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giovedì 14 luglio 2011

Reale o percepita... sempre caldo fa

Una di quelle giornate che "amo".
Cielo completamente velato. Tasso di umidità alle stelle. Temperatura percepita non pervenuta.


Ti svegli, dopo aver già trascorso una notte quasi insonne. Guardando le lenzuola si potrebbe gridare al miracolo. Il sudore ha lasciato il segno integro della nostra immagine. Poi arriva il momento di uscire. Ed è proprio in quel preciso istante, quando apri il portone di casa, che capisci la sensazione provata dall'arrosto all'apertura della porta del forno. Preriscaldato naturalmente.


Per i non amanti dell'aria condizionata, una giornata così è tutta in salita. Per qualche istante si pensa anche di rivedere il proprio approccio a riguardo. Magari con una scampagnata in un supermercato o addirittura senza procrastinare ulteriormente il pagamento del bollettino ben visibile sul tavolo della cucina da qualche giorno, si medita anche una lunga fila all'ufficio postale. Magari nell'ora di punta e avendo già premeditato la presenza di numerosi anziani per il ritiro della pensione.


Ma è un pensiero che dura poco. Anche perché è chiaro che dopo questa eventuale parentesi di sollievo, il contraccolpo sarebbe ancora più difficile e insopportabile.


Si prova la via del mare. Anzi della spiaggia. Ma anche qui tra sabbia più simile ai carboni ardenti e un'acqua assimilabile ad un brodo pronto per essere servito, non è che la situazione migliori significativamente.


A questo punto non rimane che aggrapparsi alle previsioni. Dicono che a breve pioverà Dicono. Intanto rimango con lo sguardo all'insù, asciugando le uniche gocce che per il momento avverto. Quelle di sudore che scendono dalla fronte.

lunedì 5 luglio 2010

Una domenica al mare

35° gradi indicava il neon appeso all'entrata della farmacia.
Quelli percepiti non erano pervenuti. Mentre erano sicuramente di più di quelli che può contenere un normale termometro, quelli che sentivo diffondersi per tutto il corpo partendo dalla fronte.

L'arrivo in spiaggia non aiuta. Sono solo le dieci, ma la sabbia ha già raggiunto un calore degno del miglior forno con cottura ventilata.
Il cielo per non dare adito a futili invidie è dello stesso colore della sabbia.

Conto sul mare per ricevere un minimo di sollievo.
Dopo aver immerso i piedi nell'acqua a disposizione in un secchio lì vicino, mi preparo all'attraversata di quel pezzo di spiaggia che divide me dall'agognata salvezza.
Sono 100 metri. La rincorsa è notevole, ma non sufficiente. Nemmeno Giucas Casella nella sua famosa camminata sui carboni ardenti aveva osato tanto.

Mi getto in mare con la veemenza di un nuotatore olimpionico. Pocoa importa se a mala pena galleggio. Ormai sono in pieno trans agonistico.
Immerso l'intero corpo in acqua mi sovviene il dubbio di avere sbagliato direzione. La sensazione è quella di essere finito nella mensa della spiaggia, all'interno di un caldo e fumante brodo vegetale. Le alghe ci sono, basterebbero loro a confermarmi questo, se non fosse che trovo pure una busta del supermercato e un contenitore vuoto di Actimel. Mi ripeto "tutto fa brodo".

Per fortuna una pallonata lanciatami ad altezza della guancia destra mi sveglia. Sì per un attimo mi fa capire dove sono e ancora una volta la realtà supera la fantasia.

"Rinfrancato" dal bagno, con il viso deforme e le piante dei piedi pulsanti dal dolore, mi appresto a risalire verso il mio accampamento in spiaggia. Ad attendermi ci saranno miei figli armati di sana pianta di paletta e secchiello, palloni, frisbee e bocce.

La domenica al mare deve ancora iniziare.

mercoledì 15 luglio 2009

La Casbah veneziana

Gente. Tanta gente. Anche troppa gente.
Borse extra large di boutique che ti sbattono dritte dritte sulle ginocchia. Valigie a mano che affondano sul femore. Ruote di passeggini che ti passano spietatamente sui piedi.
All'incrocio di alcune calli, improvvisamente può capitare che il flusso di persone si blocchi irrimediabilmente e allora si può dire addio alla puntualità.

Questa è la situazione che si presenta a Venezia in questi giorni, in particolar modo nella zona delle Mercerie, dove c'è la maggior presenza di negozi e grandi marche.

Febbre da saldi? Può essere, anche se poi sbirciando all'interno delle diverse attività commerciali non si vede una così accentuata affluenza.
Picco di turisti? Certo per carità sorpresi orientali e ricchi russi se ne vedono, ma non più del periodo natalizio o del carnevale.
Manifestazioni particolari? Sì, è aperta la Biennale Arte che sembra una delle edizioni più visitate negli ultimi anni, poi il prossimo fine settimana si festeggerà anche la festa del Redentore, però per la città lagunare è all'ordine del giorno avere eventi importanti.

E allora? Forse è solo questione di caldo. Proprio così la maggiore umidità di questi ultimi giorni e le previsioni di un caldo libico in arrivo, magari ci fanno essere più irascibili e qualche borsettata in più che riceviamo ci sembra un'anomalia.

Per fortuna ci sono i battelli. Lì troveremo il giusto refrigerio, perfettamente ammassati tra una comitiva di americani e un gruppo di giovani australiani con gli zaini in spalla.

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mercoledì 27 maggio 2009

Dediche & Richieste

E' tardo pomeriggio, ma il caldo equatoriale non dà segni di cedimento.
Le mie mani con le quali tengo entrambi i bimbi ai miei lati, sono un tutt'uno con le loro. L'umidità fa da collante. La poca aria presente sembra quella di un asciugacapelli al massimo della sua potenza.

Questa per i bimbi è l'ora delle dediche e richieste dopo l'uscita da scuola.
"Voglio un gelato". Sudo. "Voglio un gelato, subito!". Risudo.
Vista la giornata le gelaterie sono prese d'assalto. Pazienza. Ci armeremo di quella, scordandoci che però lei non è per niente amica delle temperature ostili.

Ci mettiamo in fila. I bambini sono sempre più insofferenti, mentre la mia t-shirt da azzurra si sta lentamente trasformando in blu.
Dopo cinque minuti, accontentato il settimo componente della comitiva dal Sol Levante, è il turno di una giovane (e indecisa) coppia. L'insofferenza dei bimbi prende forma in un sitting. La bimba si sdraia a terra e non ne vuole sapere di alzarsi, mentre il grande invita i passanti a fermarsi con urla e pianti.

Non ho tempo per dissuaderli, tocca a me. Prendo due coppette con una pallina ciascuna di fiordilatte, non conta tanto il gusto, ma che siano uguali. Pago e mi catapulto verso la prole per quietarli.
Il più grande che si fa portavoce anche della piccola, vista ancora l'incapacità di quest'ultima di comunicare verbalmente (anche se ugualmente si fa ben capire), esclama con tono formale e distaccato: "Ma noi volevamo una granita!".

Guardo in cielo. Sudo sempre. Per fortuna domani è prevista una perturbazione con grandine. Chissà, magari ci penserà lei a fargli una granita. Intanto continuo a sudare.

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