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giovedì 10 maggio 2012

Un gioco di squadra

Uno annuisce. Non c'è bisogno che parli. I suoi occhi stanno già rispondendo. Intanto l'altro pensa per poi far uscire una domanda perfetta. Un altro ancora prende parola disegnando nell'aria una frase esclamativa che a sua volta prende una forma interrogativa. E' così che il primo riprende possesso del dialogo per poi ricominciare a smistarlo.


E' questo quello che succede quando tre persone s'incontrano dialogano tra sé per un pubblico presente. Condividono, promuovono, traghettano pensieri. Alcune volte solo accennandoli, altre volte nella loro completezza, comunque sia con una continua attenzione che giungano a destinazione.


Si chiama gioco di squadra. Si basa sull'intesa. Si interpreta in maniera corale e prende forma con la parola. Sono poche le condizioni richieste. Affinità. Entusiasmo. Voglia di comunicare.


Le cose difficili non sembrano più tali. Le cose semplici si affrancano dall'essere banali. Sono dialoghi che potrebbero non aver fine. Anzi più il tempo trascorre più si amalgamano. La soddisfazione finale accomuna tutti. Relatori e presenti. Come in una festa dove la parola è la protagonista principale.

martedì 10 aprile 2012

Parole & musica

Ci sono modalità d'ascolto che richiedono una loro singolare attenzione. Le parole di un libro. Le note di una canzone. Le immagini di un film. Tutti elementi in grado di trasferire infinite sensazioni. Diverse. Uniche. Complementari.

Il massimo risultato avviene quando la concentrazione è fissata su uno solo di questi stimolatori del pensiero. In alcuni casi può avvenire però anche mettendone insieme alcuni. Il più riuscito sicuramente è l'immagine con la musica. Pensate alla potenza di una colonna sonora. Se ben azzeccata può diventare un moltiplicatore di quei frame su pellicola.

Ma può accadere anche qualcosa di più particolare. Sicuramente più difficile sia in fase di costituzione sia in termini di risultato finale per chi si è messo in un piacevole stato ricettivo. Si tratta dell'alchimia parole e suono. Da un lato la lettura a voce alta di alcuni passi di un libro. Dall'altro onde musicali che creano suggestioni sonore, ma non solo. Già perché non si tratta di una musica messa a caso a sottofondo per il lettore, ma di un'integrazione tra ciò che viene detto e ciò che può essere ascoltato.

L'esperimento non è facile. La percentuale di insuccesso è elevata. Però se si raggiunge il perfetto equilibrio tra questi due emisferi culturali, l'emozione è garantita.

Parole in musica. Dove per una volta le parole non sono quelle di un testo di una canzone.

Eccone qui un ottimo esempio: Parole Note. Complimenti a Maurizio Rossato che ne è l'autore e il produttore.

martedì 27 marzo 2012

Ascolto distratto

Non è mancanza d'interesse. In alcuni casi è necessario, quando fiumi di parole inondano le orecchie. Occorre selezionare, per poi immagazzinare concetti preziosi. E' un'impostazione, che inseriamo per cercare di raccogliere quanto è più possibile.


In altri casi è la stanchezza, complice di un udito che si rifiuta un ascolto puntuale. E' così che vengono perdute non solo parole, ma messaggi che sarebbe stato utile, molto utile recepire. 


Poi c'è pure anche una questione di frequenze. Un lungo discorso fatto mantenendo la medesima tonalità, dall'inizio alla fine, rischia di compromettere la ricezione di passaggi chiavi di un monologo.


Infine c'è l'ascolto distratto cronico. Colui che s'impegna a seguire quanto detto, ma è sistematicamente dirottato su altre cose. Come se per smania di sapere tutto, alla fine non ricordasse più nulla.


Quindi la prossima volta che vi sembra che qualcuno non vi ascolti, appurato che quanto state dicendo sia d'interesse, non prendetevela troppo. Può essere che l'interlocutore sia solo apparentemente distratto. Forse. Chissà.


