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martedì 24 aprile 2012

Storie di bar

Erano cinque i tavolini posizionati in ordine sparso all'esterno. Tre davanti alla vetrata centrale. Due alla sinistra della porta d'ingresso. Comunque tutti rigorosamente di plastica. Il colore era uguale per tutti: bianco. Cambiava solo in base alle macchie di caffè che col tempo si moltiplicavano.


Appena entrati il bancone troneggiava. Due metri e cinquanta di storia. Quella delle parole trattenute dai vari avventori. Dietro di esso un ripiano in vetro custodiva grappe e amari ai più sconosciuti. Nonostante ciò riscuotevano sempre un certo interesse. La cassa era laterale al corridoio che portava alla toilette. Un'unica postazione rialzata, sommersa da caramelle e chewing gum.


I pochi tavoli presenti erano sistematicamente occupati. Le carte planavano su quei piani. Di solito quattro giocatori per un pubblico alle spalle piuttosto cospicuo. La legge non aveva ancora vietato il fumo, per questo la nebbia era sempre presente. Per non parlare dell'odore del tabacco che s'impregnava negli abiti prima per poi passare al sottocutaneo.


Però erano le persone la vera anima di quel locale. Certo la musica del juke box suggeriva delle immagini, ma erano le parole vere pensate o false dette che trasformavano la finzione in realtà. La realtà fatta da un piccolo centro dove tutti sapevano di tutto, ma nessuno sapeva bene di se stesso.


Questo si ripeteva quasi ininterrottamente. A partire dall'alba per arrivare subito dopo a quella successiva. E a comandare le danze di tutto ciò era un barista. Il barista. Ma questa è un'altra lunga storia.

mercoledì 23 novembre 2011

Lava e ammira

La piazza si è trasferita in lavanderia. Potrei esordire così. Certo una provocazione, ma non troppo. Già perché effettivamente sono diventati dei punti d'incontro. Di lettura. Di conversazione o di pura osservazione. Sto parlando delle lavanderie a gettoni, anni fa associabili solo all'American Style, ora in voga anche nel nostro Paese.


Ed ecco che mentre i panni volteggiano nell'acqua, distaccata l'attenzione dai giri ipnotici della lavatrice, ci si può intrattenere in differenti modi. Le pagine di datate riviste si sfogliano lentamente. Le parole con un nuovo conoscente si scandiscono allegramente. Gli sguardi rubati sull'ultimo arrivato si sovrappongono ripetutamente.


Intanto la lavatrice gira, il tempo trascorre e nuovi momenti vengono immortalati nella nostra memoria. In questo microcosmo d'ambiente si ricreano le situazioni più disparate. La giovane madre che disegna con i figli su un album già colorato. Il distinto signore che dialoga con l'amico non ancora stanco. Il single che ha rinunciato alle tentazioni della madre e quella donna di una terra lontana, alla quale i pensieri sfuggono dai suoi lineamenti.


Insomma non saranno certo il centro del mondo, però queste lavanderie a gettoni un punto di sperimentazione sociologica in alcuni quartieri lo sono.


P.S. Questo video invece è un regalo per tutte quelle mie compagne di classe di una lontana prima superiore.




giovedì 15 settembre 2011

Ricordi d'estate - parte prima

A pochi chilometri dal mare. Ad un passo dalla serenità. Tutto attorno colline. Al centro se stessi. Avrebbe dovuto essere una tappa di avvicinamento. E' stato molto di più. La possibilità di rigenerarsi. L'opportunità di conoscere. Luoghi, certamente. Persone, assolutamente.


Dicono che le Marche siano tante cose. Diverse. Non confrontabili. Questa area del Piceno ne è una conferma. Lo sono i suoi borghi. Montefiore dell'Aso, ma non solo. Lo sono le sue terre. Grandi distese dalle colorazioni diverse.


Ma la differenza, ancora una volta, la fa il fattore umano. Chi ci ospita. Chi incontriamo. Ed ecco che c'è una lei premurosa, in grado di farti sentire bene. Non un intruso. Una lei attenta, sensibile, che ascolta più che fare domande. Una lei degna padrona di casa. Nei modi. Nell'essere. 
C'è un lui con il quale condividere. Parlare. Discutere. Riflettere. E' l'operatività. Organizza senza farti pesare la cosa. Ti lascia libero di fare, senza farti sentire isolato.
C'è pure una figlia, ma di lei dovrete aspettare gli scritti dei miei posteri. 


