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giovedì 5 luglio 2012

Il concerto di cicale

Il concerto era iniziato. Non si sapeva se in anticipo o meno. Non esisteva un cartellone ufficiale che indicasse il preciso orario per tali tipi di rappresentazioni. Comunque fosse il suono era ben presente e l'affiatata coralità del gruppo lasciava intendere che si erano preparate come non mai per l'occasione. 


Lui era lì nel pieno di quello che doveva essere la sua corsa quotidiana. I pensieri avrebbero dovuto essere in movimento con lui, mentre la sua mente lasciava da parte problemi antichi e nuove incombenze. Niente di tutto ciò accadde quel giorno. L'intensità del suono di quell'orchestra di cicale era dominante, tant'è che le poche macchine passanti la strada antistante, apparivano silenziose scatole di metallo su ruote, prive di quel suono che ne caratterizzava il motore. Ma pure tale rombo quel giorno venne sommerso da quella naturale musica.


Nel frattempo gocce di sudore lasciavano inconfutabili tracce su una fronte arsa dal calore e le gambe a fatica cercavano di ritrovare una falcata fino a pochi giorni prima di una rara scioltezza.


Dopo più di quaranta minuti d'assordante accompagnamento e con una temperatura corporea da evidente stato febbrile, il cartello di benvenuto, indicatore di un immediato arrivo, riportava la corsa ad una normalità oramai dimenticata. Proprio prima degli ultimi ottocento metri il gran finale. Come dirette da uno straordinario maestro, tutto d'un colpo la musica s'interruppe. Una perfetta contemporaneità nella dismissione degli strumenti. Solo allora lui capì, che quello che gli era sembrato un disturbo, in realtà non fu altro che un tributo allo sforzo appena compiuto.


Applausi.

mercoledì 7 dicembre 2011

A tutto c'è un limite

Sulla passeggiata ci posso pensare. In fondo un po' di movimento dopo cena agevola la digestione. Ma correre dopo le 20.30, al solo pensiero rabbrividisco. Non che fossi impreparato. In tuta mi trovavo. Però è quell'utilizzo improprio del capo di abbigliamento, che abbinato alla ciabatta, lascia poco di sportivo.


Poi in questo periodo dell'anno dove è già buio dal primo pomeriggio, quegli orari da dopo TG, richiamano la stanza da letto più che l'impegno aerobico. Il tepore della casa, il divano, la copertina, certo non sono elementi che richiamano alla mente un George Clooney in azione, ma poco importa. 


C'è anche un altro aspetto. Più penso a quegli ironman là fuori che combattono contro il cronometro e il freddo, più m'immergo nel divano, diventandone quasi un tutt'uno, oltre che arrotolarmi nella coperta come fosse una veste romana.


Una volta qualcuno ha pure provato a spronarmi. Ricordo che ero quasi lì per cedere. Quasi però. Ho fatto solo l'errore di volermi allacciare le scarpe sedendomi sulla poltrona. Quella persona mi sta ancora aspettando.


Vabbé, si è fatto tardi. Sono da poco passate le 21. E' giunta l'ora di andare a letto. Naturalmente di corsa.

mercoledì 9 marzo 2011

Ostacoli

La gara doveva ancora avere inizio. Il respiro era già affannoso. 


Non riusciva a capacitarsi. Mesi di preparazioni. Giornate intere a ripetere movimenti ormai a lui naturali. L'accelerazione nella partenza. La sincronia nell'allungare la prima gamba e piegare la seconda. Lo slancio finale nel tagliare il traguardo.


Tutto studiato alla perfezione. Il fisico era lì pronto a rispondere ad ogni sua minima sollecitazione. La mente no. Un brivido gli percorreva il cuore. Tanto da amplificarne il ritmo. Gli ostacoli gli apparivano enormemente più grandi del solito. Il doppio. Forse ancor di più.


Gli altri atleti erano anch'essi schierati. Ma non erano loro gli avversari da battere. Quel giorno il contendente principale era dentro di lui. Aveva un nome preciso.


Paura di affrontare una realtà. Paura di non farcela. Paura di deludere. Paura.


Aveva trascorso così tanto tempo nell'allenarsi che aveva perso di vista la cosa più importante. Non si era chiesto sinceramente se gli interessasse partecipare a quella competizione. Fino a quel momento.


Ora non poteva rimandare.
In quei pochi istanti che lo separavano dallo start fece l'impresa più grande. Guardò dentro di sé. Il battito iniziò a rallentare. La respirazione a normalizzarsi. In lui tornò la lucidità. Sul suo viso un sorriso.


Era solo la paura della prima gara. Lui amava correre. Era la sua vita. Per poco l'emozione avrebbe potuto compromettere il suo sogno.


Il giudice sparò in alto un colpo di pistola. Non arrivo primo, ma vinse.