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martedì 19 giugno 2012

Capelli: brizzolati

"Ma mi guardi bene per favore?"
"E' perché l'ho guardata bene che confermo quanto detto"
"Non voglio tediarla e non ne faccio una questione di principio, ma se da quella fototessera potrebbe anche apparire, dal vivo è ben altra cosa"
"Senta, lei mi è pure simpatico però non deve vergognarsi. E' un fatto naturale"
"Ma forse non ci siamo capiti. Non l'ha sto mettendo sul piano del compiacimento o meno di come sono, bensì di fornire un dato reale"
"Bene, allora a proposito di realtà si guardi allo specchio e vedrà lei stesso quelle sfumature di grigio ai lati che vedo io in questo momento"
"Le posso garantire che quelle sfumature che lei dice di vedere è perché oggi ho avuto la brillante idea di pettinare i capelli all'indietro"
"Mi dispiace. Io devo scrivere ciò che vedo".


Ed è così che dopo una discussione perdurata più di un quarto d'ora, mi ritrovo con la carta d'identità rinnovata con una voce modificata. Capelli: brizzolati. Comunque poteva andare peggio. Il dialogo fin da subito si era fatto serrato con la domanda da parte della responsabile dell'anagrafe: "Altezza... rimasta invariata?".



giovedì 22 dicembre 2011

Misteri al femminile

Sono molti i segreti che una donna può celare. Cose impensabili ad umili uomini di poca arguzia e di terreni pensieri. Alcuni li abbiamo già menzionati. Come ad esempio cosa cela il contenuto della borsa di una donna oppure il perché di un così lungo intervallo dal saluto prima di andare a letto a quando effettivamente si accomoda nella sua stanza. Cosa fa nel frattempo? Cosa succede? Per non parlare del taglio di capelli. Il suo stato di incredulità quando dopo nemmeno un giorno che è stata dal parrucchiere, il capello si permette di ritornare com'era prima!


Ma c'è n'è uno che ripetutamente si ripete al quale nemmeno le ipotesi più disparate hanno mai dato risposta. Si tratta di quel momento dove in una situazione conviviale tra amici in un ristorante, in un locale qualsiasi, una delle presenti all'improvviso si alza e neanche il tempo che sia in posizione completamente eretta, che l'amica le dice: "Ti accompagno" oppure "Vengo anch'io".


E' in quel preciso istante che dalla fronte destra dell'uomo inizia a scendere una goccia di sudore. Tensione dovuta alla impossibilità di rispondere ad una semplice domanda "Perché?". Cerca addirittura di immedesimarsi in quello che sta accadendo e la cosa assume sembianze ancora più tragicomiche. S'immagina il compagno di mille serate che gli esterna quel "Ti accompagno". Il sudore si trasforma in brividi.


Come tutti i misteri, forse anche questo è destinato a rimanere tale.

giovedì 20 novembre 2008

Ma cosa ti è successo?

Dopo cinque anni mi sono tagliato i capelli. Non l’avessi mai fatto. Non tanto perché non mi piaccia con i capelli corti, ma è sull’effetto sorpresa che ha provocato in chi mi ha visto.

Iniziamo con il tragitto dalla parrucchiera a casa. Nonostante il cappellino in testa, vengo fermato da sei persone. Se pensate che la distanza salone–casa non è più di cinque minuti, direi che è una buona media.
Ma cosa ti è successo?”; “cosa hai fatto?”; “non dire che ti sei tagliato i capelli”; “beh sai che ho fatto fatica a riconoscerti”; “comunque non stai male”, “ti fa più giovane”.
Sono solo alcune delle frasi che mi hanno rivolto.

A casa è quasi la tappa più semplice. Trovo mia moglie che mi accoglie con: “Oh finalmente, era ora. Ora sì che mi piaci”. Poi è il turno di ritirare i bimbi. Entrambi rimangono un po’ perplessi, ma poi senza dire nulla capiscono che sono io e mi abbracciano. Atteggiamento molto ben diverso da parte delle maestre e dei genitori presenti, che esordiscono con espressioni molto simili alle precedenti.

Ma il bello viene il giorno dopo al lavoro. Avendo la scrivania che guarda alla porta, non manca un collega che non passi, si ferma ed enunci le cantilene sentite il giorno prima.

Tutto questo accade a me che detesto essere al centro dell’attenzione.
Ora mi si presentano due soluzioni. O me li tengo per sempre corti oppure me li faccio crescere e non li taglio più.

Che dite, preferenze?

giovedì 9 ottobre 2008

Diamoci un taglio


Tra i tanti misteri dell’emisfero femminile c’è quello del “parrucco”. E’ strano come la donna spesso e volentieri sia insoddisfatta dei propri capelli e conceda consenziente la propria testa alla mercè dell’ultimo hair stylist di grido.
Le variabili di questa mancata soddisfazione sono molteplici: colore, lunghezza, mosso/liscio… comunque una non accettazione della natura del capello che ogni singolo individuo ha ereditato. L’apice viene raggiunto con la piega. E’ in questa tortura che il capello si ribella solennemente per tornare alle proprie origini. Nonostante ciò la donna non si arrende, anzi rincara la dose facendosi versare sulla testa shampoo, balsami, lozioni, unguenti di ultima generazione e chi più ne ha più ne metta, nella speranza che prima o poi qualcosa succeda. Ma non è tutto poi ci sono le piastre, asciugacapelli con potenze da galleria del vento, capelli al cartoccio e chissà quali altre stravaganti invenzioni a noi sconosciute. In tutto questo poi c’è il problema di quanto torniamo a casa noi e dobbiamo essere pronti e reattivi nel (in sequenza): a) capire che intanto è stata dal parrucchiere b) non pronunciare MAI termini come “carino”, “non stai male” o sinonimi vari c) non chiedere MAI quanto ha speso Perché se per noi tagliarsi i capelli è una funzione relativa e intende proprio quello, andare dal barbiere/parrucchiere e chiedere la “spuntatina” o al massimo “fai tu”, per loro è tutt’altra cosa a noi sfortunatamente (fortunatamente, dipende dai punti vista) sconosciuta. Beato il tempo in cui le donne usavano i bigodini per farsi la permanente e giravano liberamente e allegramente per casa nell’attesa che tornasse il loro dolce amor.