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mercoledì 24 novembre 2010

Provocazione sonora

Anche la quarta edizione di X Factor si è conclusa.
Vincitore e vinti sono stati proclamati. Fin qui tutto fila. E' una gara. E' uno show. E' un talent show. Ma questo format televisivo è veramente premiante per la musica?


Andiamo oltre, anzi facciamo un passo indietro. Hard disk pieni di file musicali. Download sfrenati. Intere discografie pronte per essere ascoltate. Solo pronte, dal momento che nella maggior parte dei casi vengono esclusivamente parcheggiate lì. Ma la digitalizzazione delle canzoni, ha aiutato la musica?


E poi, emittenti radiofoniche diverse con la medesima programmazione musicale. Che beneficio ne trae la musica?  


Televisione, web e radio. Tre media che dovrebbero garantire pluralismo, qualità, rinnovamento. Invece il meccanismo è inceppato. Sembra quasi accelerare il collasso di un modello discografico allo sbando. E se il problema fosse proprio l'attuale approccio dell'industria discografica. Già nell'utilizzo del termine industria, parlando in gergo musicale, c'è qualcosa che stona.


Quale può essere il nuovo modello per valorizzare la musica? Un sistema che rimetta al centro l'artista non i mezzi di fruizione sonora. E' questa la vera sfida per chi ama la musica. 


La soluzione non è semplice. Forse la giusta strada non è ancora segnata. Comunque sia c'è una piacevole coincidenza. A pochi giorni dalla conclusione del talent musicale di Rai 2, a Faenza aprirà venerdì i battenti la quattordicesima edizione del MEI - Meeting degli Indipendenti. Forse nemmeno lì troveremo una risposta risolutiva, però magari qualche spunto di riflessione sì.

giovedì 26 novembre 2009

MEI Meeting degli Indipendenti 2009 - Parte terza

Leggi la seconda parte

ILBETTA: “Invece puoi dare un consiglio a tutti coloro che vogliono venire a scoprire il MEI per la prima volta. Qual è il modo migliore per viverlo pienamente secondo te?”

Giordano: "Il MEI è l’unica manifestazione in Italia interattiva, nel senso più vero del termine. Tutti, sia chi è sul palco, sia chi sta sotto il palco è li per confrontarsi, per comunicare tra di loro. E poi il MEI è un evento così vasto, etereogeo che ognuno ne esce con una propria personalizzazione. Ognuno può viverlo in un modo diverso."

ILBETTA: “Dai prima di lasciarci un’ultima domanda. Come vorresti che diventasse il MEI nei prossimi anni o meglio se avessi la possibilità di esaudire un desiderio legato al MEI, quale sarebbe?

Giordano: "Maggiore visibilità. Ritengo che il MEI sia una realtà musicale/culturale che dovrebbe avere una visibilità mediatica diversa dall’attuale. Questo sarebbe il mio desiderio. Se oggi non ci sono le “armi” mediatiche per comunicare l’evento, vorrei che in futuro prossimo la televisione, le piattaforme online i mezzi di comunicazione in generale prestassero la giusta considerazione a quanto stiamo facendo al MEI."

Grazie Giordano per la disponibilità, a questo punto non ci rimane altro che prepararci per raggiungerti a Faenza per assistere insieme a te a questa grande festa dedicata alla musica e alla cultura indipendente.

mercoledì 25 novembre 2009

MEI Meeting degli Indipendenti 2009 - Parte seconda

Leggi la prima parte

ILBETTA: “Dalla tua passione per la musica e dall’esperienza accumulata in questi anni di MEI, come vedi lo stato attuale delle produzioni musicali in Italia, magari anche confrontandolo con quelli di altri Paesi stranieri?”

Giordano: "In Italia dopo il boom dell’indie rock, c’è stata una stasi attorno al 2007, ora però c’è un grande ritorno dei contenuti. Una crescita di cantautori, una scena hip pop in forte fermento e una riscoperta della canzone dialettale."