Tutto chiaro? Avete ascoltato?

lunedì 12 marzo 2012

Parole povere

Mentre parlavano li guardavo. Non capivo se era una messa in scena o una realtà travisata. Era chiaro che a nessuno dei due interessasse cosa dicesse l'altro. Le parole di entrambi sembravano usate per occupare uno spazio. Un tempo di vita trascorso a recitare. Il dialogo s'infittiva nei momenti di critica. S'inceppava nelle poche risposte veramente sentite.


Era tutto "hai visto quello", "hai sentito dell'altro" e "te l'avevo detto io". Un accanimento verso tutto. Verso tutti. Le uniche lodi erano tirate in ballo per loro stessi, ma anche lì perché erano uno di fronte all'altro, altrimenti anche su questo avrebbero avuto da ridire.


Nel frattempo persone passavano davanti a quel tavolino posizionato centralmente sul plateatico del bar. Non erano di disturbo, anzi questo dialogo distaccato permetteva ai due di salutare  conoscenti, che diventano a loro insaputa materia di discussione. Bastava che le spalle degli "amici" raggiungessero le ore 13, che già la mano aperta usata per il saluto dai due assumesse la forma di un indice accusatorio.


Solo quando essi stesso si alzarono per incamminarsi in direzioni opposte, capii che quel triste spettacolo non sarebbe terminato. Dal sogghigno di entrambi, s'intravedeva nei loro pensieri quanto ognuno stesse biasimando l'altro. 

giovedì 9 febbraio 2012

Parlami d'amore

Quando ricorderò ciò che è stato
quando sono lontano da te
quando sorrideremo per ciò che sarà.


Quando ti sembrerò stanco
quando il silenzio sovrasterà le mie parole
quando i tuoi occhi vedranno me.


Quando sei certa di avere ragione 
quando pensi che potrebbe essere sbagliato
quando un torto non c'è.


Quando hai imparato ad amarti
quando ricorderai il perdono
quando dimenticherai l'orgoglio.


Quando non ci sarà oramai
quando il continuo sarà un nuovo inizio
quando domani è oggi.


Parlami d'amore. Il mio ascolto parlerà con te.

martedì 31 gennaio 2012

Tempi diversi di vita reale

Quanti di noi vorrebbero conoscere i pensieri degli altri? Alcune volte per necessità, altre solamente per curiosità. Le cosiddette parole non dette. Quelle che spesso hanno un valore anche superiore alle esplicitate. Capita con chi si conosce molto bene, ma non solo. Magari anche uno sguardo rubato incrociando una persona per strada. "Chissà dov'è effettivamente con la mente?", ci si chiede vedendola presente solo fisicamente.


Senza spingermi troppo in là, ieri mi è capitato di fare un esercizio. Un gioco. Novanta secondi. Il tempo di attesa che il semaforo per dei lavori in corso tornasse verde. In quel frangente mi sono appuntato quali fossero, a mio avviso, i pensieri delle persone in quel momento vicino a me. I passeggeri dell'auto dietro la mia. Una madre alla guida con tre bambini che fuoriuscivano dalle retrovie. L'anziano signore che passeggiava da solo sul marciapiede. Infine una giovane coppia di fidanzati.


Al di là di quello che ho scritto, la cosa straordinaria che mi è venuta naturale fare è stata l'utilizzo dei tempi verbali differenti. Nel descrivere i pensieri della madre ho utilizzato un condizionale abbinandolo ad un futuro. Per l'anziano signore un passato. Il passato remoto. Per i giovani come per incanto invece, il presente. I loro pensieri erano quello che in quel momento stavano vivendo. Un tenero, ma caloroso abbraccio.


Poi è giunto il verde e ho ripreso in mano i miei di pensieri. In che tempo? Beh provate a giocare voi ora.

martedì 24 gennaio 2012

Parole

Parole si affiancano per dare un nuovo significato. Diffondono emozioni e suscitano curiosità. Un giorno interrogano spietatamente. Un altro, solo risposte sono in grado di offrire. Sono le parole sussurrate di un innamorato. Sono quelle gridate da chi si sente accusato. Durante un dialogo s'intrecciano. Durante una rissa si accavallano. Ma è nella notte che per non disturbare non vengono pronunciate, ma nella mente solo pensate.


