Montresor)


Un giorno ricevo una mail. Poche righe, scritte in modo garbato, con un invito finale: “… se ritiene possibile un incontro, la prego di dirmi come fare. Grazie”. In calce Luca C Matteazzi.

Visito il sito che è segnalato nella mail www.luca3c.it dopodiché lo chiamo. Lo chiamo perché in quelle poche parole aveva racchiuso un po’ tutto il senso de Il Mecenate d’Anime. Dare visibilità a persone “normali”, che hanno qualcosa da dire, ma che non trovano l’adeguato spazio nell’informazione tradizionale.

Dopo una decina di giorni ci vediamo.

Siamo a Vicenza, nel parco antistante la stazione. E’ un lunedì di metà ottobre. Una natura amica fa esplodere i perfetti colori d’autunno. Lontane sono le avvisaglie di quello che sarebbe successo da lì a qualche settimana in quelle zone per la pioggia.

Una passeggiata per il parco, prima di sederci a prendere un caffè in un bar. Dopodiché Luca inizia a raccontarmi la sua storia. “Il tutto ebbe inizio durante un carnevale a Venezia” mi dice. “Eravamo circa a metà degli anni ’80, io e un amico avevamo realizzato dei costumi per quell’evento. Tutto è partito da lì!”.

Gli si illuminano gli occhi, mentre ripercorre con la memoria quei momenti. Con una gesticolazione armoniosa, ricostruisce nell’aria, la forma di quegli abiti.

Erano costumi particolari, che non lasciavano intravedere chi c’era sotto e l’emozione più grande, dopo averne indossato uno, è stata quella di vedere lo stupore della gente di fronte a quelle realizzazioni… io vedevo la gioia negli occhi delle persone che incontravamo, senza essere visto!”.

Per Luca poi il passo è stato naturale. Oltre a continuare a fare costumi per il carnevale di Venezia, inizia a realizzare scene e costumi per laboratori teatrali. Collabora attivamente con scuole e compagnie teatrali. Riceve significativi riconoscimenti in ambito nazionale ed internazionale, ma soprattutto alimenta in modo perpetuo la sua creatività.

martedì 6 luglio 2010

L'arte vista con gli occhi di un bambino

"La macchia di colore si è trasformata in... mela mostro con 5 facce, 9 dita delle mani e 11 dita dei piedi" - Autore: Nicolò B. - marzo 2010


A scuole ormai terminate non ci rimane altro che riordinare i vari lavori, i disegni e tutto ciò che è stato prodotto in questo ultimo anno di scuola materna.

Ed è stato proprio riprendendo in mano questo cospicuo materiale, che mi sono soffermato ad apprezzarne ancora una volta di più la qualità. Non parlo tanto in termini di bellezza o meno delle opere (perché di vere e proprie opere si tratta), bensì delle emozioni che riescono a trasmettere.

Certo ci sono grandi studi psicopedagogici che ne danno o che cercano di darne un'interpretazione, ma mettendosi davanti ad un disegno fatto da un bambino in modo spontaneo, naturale, privo di preconcetti e senza la presunzione che spesso caratterizza noi adulti, si riesce ad apprezzarne ancor di più i contenuti. In alcuni casi, scesi dal piedistallo della maturità, addirittura si entra anche in sintonia con essi.

Ho visto rivisitazioni di Picasso, Modigliani, Van Gogh fatte dai bambini da rimanere increduli. Ho visto pure interpretazioni personali ed originali di tecniche artistiche di straordinaria intensità creativa.

Non sono un esperto di arte, come non sono sicuro, purtroppo, che tutti questi ragazzi riusciranno a mantenere questa loro fervida creatività artistica, non tanto per diventare tutti famosi pittori, scultori o altro ancora, ma per affrontare in modo "artistico" la loro esistenza. Pensate a cosa succederebbe se questi giovani uomini riuscissero a portare avanti e addirittura sviluppare questo loro seme creativo? Secondo me, avremmo delle persone con meno limitazioni mentali e trasportate da una notevole carica di entusiasmo in quello che fanno.

Per il momento continuo ad apprezzare ciò che mi ritrovo tra le mani, sperando che attraverso questa semina, il raccolto potrà essere piacevole per tutti questi bambini.



P.S. Naturalmente una citazione di merito va a tutti quegli insegnanti che riescono a portare avanti questi tipi di progetti, nonostante il tentativo continuo di ridimensionarne il ruolo, la figura professionale, il valore sociale.

giovedì 11 febbraio 2010

Carlo & Gabri: una coppia creativa - Parte terza


Leggi la seconda parte

ILBETTA: “E alla tecnica raku come ti sei avvicinata?”

