Visualizzazione post con etichetta ricordi. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta ricordi. Mostra tutti i post

mercoledì 4 luglio 2012

Limiti di età

I valori di confine sono sempre in agguato. "Sei troppo vecchio per fare questo!". "Sei troppo giovane per poter fare quest'altro!". In un attimo un valore puramente anagrafico abilità o meno le proprie capacità. E spesso questi numeri nemmeno vengono applicati per chi sa quale disciplina sportiva, che a ragion veduta o meno, potrebbero essere giustificati, ma sull'espressione della propria indole, lo sviluppo di un'idea o più semplicemente l'esternazione di un pensiero. E' proprio questa la cosa grave, il pensiero che viene messo continuamente in discussione. Perché arriva da persone prive di esperienza vista la giovane età. Perché il portavoce, oramai troppo anziano, è inadeguato rispetto ai soggetti che fa riferimento.


Ecco che così vengono issate barriere. Ecco che in questo modo si generano limiti inesistenti. Ecco che attraverso la pigrizia mentale di alcuni, si spengono definitivamente i desideri e le passioni degli altri. E mentre nuovi più stringenti confini vengono fissati, progetti concreti si trasformano prima in sogni e poi in ricordi pregni di rimpianti.

mercoledì 1 febbraio 2012

Grande da 30 anni

Non ero alla festa. Ma c'ero davanti alla radio. Ieri, come tanti anni fa. Non tutti i trenta, ma quasi. C'ero quando una certa Mila by night intratteneva con la sua voce suadente l'etere notturno. C'ero quando Amadeus era conosciuto solo per la sua voce. E c'ero pure quando un giovane animatore di villaggio, dal nome buffo come Fiorello decise di approdare in Via Massena, 2. Ma non solo, c'ero anche quando un 31 dicembre Lorenzo Jovanotti Cherubini condivideva la sua energia con gli ascoltatori. 


Ma se io c'ero, pure loro sono stati presenti.  C'erano quando mi accompagnavano a scuola prima e al lavoro dopo. C'erano quando gioivo in compagnia con gli amici. C'erano quando da solo nella mia stanza pensavo al mio futuro e pure quando giunto nel futuro ripercorrevo il passato. 


Una colonna sonora. Di musica, ma soprattutto di parole. Di persone. Diverse, con modi diversi, con programmi diversi, ma ognuna a suo modo una componente perfetta di questa grande famiglia. Perché di famiglia si tratta. Io, loro e tutti gli ascoltatori che in questi 30 anni hanno sancito il successo di Radio Deejay.


Una radio di intrattenimento? Sì certo, ma in ogni categoria ci sono i numeri uno e loro in questa lo sono.


Buon compleanno Deejay!

martedì 15 novembre 2011

15 novembre

In fondo non è poi così tutto cambiato. O forse sì, ma poco importa. Di quegli anni ricordo la timidezza ed essere il festeggiato di certo non aiutava. Un po' di amici il pomeriggio. Diversi parenti la sera. L'entusiasmo nello scartare i regali. La foto di rito dietro la torta, magari ripetuta più volte. Giusto per immortalare quel soffio nello spegnere le candeline.


La nebbia era immancabile. Poteva allontanarsi un paio d'ore per il pranzo, ma ritornava repentina come a non voler perdersi l'appuntamento. Ricordo anche gli auguri al telefono. Qualche zia lontana da casa. 


Le sensazioni più belle però erano quelle legate al risveglio e del fine giornata. Il primo perché racchiudeva tutta l'attesa. Il secondo perché comunque era una forma di liberazione. Il numero 16 prendeva possesso del calendario, rimandando il tutto all'anno avvenire.


La cosa che mi faceva più gioire era un augurio inatteso. Quello che mi rammaricava di più era un mancato augurio atteso. Però alla fine le cose si bilanciavano e subito ero pronto a giustificare chi non avesse memoria, sentendomi parte in causa.


Comunque sia trovavo riduttivo allora come lo trovo riduttivo adesso festeggiare una persona solo per quelle ventiquattro ore. Che poi erano meno visti i tempi tecnici dedicati al sonno. Forse è per questo che ogni tanto intono un "tanti auguri a te", a prescindere che ci sia un festeggiamento ufficiale. 