Lasciano il segno quando su un foglio si adagiano, per rimanere immobili fino ad un nuovo paragrafo. E' al richiamo del comunicare, che lasciano l'attenti per cominciare a marciare. Piegate in avanti sembrano arrivare, se da una penna stanca escono singhiozzando. Ma di un'altra scrittura ritrovano vigore, basta un font fornire a loro migliore. E' proprio su quel foglio che di carta non è, che ormai si raccontano oggi ciò che domani accadrà.


Sono parole, semplici parole. A volte nemmeno di una traduzione sembrano necessitare, interpretate da chi le riceve o semplicemente le vede. Ma non sempre tutta questa certezza potranno dare, se strappate da un contesto si vogliono legalizzare. Ricordiamoci sempre, che spesso è più importante quello che le parole non hanno detto. E questo loro bene lo sanno ed è per questo che tengono ad arrossire, se vengono declamate senza ragione apparente.
  

mercoledì 2 novembre 2011

Viaggio d'amore

Il suo sorriso da tempo si era smarrito. Era stato l'umore a portarselo via. Quell'umore che l'accompagnava nelle sue giornate. Quello che nemmeno la notte l'abbandonava. Non era tristezza. Nemmeno malinconia. Forse solo la mancanza di un motivo. Per essere felici. Per sentirsi vivi. 


In tutto ciò lui di certo non l'aiutava. L'ascoltava pure. Semplicemente non capiva. Questo non capire non faceva che alimentare un distacco. Sempre più grande. Sempre più pericoloso.


Intanto il tempo passava, se non che un giorno lei decise di riappropriarsi della sua vita. Lo fece nel modo più naturale, guardandosi allo specchio. E' lì che capì con chiarezza che stava soffocando la sua esistenza. Per chi? Per cosa?


Aspettò che lui tornasse. Si guardarono, dopodiché le parole presero il posto dei pensieri. Tante parole. Incessanti parole. Alcune spigolose. Altre più morbide, ma erano tutte quelle parole che non si erano più scambiati. Poi un pausa. Uno sguardo intenso e delle lacrime. Infine, come un arcobaleno, il sorriso. Prima di lei. Dopo di lui.


Si abbracciarono, dopodiché tenendosi per mano uscirono di casa. Fu così che iniziarono il loro vero viaggio d'amore. Un viaggio che avevano iniziato quando si erano conosciuti, ma che poi avevano dimenticato di continuare.

lunedì 31 ottobre 2011

Raccontare è l'unico modo per salvarsi

E' il suo motto. Non so se sia l'unico modo, ma sicuramente è tra i più piacevoli. Per chi racconta. Per chi ascolta.


Comunque sia, chi era presente venerdì scorso all'Hotel Londra Palace di Venezia all'incontro con il cantastorie Marco Ballestracci, accompagnato dal virtuoso clarinettista Roberto Scalabrin, ha potuto assistere a qualcosa di speciale.


Le parole si sono alternate alla musica. La musica si è alternata alle parole. Questi due elementi si sono mischiati tra loro con il fine ultimo di raccontare. Raccontare storie. Trasferire emozioni.


Se è vero che Il mecenate d'anime è un riflettore puntato su tutte quelle persone apparentemente diverse, ma tutte accomunate da una grande passione nel portare avanti i propri progetti e le proprie idee, Marco Ballestracci ne è l'esempio concreto. Lui è una concatenazione di passioni. Passioni che ha saputo portare avanti egregiamente. Partendo da quando ha iniziato a fare radio. Passando a quando ha iniziato a scrivere di musica e in particolar modo di blues, per poi arrivare al suo essere cantante e musicista di armonica a bocca, condizione di privilegio che lo ha portato con la sua band a girare dentro e fuori l'Italia.


Ma questo ragazzo fortunato, che nella vita quello che ha voluto fare ha fatto, con il suo atteggiamento all'insegna di un continuo apprendimento ha intrapreso pure un percorso letterario d'eccellenza. Prima con storie di blues come "Il compagno di viaggio" e "Blues Padano". Poi che delle vere e propri dediche d'amore nei confronti dello sport con "A pedate" e "L'ombra del cannibale". Infine con il suo ultimo libro dal titolo "La storia balorda".