GABRI: “La tecnica raku è un mio nuovo amore, da molto tempo desideravo avvicinarmi a questa tecnica ma il momento è arrivato solo quando ho lasciato Venezia. Questa tecnica richiede spazi aperti che permettano l’estrazione di pezzi incandescenti dal forno ed a volte la loro immersione in materiali combustibili come la segatura, e poi in acqua, queste operazioni possono sprigionare molto fumo e gas tossici dovuti all'utilizzo di ossidi metallici per le colorazioni. A Venezia tutto ciò non è impossibile, ma è molto complicato, quindi ho preferito lavorare con la maiolica, mezza maiolica, ingobbi e lustri se volevo ottenere effetti metallici. L’effetto metallico e il craquelè (superficie dello smalto crepata) però mi hanno sempre affascinata e non c’è tecnica migliore del raku per ottenere tali effetti. E’ vero però che è anche la filosofia che sta alla base di questa tecnica giapponese ad essere in sintonia con me, ma per non annoiarti troppo ti dico solo due parole, immediatezza e spontaneità

ILBETTA: “Invece cosa mi dici degli effetti terapeutici dell’argilla. Leggende o c’è qualcosa di vero? Quali sono le tue percezioni mentre la lavori?”

GABRI: Io sono una vera sostenitrice degli effetti terapeutici dell’argilla, non a caso tengo un laboratorio di ceramica in un carcere.

C’è anche da dire che l’argilla è ampiamente utilizzata nella medicina, gli impacchi di argilla vengono spesso prescritti dai medici per sfiammare parti del corpo infiammate, ma l’argilla si può anche bere (non è esattamente gradevole) per problemi gastrici o intestinali.

L’effetto su di me è simile a quello di un incantesimo, mi fa completamente perdere la percezione del tempo, posso lavorare per ore e pensare che siano passati alcuni minuti, devo rispettare i suoi tempi quindi a volte torno sui miei pezzi in piena notte prima che siano troppo asciutti.

Lavorando l’argilla mi capita spesso di sentire una sorta di fluido uscire dalle mie dita, è una sensazione moto particolare simile a quella che si prova accarezzando l’acqua del mare.

Mentre Gabri parla è un piacere vedere lo sguardo di Carlo su di lei. Chissà quando incide il legame di amore con quello che stanno facendo. A questo punto non mi rimane che elegantemente verificarlo.

ILBETTA: “Ma ditemi c’è uno scambio, un confronto di idee nei vostri lavori, oppure preferite lasciare al di fuori quello che fate dalla vostra relazione? E poi un’altra cosa, chi dei due ha mai ispirato l’altro?”

Si guardano e dopo una risata esordisce CARLO: “Già , il nostro momento di osmosi totale è nel viaggiare, che è un atto creativo, in cui i nostri corpi e il nostro spirito raggiungono la catarsi, ovvero entrano in una dimensione quasi metafisica. La Gabri è quella che organizza le mete, io adoro seguire i suoi itinerari alternati tra mare e presenze archeologiche. Questi sono i veri nostri momenti magici dove torniamo sempre con taccuini pieni di emozioni e progetti. La foto che ti abbiamo consegnato ci ritrae a Pamukkale in Turchia, la montagna sullo sfondo è di calcare e al momento del tramonto si colora di arancione. Suggerisco per chi può, almeno una volta nella vita di andarci”.

GABRI aggiunge: “Noi parliamo sempre delle nostre passioni e ci confrontiamo, credo che questo ci sia reciprocamente molto utile anche se spesso abbiamo punti di vista opposti. Carlo è un designer e guarda prima alla funzionalità delle cose, io creo oggetti che vengono dal mio cuore e dalle mie mani e trasmettono ciò che è rimasto dentro di me nell’osservazione spesso della natura, come il movimento delle foglie o delle meduse e ciò ha ben poco di funzionale.

Prima di concludere, guardando l’orologio alla parete, Gabri mi dice: “E’ quasi l’una ti fermi da noi a pranzo?”. Non mi faccio desiderare, anche perché so le capacità di Gabri anche ai fornelli. E poi è un buon motivo per continuare la nostra chiacchierata. Loro sono curiosi di sapere qualcosa di me, di come sta andando il mio viaggio di scrittura. E poi da lì chissà di quante altre cose parleremo. Chissà magari un giorno pubblicherò pure il backstage di questi meravigliosi incontri. Anzi forse no, è giusto mantenere un alone di magia attorno ad essi.


Nella foto Carlo & Gabri - Pamukkale Turchia

mercoledì 3 febbraio 2010

Mio cugino Frank - Parte seconda


Leggi la prima parte

ILBETTA: “Certo che il tuo percorso si fa sempre più articolato. Ormai ho perso il conto di quante sono le forme in cui Cianuro riesce ad esprimersi. Quadri, fotografia, sculture, installazioni e poi che altro?”

