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giovedì 5 aprile 2012

La buona novella

Si dovrebbe riceverne una al giorno. Inaspettata. Nel momento magari di maggiore difficoltà. Una discussione in ufficio. Un'arrabbiatura a casa. Un semplice sconforto. Non sarebbe importante come. Potrebbe arrivare con una lettera. Una telefonata. Un incontro. Uno sguardo.

Parole attese. Orizzonti desiderati. Sogni realizzati. Un sorriso.

Ma la vera rivoluzione sarebbe quello che accadrebbe dopo. Per qualcosa di buono ricevuto,  ci si dovrebbe trasformare in ambasciatori di un gesto positivo. Avere per poi dare. Una nuova forma di bilancio etico sociale. La costruzione di un domino dai positivi effetti. Dove tutti i partecipanti sono i protagonisti di un flusso in grado di apportare grandi gioie, attraverso piccole azioni.

Non credo ci si potrebbe abituare a tali quotidiane novità. Magari sarebbe presente un pizzico di fremente attesa. Un'attesa che comunque indirizzerebbe già una giornata verso una piacevole direzione.

Squilla il telefono. Che sia giunta l'ora?

sabato 19 settembre 2009

Lettera di un padrino

Caro T.,

oggi mi trovo a scrivere una lettera pensando a te.

Ti guardo mentre pacificamente dormi nella tua culla. Ogni tuo respiro sembra un rintocco di serenità. Ogni tuo inpercettibile movimento una primordiale danza di felicità.

Poi osservo i tuoi genitori. Nei loro occhi vedo amore, tante speranze e piccole paure. Speranze concrete, paure inconscie. Ma è così per tutti.

T'immagino quando sarai grande. Le prime soddisfazioni, le prime gioie, le prime delusioni e le prime arrabbiature, però sempre con il sorriso. Questo è l'augurio che mi sento di farti oggi. I bambini hanno tante ricchezze. La spensieratezza, l'entusiasmo, la curiosità, la voglia di fare, la voglia di creare.

Ecco io vorrei che nel tuo lungo cammino che ti porterà ad essere un uomo, tu non perdessi mai di vista questo tesoro. Nella tua continua matura ricerca di diventare grande, non dimenticarti della bellezza della vita.

Divertiti, impara, gioca, sogna, amati, rispettati e rispetta. Afferra con forza i veri valori della vita e lascia scivolare via le distrazioni prive di significato.
Guarda con positività al tuo futuro e qualora ne avessi bisogno cercami. In qualche angolo sarò lì presente per esserti d'aiuto.

Buona vita,
il tuo padrino

venerdì 12 dicembre 2008

Questione di Sintesi

Accolgo con piacere lo spunto de lamanu, la quale l’altro giorno mi diceva: “ma perché le persone non firmano le mail in modo normale, con il loro nome, invece di limitarsi all’iniziale al massimo seguita da un punto”.

E’ sintomatico, ormai siamo talmente di fretta che sintetizziamo tutto, pure la nostra identità.
E’ il linguaggio che è cambiato in particolar modo utilizzando strumenti che ci permettono di comunicare in tempo reale. Quando scriviamo una mail ci aspettiamo una risposta immediata. Concetto che si estremizza ancor di più, se pensiamo agli sms.
Si scrive di getto, d’impulso, cercando di arrivare subito al motivo del messaggio e sollecitando una risposta veloce.

Pensate a come è cambiato il modo di scrivere.
Una volta ci si metteva su un foglio bianco per scrivere una lettera. Gli si dedicava del tempo. Il pensiero era rivolto alla ricerca di una forma e di un senso compiuto. Era un esercizio linguistico. Un personale saggio letterario. Una questione di stile.

La stessa attenzione che dedicava anche il destinatario della lettera. La sentiva tra le mani, la leggeva.Tra la scrittura, l’invio e la ricezione c’erano dei tempi d’attesa. Ora tutto questo non c’è più.

Vantaggi e svantaggi di una tecnologia che da un lato ci da e dall’altro ci toglie.

A presto, A.