ILBETTA: “Veniamo al MEI di quest’anno. Al di là del programma dettagliato disponibile sul sito www.meiweb.it , quali saranno le peculiarità di questa edizione?”

Giordano: "Innanzitutto bisogna dire che il MEI cresce. Avvertiamo che c’è una grande necessità di ritrovarsi per “ascoltarsi” e per confrontarsi e il MEI riesce a soddisfare questa esigenza.

Un altro aspetto è la creatività che c’è e che sarà sempre presente al MEI. Creatività non solo nell’ambito musicale, ma che si allarga ad altri ambiti, come il Premio Italiano Videoclip Indipendenti, che, visto l’esito in termini numerici e qualitativi ci fa pensare che abbia bisogno di un proprio spazio. Magari il prossimo anno la settimana che anticiperà il MEI sarà interamente dedicata alle produzioni video.

Aumentano anche gli spazi fisici. Quest’anno avremmo a disposizione anche il Palazzo delle Esposizioni.

Infine al MEI sono presenti tutti i generi musicali. Il MEI è una fotografia di ciò che c’è. Questa è un’altra forza del MEI, partendo dall’indie rock, ha saputo aprirsi a tutti i generi musicali, in questo modo si può fare uno spaccato generale della musica indipendente in Italia."

ILBETTA: “Tra i vari appuntamenti, ho visto che sabato 28 novembre al Teatro Masini, si terrà un evento esclusivo dal titolo Canti Randagi, un omaggio a Fabrizio De Andrè da parte di importanti artisti della scena indipendente italiana. Quali altre informazioni ci puoi aggiungere?”

Giordano: "Sarà un evento particolare. Originale. Unico, visto che da questo spettacolo si registrerà un disco dove De Andrè sarà reinterpretato in chiave dialettale dagli artisti presenti.

Un sabato 28 veramente importante visto che al mattino ci sarà la presentazione della compilation ufficiale, un CD doppio, di questa edizione del MEI."

Domani la terza ed ultima parte dell'intervista

martedì 24 novembre 2009

MEI Meeting degli Indipendenti 2009 - Parte Prima


30 mila presenze in tre giorni. 400 espositori. 300 artisti live. 350 videoclip in concorso per il PIVI – Premio Italiano Videoclip Indipendenti. 150 giornalisti accreditati e numerosi convegni e workshop.

Con questi numeri, a Faenza dal 27 al 29 novembre, si prepara ad aprire i battenti la tredicesima edizione del MEIMeeting degli Indipendenti, ideato e organizzato da Giordano Sangiorgi. Ed è proprio con lui che oggi avremo il piacere di parlare della nuova edizione di questo evento, ormai considerato da tutti il più importante raduno della nuova scena indipendente italiana.


ILBETTA: “Proviamo un attimo a guardare al passato. Giordano, ma ci avresti mai creduto che quella prima festa avvenuta nel ’97, sarebbe diventata un giorno il primo festival della produzione musicale e culturale indipendente italiano?”

Giordano: "Beh pensare che la prima edizione è partita affiancando la fiera del disco locale che aveva bisogno di colmare gli spazi vuoti di un capannone fa un certo che. Noi, in quell’occasione abbiamo riunito dei gruppi emergenti e abbiamo portato una serie di persone interessate all’evento. E’ stato l’inizio di un sogno. Da allora l’evoluzione è stata continua, cercando di cogliere sempre cosa accadeva nel settore. La nostra capacità è stata quella di seguire il cambiamento partendo dalle esigenze che arrivavano dal “basso”, insomma, è stata una grande soddisfazione."


ILBETTA: “Cosa significa oggi, in ambito musicale e culturale, il termine indipendente?”

Giordano: "All’inizio il termine era sinonimo di sfigato, di artista di serie B, di chi non era stato voluto dalle grandi multinazionali. Oggi questo termine ha una sua importanza, identifica coloro che hanno un’idea progettuale artistica e la perseguono in modo autonomo."