Frank: “Da un po’ di tempo a questa parte mi sono avvicinato alla completezza del tutto… mi spiego, mentre prima tutte queste forme d’espressione delirante le mantenevo a comparti stagni, indipendenti, separate le une dalle altre, ora cerco di farle confluire tutte in un disegno unico, in una forma totalizzante… la comunicazione.


ILBETTA: “Ed ora su cosa stai lavorando. Quale sarà la prossima opera di Frank Cianuro?”

Frank: “Da un punto di vista artistico sto lavorando ad un progetto che a breve diventerà mostra, intitolato “NAKED SOULS, le stelle rivelate”. Con questo progetto di visual art cerco di ridare (molto modestamente n.d.r.) visibilità a tutte quelle attrici e starlette della Hollywood anni '30 e '40 che potevano diventare famose quanto Marilyn ma che in realtà non lo sono diventate. Ho raccolto nel tempo vecchie fotografie patinate delle attrici e le ho rielaborate attraverso il mio stile inquieto."


ILBETTA: “So che hai iniziato anche delle collaborazioni con altre realtà. Raccontami un po’ di questo RabdoStudio?”

Frank: “Ogni cosa è illuminata (per citare l’omonimo film), che in una sera d’estate mi ha fatto incontrare casualmente la figura che più di qualunque altra mi ha infiammato l’anima con la forza delle proprie visioni, il mio mentore, ma soprattutto (e lo dico con una punta malcelata d’orgoglio) vero amico, Fabrizio Mirandola. Con Fabrizio ci siamo incontrati casualmente per partecipare insieme ad un progetto che ci vedeva entrambi coinvolti. Ricordo con grande felicità quel momento, eravamo io e altri amici ospiti in terrazza da Fabrizio, intenti a produrre strategie di lancio per un prodotto, poi tutto d’un tratto l’elegante e spesso felice padrone di casa mi parla di un suo progetto chiamato Artigiani Audaci, e vedo che a stento trattiene l’entusiasmo per questa visione che da tempo lo rincorre, eravamo sul tetto di Cherubine City, ma era come stare nella nostra cantina due metri sotto terra caro il mo cugino, la stessa folle magia... Ho capito subito che non c’è limite al cielo se tieni stelle in cuore, ho detto a Fabrizio di portare una bottiglia di buon vino, e in una notte uguale a tante altre ma diversa da tutte, abbiamo iniziato a camminare insieme sulle nostre visioni. Lì, in quel preciso istante è nato senza neppure la coscienza di averlo creato RabdoStudio (Vizionary Agency).


ILBETTA: “Quindi il progetto Artigiani Audaci è stato così partorito. Ma in cosa consiste e come è stato accolto? Se non erro, è legato ad una nuova visione di questo distretto del Mobile, forse piuttosto provocatoria rispetto all’approccio conservativo che c’è sempre stato.”

Frank: “Qui devo mettermi la cravatta caro cugino… ehm… dunque, Artigiani Audaci è un progetto complesso ed ambizioso che nasce con l’obiettivo di coinvolgere creativi ed aziende in un’attività di comunicazione e di sperimentazione, finalizzate a produrre i contenuti di un più articolato piano di sviluppo destinato ad aprire l’artigianato locale a nuovi mercati e a nuove opportunità di relazione con i circuiti della creatività e del design internazionale, facendo diventare il progetto stesso fulcro di gravitazione, piattaforma di sviluppo e motore di nuova energia creativa ed imprenditoriale. A fronte di tale obiettivo, la prima fase di sviluppo prevede, insieme alla realizzazione dei primi strumenti d’identità e promozione, la pubblicazione di un web site creative e con le aziende saranno elaborati e raccolti in una speciale, strutturato per veicolare un’informazione work in progress delle attività in atto ed attivare una comunicazione di servizio, marketing e promozione in tempo reale. I contenuti ed i materiali sviluppati nelle collaborazionipubblicazione destinata agli enti istituzionali di promozione, agli istituti di formazione, alle agenzie di stampa specializzata e a tutti i canali culturali e commerciali d’interesse nazionale ed internazionale. La presentazione del volume darà evento ad una prima mostra dei prototipi, quale futuro e periodico riferimento d’incontro tra produzione e creatività.

In sostanza, stiamo tentando di gettare le basi per la creazione di un nascente fermento creativo. Il progetto al momento è sostenuto in collaborazione con l’Assessorato allo Sviluppo del Comune di Cerea”.