E' una famiglia. Si comportano nello stesso modo in cui vorrebbero si comportassero gli altri con loro. Piccola sfumatura. Immensa differenza.


Se da loro si ha la fortuna d'incontrare altri ospiti, i quali ti sembrano amici da sempre, con i quali ridi e sorridi come non mai, con cui ti verrebbe voglia di continuare il viaggio, tutto ciò completa una situazione di per sé già idilliaca.


Comunque alla fine c'è un elemento che ti dice se ti sei trovato bene in un posto. Molto bene. Si chiama nostalgia. Voglia di ritornarci.


Tutto ciò è accaduto qui. Non è detto che non si possa ripetere.

mercoledì 1 luglio 2009

Abbasso il navigatore

Non c'è niente di più bello che chiedere informazioni stradali, visto che sistematicamente per me questa richiesta si trasforma in dialoghi surreali.

Da un lato io non ho il senso dell'orientamento, dall'altro trovo spesso degli interlocutori fantastici, nel senso che non conoscono nemmeno loro il posto dove devo andare, ma hanno una tale voglia di aiutarmi e di parlare che può accadere che il posto non lo trovo, ma trascorro una decina di minuti veramente esilaranti.

Anziani che mi raccontano di quando hanno inaugurato la casa del popolo.
Giovani che mi aggiungono informazioni su informazioni, dando per scontato che conosca dov'è la pizzeria da Peppino e "la palestra Over the Top.
Signore che superata la prima fase di diffidenza verso "lo straniero", in pieno disappunto rimangono incredule che non conosca quell'indirizzo.

Per fortuna alla fine esistono chiese, monumenti e grandi/noti negozi, così tra "... vada dritto fino alla Chiesa di S. Andrea, poi al Monumento dedicato ai Caduti svolti a sinistra e infili la prima a destra dopo il McDonald's...", alla meta ci si arriva.

Quindi, se non avete fretta di arrivare a destinazione, abbasso il navigatore ed evviva l'informatore.

Photo Credits

martedì 28 ottobre 2008

Il Volo Leggero

Un casolare nascosto tra le campagne del veronese, eppure per noi era il centro del mondo. Sto parlando del “Il Volo Leggero”, un luogo forse esistito solo nella fantasia o forse reale, chissà. Comunque per alcuni anni della mia vita e di quella dei miei amici ha rappresentato un punto d’incontro non da poco.

Inizialmente erano tre stanze. L’ingresso con bancone e cassa e altre due camere dove erano disposti i lunghi tavoloni che accoglievano le compagnie. D’estate si poteva usufruire anche del plateatico esterno sotto la tettoia che spesso ospitava concerti di gruppi a dir poco emergenti, ma che vibrations.

Era questo un reale social network, antesignano degli attuali virtuali MySpace o Facebook. C’erano gli amici, la musica e… le ragazze! Già per me in quel periodo era come stare a Milano durante la settimana della moda. Era stranissimo, ma c’era una selezione naturale che faceva arrivare solo belle ragazze o forse era la vista dei miei occhi da imbranato adolescente che le faceva apparire tali. Il piatto tipico era l’assetta di affettati, affiancata da patatine fritte e della buona birra.

Ci passavamo le serate, i giorni e il tempo. Si stava bene, si chiacchierava, ci si divertiva. Per alcuni anni ha rappresentato la perfetta appendice del dopo studio, del dopo lavoro. Gli unici eventuali problemi erano a carattere sentimentale, ma neanche più di tanto.

Poi il luogo ha subito una trasformazione. E’ cresciuto in dimensioni. Nuove stanze, plateatico chiuso anche per l’inverno ed è iniziata ad affluire tanta, tanta gente, anche troppa. E così come i luoghi di vacanza che inizialmente sono conosciuti da pochi con il loro charme e bellezza selvaggia, vengono presi d’assalto dal turismo di massa, così è stato per Il Volo. Aveva perso quel suo alone di magia. Ma forse era giusto così, anche noi nel frattempo eravamo cresciuti e avevamo anche delle esigenze diverse. Il suo dovere l’ha fatto e per noi rimarrà sempre un luogo ricco di fantastici ricordi.