Intanto a quei ricordi attorno ai nove anni, se ne sono aggiunti un'altra trentina, ma quel bravo ragazzo continuano a cantarmelo.

giovedì 27 ottobre 2011

Non è mai abbastanza

Guardare nel cielo le stelle brillare
Fissare il tramonto che rapidamente se ne va
Imparare nuove cose


Ascoltare le onde che sbattono sulla battigia
Sentire il dialogo tra due bambini
Sfiorare il viso dell'innamorata


Chiudere gli occhi per sognare
Aprire la mente per realizzare
Ricordare i profumi del bucato


Annusare gli aromi della domenica
Assaggiare un nuovo alimento
Abbuffarsi del proprio piatto preferito


Cantare in auto il mattino
Sussurrare serenate la notte
Capire che il tempo scorre


Condividere
Ridere
Amare


Non è mai abbastanza.

martedì 18 ottobre 2011

Sing A Song

Chissà come funziona la nostra playlist musicale. Tanto per intenderci quella che in un momento qualsiasi della giornata ci fa partire nella testa un ritornello. Un'intera canzone o anche solo l'accompagnamento musicale.


Per i brani più recenti, radio e spot pubblicitari sono ottimi complici. Il mistero perdura invece quando nella totale inconsapevolezza tiriamo fuori dalla nostra programmazione personale, brani che nonostante la notorietà, erano stati ben archiviati.


Ecco così che mi ritrovo non solo ad intonare un testo, ma anche a disegnarne una coreografia con la mano che tra l'acqua e il cielo, faccio muovere nell'aria. La fortuna vuole che non ci siano schiere di spettatori, se non un paio di turisti giapponesi che difficilmente possono riconoscere le parole (poco ben intonate) di un brano storico italiano.


Ed è così che dalla poppa del battello che mi sta riaccompagnando a casa, mi diletto sottovoce in questa interpretazione d'altri tempi. 


E per fortuna non avevo con me la chitarra. Anche perché non la so usare.




venerdì 16 settembre 2011

Ricordi d'estate - parte seconda

Per capire la seconda parte di questo viaggio dovreste chiudere gli occhi e immaginarvi una scena di un film.


C'è una terrazza che si affaccia sul mare. Una luna rossa che troneggia nel cielo. Un paio di stelle cadenti. L'aria calda di un'estate al sud.


Dalla cucina fuoriescono dei rumori. Sono i suoni del cibo. Dei preparativi delle pietanze. Si sentono pure delle voci di donne mischiate a risate. Sono altri suoni, quelli dell'allegria. Nel frattempo mentre i bambini giocano, c'è pure il tempo di fermarsi a pensare. A chiacchierare. 


Arrivano persone. Saluti. Presentazioni. Pochi convenevoli, molta simpatia. E' giunto il momento di cenare tutti insieme. La terrazza accoglie tutti i presenti. Un'altra stella che cade. Ci sarebbe posto pure per lei.


Sapori si consegnano al palato. Altre parole. Poi un brindisi. C'è di che festeggiare questa sera. Come lo è stato ieri. Come lo sarà domani.


I giorni trascorrono sereni su questo pezzo di Calabria. Trebisacce un luogo ahimè non noto fino a qualche giorno prima. Un luogo che ho ben segnato ora sulla mia mappa. Quella dei desideri. Quella dei posti incantati.


Tutto questo grazie a lei e alla sua splendida famiglia. 
C'eravamo conosciuti per un'intervista. Ci siamo incontrati come persone. Ci rivedremo da buoni amici.


Ciao Katia.

giovedì 15 settembre 2011

Ricordi d'estate - parte prima

A pochi chilometri dal mare. Ad un passo dalla serenità. Tutto attorno colline. Al centro se stessi. Avrebbe dovuto essere una tappa di avvicinamento. E' stato molto di più. La possibilità di rigenerarsi. L'opportunità di conoscere. Luoghi, certamente. Persone, assolutamente.


Dicono che le Marche siano tante cose. Diverse. Non confrontabili. Questa area del Piceno ne è una conferma. Lo sono i suoi borghi. Montefiore dell'Aso, ma non solo. Lo sono le sue terre. Grandi distese dalle colorazioni diverse.


Ma la differenza, ancora una volta, la fa il fattore umano. Chi ci ospita. Chi incontriamo. Ed ecco che c'è una lei premurosa, in grado di farti sentire bene. Non un intruso. Una lei attenta, sensibile, che ascolta più che fare domande. Una lei degna padrona di casa. Nei modi. Nell'essere. 
C'è un lui con il quale condividere. Parlare. Discutere. Riflettere. E' l'operatività. Organizza senza farti pesare la cosa. Ti lascia libero di fare, senza farti sentire isolato.
C'è pure una figlia, ma di lei dovrete aspettare gli scritti dei miei posteri. 


E' una famiglia. Si comportano nello stesso modo in cui vorrebbero si comportassero gli altri con loro. Piccola sfumatura. Immensa differenza.


Se da loro si ha la fortuna d'incontrare altri ospiti, i quali ti sembrano amici da sempre, con i quali ridi e sorridi come non mai, con cui ti verrebbe voglia di continuare il viaggio, tutto ciò completa una situazione di per sé già idilliaca.