In alto ME AND MY BOY - Frank Cianuro con la sua creatura rivoluzionaria! Il robot costruito da Frank insieme al padre. Un incontro generazionale. Il suo nome è Rabdo e la sua missione è di creare un nuovo ordine tra gli artigiani locali, pensare a nuove stragegie di rilancio e dare vita ad un nuovo brand immaginifico con prototipi "audaci", che sappia parlare al nuovo mondo.

lunedì 14 settembre 2009

Castelli di sabbia


Non parlo dell'accezione negativa del termine. Ma della creazione vera e propria sulla spiaggia di opere d'arte, muniti di paletta, pazienza e voglia di stupire.

Proprio ieri ho assistito con i miei occhi alla realizzazione di un simpatico GigiSauro. Questo è il nome che è stato assegnato alla creatura, che in poco più di mezz'ora ha preso forma dalla sabbia.

La cosa che mi ha attrae di questi "castelli di sabbia" è da un lato la fantasia di chi si mette a pensare alle forme da realizzare e dall'altro la manualità che hanno questi artisti nell'intervenire su questa sabbia, quasi fosse la cera di uno scultore.

Delicatezza e precisione hanno accompagnato le diverse fasi di sviluppo del GigiSauro. Entusiasmo e allegria sono stati dispensati nei presenti. Felicità nei bimbi nel vedere in azione (giocare) un adulto. Curiosità e compiacimento, nei coetanei del maestro che ha realizzato l'opera.

Peccato che la stagione balneare si sia conclusa, altrimenti mi sarei cimentato volentieri pure io. Ne approfitterò del prossimo autunno per allenarmi intanto con il Das.

giovedì 23 aprile 2009

Macchie di Colore


Sono particolarmente contento.
Ieri ho avuto il piacere di sperimentare una tecnica di pittura semplice, ma simpatica.

Due colori per tessuto: il giallo e il rosso.
Dell'acqua tiepida per allungare leggermente il colore.
Un po' di sale fino per aiutare il fissaggio.
Infine, la mano di mio figlio a sostituzione del pennello.

Al di là del risultato per me straordinario, trenta t-shirt con trenta impronte di mano una diversa dall'altra (questa è originalità), è stato molto divertente la preparazione del tutto.
Eravamo un vero e proprio staff composto da: mia moglie (direzione lavori), il mio vicino (art director), l'amico del vicino (addetto all'asciugatura), il sottoscritto (responsabile fissaggio) e naturalmente mio figlio (l'artista).

Se fossero state presenti delle telecamere avremmo potuto registrare la puntata zero di un nuovo format televisivo. Dopo La prova del cuoco, La prova del giovane artista. Forse non sarebbe mai andata in onda per "sfruttamento minorile", ma avrebbe sicuramente strappato diversi sorrisi.

Che fosse un anno particolarmente creativo non ne avevo dubbi, dopo che avevo insignito la Pimpa a mia musa ispiratrice. Che fosse anche un anno divertente, lo sto scoprendo giorno dopo giorno.

P.S. Auguri all'artista che oggi compie i suoi 5 anni :)

martedì 10 febbraio 2009

Feng Shui: lesson one.


(dedicated to Linda)

Dopo una lezione di inglese sul Feng Shui o una lezione di Feng Shui in inglese, poco importa, mi si sono spalancate le porte su questa interessante filosofia.

Sul Feng Shui di cose ne avevo già sentite e qualche amico arredatore aveva cercato di propinarmelo per la mia casa, ma la novità, almeno per me questa volta è stato sentirne parlare collegato ai buoni propositi per l’anno.

Mi hanno fatto fare un esercizio simpatico. Suddividendo in nove aree eguali la piantina della propria casa ed inserendo in ogni spazio i propri obiettivi per i diversi aspetti della nostra vita (lavoro, affetti, soldi, …) è possibile capire se la nostra casa è organizzata nel modo migliore per il loro raggiungimento ed inoltre quali cambiamenti possiamo apportargli per migliorare alcune lacune.

La sorpresa non è stata tanta nel vedere la perfetta coincidenza tra la sfera creativa della mia persona e lo spazio creativo in casa per eccellenza che è il soggiorno, ma nel mettere nero su bianco tutte le mie idee dandogli una scadenza.

Devo dire che dopo questa stesura, già mi sembra di aver fatto un passo nella direzione giusta per la loro realizzazione e riguardando questa mappatura mi sa che mi aspetta un anno particolarmente divertente.

Yuhuuu.

Photo Credits

giovedì 15 gennaio 2009

2009: l'anno della Pimpa

Sarà proprio lei, la mia musa ispiratrice di questo nuovo anno.

La Pimpa come simbolo della fantasia.
La Pimpa come atteggiamento ironico alla quotidianità.
La Pimpa come approccio creativo nella risoluzione dei problemi.
La Pimpa come testimonianza che le buone idee possono trovare concretezza.
La Pimpa come metafora di un mondo ideale.
La Pimpa come strumento per capire meglio i nostri bambini.

Cosa ne pensate?

Un colorato abbraccio,
l’Armando.