ILBETTA: “Quindi mi confermi che ci sono speranze, per tutti quegli artisti che non hanno scelto la strada dei talent show, per poter emergere e far conoscere il proprio lavoro?”

Giordano: "Questi talent show non c’entrano nulla con la capacità di creare un percorso artistico. Innanzitutto sono dei format televisivi, creati per riempire i palinsesti e guadagnare attraverso gli introiti degli inserzionisti. Oltre a questo non è l’artista al centro del programma, ma chi è attorno alla produzione televisiva. Spesso e volentieri, ci si ricorda più della lite fatta tra i giudici che della canzone appena eseguita dall’artista.

Degli artisti che si presentano a queste trasmissioni, la maggior parte poi cade nel dimenticatoio. Ogni tanto emerge qualche buon interprete e in questo caso è un regalo che viene fatto alla major di turno che sostiene il format, visto che si trova già a disposizione un’artista già noto e quindi non deve investire in tutta quella promozione per farlo conoscere. Meglio di così!"

lunedì 23 novembre 2009

Dipendenze

Questa sarà una settimana particolare, dedicata in gran parte al MEI 2009 - il Meeting degli Indipendenti - che si terrà a Faenza dal 27 al 29 novembre. Prima di entrare nel vivo di questo importante evento musical/culturale con l'intervista al suo fondatore Giordano Sangiorgi (da domani online), oggi volevo un po' giocare con il termine contrario di indipendenza in senso più generale.

In particolar modo mi sono posto questa domanda: che cos'è che mi crea dipendenza?
Tralasciando le sostanze stupefacenti, delle quali fortunatamente non faccio uso, e cogliendo il lato ironico della questione, ho provato a stilare un breve elenco.

La cioccolata. Sì è proprio in quel frangente dove il pasto è apparentemente terminato che ci si dovrebbe alzare per iniziare una sana digestione che, imbocco la direzione precisa dell'armadietto in alto a sinistra, dove tra la confezione di zucchero aperta e quella delle tisane perfettamente sigillata, prendo la stecca di cioccolato e con un solenne gesto d'amore ne stacco la prima fila disponibile composta da quattro quadretti. Che delizia.


Il pane. Rimanendo per un momento in cucina e facendo un passo indietro, ecco la profumata pagnottella davanti al piatto di pasta fumante. Non è intera. Un pezzo non ho resistito ed è stato inghiottito ancor prima che l'acqua bollisse. Quello che rimane di essa, sarà affogato nel sugo di pomodoro che i fusilli non sono stati in grado di trattenere e che il candido piatto non vuole conservare.

La radio. Quella che se non è accesa mi sembra di vivere in un film muto. Quella che se per forza maggiore rimane spenta viene, a scapito dei presenti, sostituita dal fischiettio o ancor peggio, dai canti improvvisati dove i testi originali vengono stravolti da frasi dal dubbioso senso compiuto.

Il libro. Quel libro che può rimanere anche settimane chiuso a pagina trentadue, ma che ho la certezza di sapere lì, nel luogo più consono alla sua lettura. Quel libro spesso maltrattato, ma che è un mio fedele compagno di viaggio e riesce ad allietare le mie curiosità e fantasie.

L'ultimo numero di Wired
. Spesso fa a botte con il libro. Entrambi vorrebbero essere sfogliati contemporaneamente e con la medesima attenzione. Ma lui sa che il suo lettore troverà il momento più opportuno per entrare in confidenza con lui. Per fortuna è un mensile e ho trenta giorni a disposizione.

Il mercoledì di coppa. Questo più che al presente, è una dipendenza ad un epopea che non c'è più. Ad un nostalgico ricordo. Quando il mercoledì era sinonimo di Coppa dei Campioni, di sfide all'ultimo sangue, eliminazioni dirette, un'andata e un ritorno. I telecronisti erano nomi come Bruno Pizzul e Nando Martellini, ma soprattutto non c'era il commento tecnico di qualche ex giocatore.

E voi quali sono le vostre dipendenze?