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giovedì 14 luglio 2011

Reale o percepita... sempre caldo fa

Una di quelle giornate che "amo".
Cielo completamente velato. Tasso di umidità alle stelle. Temperatura percepita non pervenuta.


Ti svegli, dopo aver già trascorso una notte quasi insonne. Guardando le lenzuola si potrebbe gridare al miracolo. Il sudore ha lasciato il segno integro della nostra immagine. Poi arriva il momento di uscire. Ed è proprio in quel preciso istante, quando apri il portone di casa, che capisci la sensazione provata dall'arrosto all'apertura della porta del forno. Preriscaldato naturalmente.


Per i non amanti dell'aria condizionata, una giornata così è tutta in salita. Per qualche istante si pensa anche di rivedere il proprio approccio a riguardo. Magari con una scampagnata in un supermercato o addirittura senza procrastinare ulteriormente il pagamento del bollettino ben visibile sul tavolo della cucina da qualche giorno, si medita anche una lunga fila all'ufficio postale. Magari nell'ora di punta e avendo già premeditato la presenza di numerosi anziani per il ritiro della pensione.


Ma è un pensiero che dura poco. Anche perché è chiaro che dopo questa eventuale parentesi di sollievo, il contraccolpo sarebbe ancora più difficile e insopportabile.


Si prova la via del mare. Anzi della spiaggia. Ma anche qui tra sabbia più simile ai carboni ardenti e un'acqua assimilabile ad un brodo pronto per essere servito, non è che la situazione migliori significativamente.


A questo punto non rimane che aggrapparsi alle previsioni. Dicono che a breve pioverà Dicono. Intanto rimango con lo sguardo all'insù, asciugando le uniche gocce che per il momento avverto. Quelle di sudore che scendono dalla fronte.

martedì 15 marzo 2011

Lacrime e sudore

Era lì in ginocchio. Il busto era sostenuto dalle mani che al terreno cercavano di aggrapparsi. La testa penzolava verso il basso. Lacrime mescolate a sudore macchiavano la polvere sottostante. 


Il sole aveva raggiunto la sua massima altezza. L'ombra scompariva, soverchiata da un corpo ormai stremato. Aveva camminato per intere miglia senza mai incontrare nessuno. L'ultima volta che si era voltato aveva visto l'infinito. Immagine che aveva ritrovato, anche guardando davanti a sé.


Ignorava dove si trovasse. A mala pena ricordava dove sarebbe dovuto arrivare. Mentre era ancora vivo il sentimento  che lo aveva fatto partire. Stava inseguendo un amore. Quando se ne era andata le avevo promesso che a qualunque costo l'avrebbe raggiunta.


Tutti gli avevano detto che sarebbe stato impossibile. Poche e imprecise erano le indicazioni di dove si trovasse. Anche in lui i dubbi iniziavano ad insinuarsi. Forse era stata una pazzia partire. Forse avrebbe fatto meglio a dimenticarla.


Invece non diede retta alla ragione. Partì. 


Era forse questo l'epilogo di quel gesto dettato dal cuore?


Lacrime e sudore continuavano a scendere. Però quella che sembrava una macchia sulla strada sterrata, prendeva una forma. Quelle gocce intrise di disperazione andavano lentamente a disegnare il viso di lei. 


Dopo una prima sensazione di smarrimento, iniziò a rialzarsi. Fissò per alcuni istanti quell'immagine. Una risata quasi isterica interruppe il suo pianto. Un'energia incontrollabile ridiede forza ai suoi arti.


Anche l'orizzonte davanti a sé non era più spoglio. Ricominciò a camminare. Ricominciò a gioire. Ad ogni passo aumentava il suo amore. Niente e nessuno l'avrebbe più fermato. L'avrebbe riabbracciata. Questa volta per sempre.