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lunedì 5 dicembre 2011

Da quanto tempo

E' appena terminata. E' durata quasi due ore. Niente battute. Toni pacati. Parole chiare e precise. Prima certezza, il tempo dei teatranti da Bagaglino si è concluso.


Più che una conferenza stampa, sembrava di presenziare davanti ad una commissione universitaria d'esame. Un po' di soggezione la mettevano. Solo inizialmente però. Ancor prima delle lacrime del Ministro Fornero, l'aspetto umano si era ricongiunto alla competenza. Senza entrare nel merito della proposta di manovra, già un Governo che si presenta così ai suoi cittadini è un grande segno di rinnovamento.


Addirittura come si pone nei confronti delle domande dei giornalisti è cosa della quale non eravamo più abituati. Nessun atteggiamento di superiorità, anche quando le domande meriterebbero poche risposte.


E' troppo presto per santificare. Non lo è invece per smettere di vergognarsi.


Certo ora il dilemma rimane uno solo. Tutta questa capacità e professionalità trasmessa, sarà applicata solo ed esclusivamente in ambito economico? La vera rivoluzione sarebbe quella di introdurre nuovi parametri di valutazione sullo stato di benessere di un Paese. E qui di strada mi sa che c'è n'è ancora molta da fare.


P.S. Si può sapere dov'era la RAI con le sue tre reti principali mentre andava in onda tutto ciò?




giovedì 24 febbraio 2011

Nella stanza dei bottoni

Si respirava una strana atmosfera. Abituato all'energia di pensieri ed azioni umane, lì tutto sembrava statico. La bellezza del palazzo veniva soffocata dall'asettica gestione a museo delle stanze. Le persone presenti apparivano spettatori di una messa in scena mediocre.


C'era un contrasto evidente tra ciò che rappresentava e ciò che effettivamente era. Da un lato il potere, seppur territoriale. Dall'altro un'inconsistenza operativa, seppur d'importanza strategica.


Il campanello d'allarme principale rimaneva comunque negli sguardi. Privi di entusiasmo. Svuotati di quel calore in grado di innescare la miccia delle idee. Semmai nei loro occhi si poteva intravedere un misto di spirito di realizzazione  e di disinteresse ben poco mascherato.


Leggende narrano che ciò sia il risultato di un meccanismo contorto che omologa chiunque ne diventi parte. Ciò che dovrebbe essere un ottimo punto di partenza per diffondere le proprie capacità, diventa un inesorabile punto d'arrivo, scandito da denaro in eccesso e dispersione di competenze (il termine talenti sarebbe inadatto). 


Comunque sia da quel palazzo uscivo con un gran senso di frustrazione. Ad un'unica speranza rimanevo ancorato. Che domani qualcosa potesse cambiare. Che quell'astrattezza politica diventasse concretezza sociale. Tutto questo come? Partendo dal buon esempio. Non smettendo mai di fare bene quello che si sa fare. Impegno, determinazione e perché no, fantasia. Solo così magari si sarebbero potute allontanare leggende scomode e far avanzare un nuovo modello di gestione di un Paese.


Quel domani è arrivato!

martedì 23 giugno 2009

A colpi di Slogan



Ancora una volta possiamo dire "che vinca lo slogan migliore".

Questa è la sintesi di quello che ci circonda.
La politica (quel che resta) ne ha fatto il suo cavallo di battaglia. La società si è assuefatta a questa modalità per comunicare. Il pensiero viene soffocato da parole preconfenzionate. Non ci s'interroga più sui perché delle cose. A domanda si risponde con frasi di rito, prese in prestito da altri. Inventarne di nuove richiederebbe uno sforzo eccessivo.

Questo sistema viene adottato per tutto. Dal lavoro ai sentimenti.

Forse è giunto il momento di spegnere i ripetitori. Un po' di silenzio. Una pausa di riflessione e le parole poi, quelle vere, usciranno da sé.

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