Con lui sul palco de Il mecenate d'anime c'era il maestro Roberto Scalabrin. Un'altra anima, che ha fatto della musica non solo una brillante professione (primo clarinetto  del Teatro alla Scala con Riccardo Muti), ma anche una ragione di vita e un modo per comunicare i propri sentimenti. Oltre le vibranti sensazioni trasmesse con il suo strumento, è riuscito a trasferire le emozioni di un progetto come "Suoni Versi Colori Sapori", del quale è stato direttore artistico e ha visto un gruppo artisti (lo stesso Ballestracci ne ha fatto parte) mettersi insieme, confrontarsi e collaborare. Modalità questa, quella di aggregare talenti che arrivano da estrazioni artistiche diverse, mantenuta con la nuova iniziativa denominata "Da uno a dieci".


Che spettacolo di serata. Che spettacolo che è la vita. Grazie Marco. I miei omaggi maestro Scalabrin.


Di seguito due momenti di questa serata. Nel primo il cantastorie e armonicista blues Marco Ballestracci insieme al clarinettista Roberto Scalabrin interpretano un poesia di Ernesto Calzavara dal titolo "Orbo a Venezia". Nel secondo Marco Ballestracci racconta una storia legata al ciclismo, ai campionati del mondo del 1972, con protagonista l'atleta toscano Franco Bitossi. Mentre l'intera serata è possibile rivederla da questo link.







giovedì 13 ottobre 2011

Dichiarazioni

Niente paura non parlerò di quelle dei redditi. Tanto meno di quelle Istat, così in auge in questi giorni. Proviamo ad elevarci. Sicuramente nei sentimenti, dal momento che stavo riflettendo su quanti modi ci siano per fare una dichiarazione d'amore.


Non è semplice. Mica ci sono moduli prestampati con tanto di istruzioni da seguire. Crocette da inserire. Dati da trascrivere. Qui le variabili sono molto più numerosi. Quando. Come. Dove. In circoscritti casi anche "perché?".


E poi le parole da utilizzare. Alcuni sostengono ne siano sufficienti due. Però senza farsi abbagliare da romantici film hollywoodiani, un minimo di costruzione grammaticale ci vuole. Non dico soggetto, verbo e complemento oggetto, però una frase dal senso compiuto sì. La licenza poetica è permessa. Senza abusarne troppo.


Già perché una situazione dal forte pathos emotivo, può correre il rischio di diventare qualcosa di molto ironico. Se non addirittura ridicolo. Non sarebbe il massimo ricevere una grossa risata al termine di una tale importante enunciazione.


In casi d'incertezza sul cosa dire è meglio far tesoro di quel detto "a volte non servono tante parole... basta uno sguardo". Magari in questi casi, almeno accompagnatelo con un lungo bacio. Tanto per rendere un po' duratura la cosa.


Altrimenti se il vate che è in voi stenta ad emergere, preparatevi un bel discorso a casa. Magari lo provate un paio di volte davanti allo specchio. Unica raccomandazione, ricordatevi di mettere il nome della vostra ultima lei. Sia mai che prepariate la più romantica dichiarazione d'amore, inserendo il nome della ex.


V.V.B. 
(non so se si usa, ma visto che volevo rivolgermi a tutti voi, stonava parlare al singolare)

lunedì 25 luglio 2011

Parole e silenzi

Non sempre le parole sono sufficienti. Addirittura in alcuni momenti nemmeno escono. Imbrigliate da un'eccessiva permalosità si spengono, lasciando lo spazio ad un silenzio. Ma è un silenzio pieno di astio che non porta molto lontani, anzi alimenta una distanza che si fa stupidamente incolmabile.


Caratteri diversi che prendono posizione. Come in trincea, rimangono nell'attesa del nemico. Peccato che questo nemico non esista è solo il frutto di futili incomprensioni o peggio ancora di sentimenti non espressi.


Sono situazioni che si ripetono. Cambiano gli interlocutori, ma non i risultati. Si modificano gli scenari relazionali, ma non le cattive abitudini. Ancorati sulle proprie posizioni facciamo scorrere momenti che non torneranno. Smarriamo sorrisi che difficilmente rincontreremo.


Eppure forse basterebbe così poco. Ma è proprio quel poco, che essendo così impercettibile non è degno della nostra attenzione. Intanto il chiasso ci circonda e noi torniamo impauriti dietro le nostre barricate.

mercoledì 12 gennaio 2011

Sabotatori

Le loro parole sono pugnali. Ogni termine veicola negatività. Il tono della voce è pregno di cattiveria. Sono incalzanti e disinteressati all'ascolto. Hanno solo un fine: indebolire la felicità altrui.


Perché lo fanno? Non è lecito saperlo. Alcuni lo riconducono alla cattiveria dell'essere umano. Altri parlano di spirito di vendetta. Forse più banalmente si tratta d'invidia. E' più facile infrangere i sogni degli altri che cercare di realizzare i propri.


Si aggirano ovunque. In presenza di voglia di fare ed entusiasmo si inalberano. Al parlar d'amore si inacidiscono. Ed eccoli allora farsi portatori di verità assolute nel tentativo di lenire la gioia altrui. Gioia che fa paura. Gioia che infastidisce.


Sono streghe di fiabe moderne. Sono sabotatori di eserciti della tristezza.
La provocazione è la loro arma. La diffamazione è il loro credo.
E' una lotta o per meglio dire vorrebbero farla diventare tale. In alcuni casi ci riescono. Innervosendo l'avversario. Cercando di attirarli nella trappola del malumore.


Però esiste un antidoto. Il sorriso e l'indifferenza. Le loro parole devono scivolarci addosso. Una volta cadute a terra non avranno nessun peso. Così mentre loro si arrabbieranno ancora di più, noi torneremo a costruire la nostra vita. Perché noi ne abbiamo una da costruire.

martedì 22 settembre 2009

Basta una Parola


Ho visto persone tornare al sorriso.
Ho visto donne tornare ad amare.
Ho visto uomini allontanare le tristezze.

Ho visto anziani rinfrancare lo spirito.
Ho visto bambini sconfiggere le paure.
Ho visto stranieri sentirsi a casa.

La forza di tutto questo? La parola.

La parola data da coloro che prima hanno saputo ascoltare e poi parlare.


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martedì 23 giugno 2009

A colpi di Slogan



Ancora una volta possiamo dire "che vinca lo slogan migliore".

Questa è la sintesi di quello che ci circonda.
La politica (quel che resta) ne ha fatto il suo cavallo di battaglia. La società si è assuefatta a questa modalità per comunicare. Il pensiero viene soffocato da parole preconfenzionate. Non ci s'interroga più sui perché delle cose. A domanda si risponde con frasi di rito, prese in prestito da altri. Inventarne di nuove richiederebbe uno sforzo eccessivo.

Questo sistema viene adottato per tutto. Dal lavoro ai sentimenti.

Forse è giunto il momento di spegnere i ripetitori. Un po' di silenzio. Una pausa di riflessione e le parole poi, quelle vere, usciranno da sé.

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giovedì 14 maggio 2009

Come nasce una canzone?

Mi sono sempre posto questo interrogativo, in particolar modo all'ascolto di brani che ti fanno vibrare dentro.

Chissà, magari l'artista si mette lì al mattino davanti a un caffè ed inizia a scrivere e da una parola dopo l'altra arriva quel perfetto concatenamento che fa di un testo, un grande testo.
Questo nella visione romantica del mestiere di un autore. La visione che spinge a pensare che gli sia arrivata un'illuminazione divina.

Poi invece c'è un approccio più metodico, che magari toglie un pizzico di poesia, ma che è indispensabile nella stesura continua di testi. Scrivere, scrivere e ancora scrivere, come fosse un esercizio, un piacevole esercizio.

Per non parlare della musica. Qui che si fa, si pensa ad una melodia adatta a quel testo, si inizia a fischiettare un motivetto, ci si aiuta con chitarra e piano, mah?
Ma poi, nasce prima il testo o prima la musica?

Troppe domande! Intanto continuo a rimanere affascinato da questo mistero musicale e se penso che un ragazzo di nome Pino a diciott'anni ha scritto questa "canzonetta"...