Comunque alla fine c'è un elemento che ti dice se ti sei trovato bene in un posto. Molto bene. Si chiama nostalgia. Voglia di ritornarci.


Tutto ciò è accaduto qui. Non è detto che non si possa ripetere.

mercoledì 18 maggio 2011

Buon compleanno.

Era un venerdì. Mi presentai con qualche minuto di ritardo. Una costante. Forse un pizzico di imbarazzo. Nel suonare il campanello un brivido d'emozione. All'apertura della porta un respiro trattenuto. Si presentava bella, sorridente, abbronzata e avvolta in un abito colorato. Quest'ultimo un eccezione, capii ben presto. 


Entrai e con me il regalo che tenevo rigorosamente stretto sotto il braccio. Più che consegnarglielo, glielo gettai addosso. Un altro sintomo di nervosismo. D'altronde era la prima volta che ricevevo l'invito per un suo compleanno, nonostante ci conoscessimo da qualche anno. Forse da sempre.


Ero l'ultimo arrivato. La casa era già piena di amici suoi. Oltre a lei non conoscevo quasi nessun altro. Erano tutti allegri. Cercavo di farmi coraggio con qualche battuta. Tempi e modi sbagliati. Peggioravo la mia situazione di osservato speciale. Colui che dovrebbe essere stato il suo nuovo fidanzato, ma che allo stesso tempo ancora non lo era. Forse l'ufficializzazione avvenne lì. Al massimo il giorno dopo.


Più i minuti trascorrevano, più il disagio andava a scemare. I suoi sguardi mi donavano sicurezza. La sua voce bisbigliava amore. Il suo sorriso... il suo sorriso era tutto. Un capolavoro.


Di minuti ne passarono visto che ad un certo punto mi sembrava che ci fossimo solo io e lei. Solo un brindisi interruppe questa sensazione. Si iniziarono ad intonare gli auguri. Sarebbe stata la prima volta che cantavo quella canzone per lei. L'avrei fatto per altre dieci. E poi chissà per quante volte ancora.


Lei soffiò sulle candeline. Espresse un desiderio. Lo feci pure io. Tempo dopo ci confidammo che era lo stesso. Poi gli amici ricominciarono a parlare. Io ad amare.


Buon compleanno.


(18 maggio 2001)

martedì 3 maggio 2011

Agende passate

Periodicamente spuntano in casa. Quando va bene è quella dell'anno precedente. Nella maggior parte dei casi, di almeno un lustro fa. 


Per lo più banche. D'altronde era il regalo consolidato di fine anno insieme al calendario ed una manciata di penne. La consegna avveniva in busta simil-carta-da-pane. Formato large e logo in alto a destra.


Le ritrovi ancora intatte. Al massimo un paio di attività, qualche scadenza e alcuni compleanni segnati. Ora sono per lo più usate dai bambini. Ci disegnano sopra. Colorano giorni di tempi passati.


Il nostro tempo che scorre. Questo mi ha fatto riflettere. L'ultima ritrovata era aperta sulla settimana che andava dal 4 al 10 ottobre 2010. Nemmeno tanto tempo fa. Ci ho provato. Mi sono concentrato. Non c'è stato niente da fare. Non sono riuscito a ricordare cosa avessi fatto in quei giorni. Magari anche a grande linee.


Poi ho fatto un altro test. In teoria più semplice. In pratica più imbarazzante. Ho preso un giorno a caso del mese di aprile appena trascorso. Dopo un paio di minuti ho richiuso l'agenda per riaprirla qualche istante dopo sulla data odierna. Ho deciso di iniziare ad appuntare quello che farò.


Almeno per oggi.

mercoledì 27 aprile 2011

Il doppio viaggio

E' uno dei luoghi ideali. Mentre il contachilometri avanza, avanzano anche i nostri pensieri. Proprio così, mentre le mani afferrano il volante e lo sguardo è concentrato sulla strada, la mente procede per la sua direzione.


E' il doppio viaggio. Capita quando si affrontano lunghi tratti. Capita nel breve tragitto casa-lavoro. Ad innescarlo basta poco. Una canzone dall'autoradio. Un paesaggio attraversato. Una scena di vita all'incrocio di una via. O molto più semplicemente il silenzio.


E' il fascino del mettersi in movimento. Verso una meta. Oppure no. Comunque sia questo spostamento fisico, ne crea pure uno mentale. Ha qualcosa di spirituale, l'irrazionalità del pensiero nel sentirsi libero di vagare.


Stranezza e piacevolezza. E' forse questo il binomio più rappresentativo di una situazione che non è facile da replicare in contesti diversi. Non succede di fronte alla TV o al monitor di un computer. Necessità proprio di uno spostamento. 


Partire per mettere in moto anche la nostra mente. Poi una volta tornati, come si fa con le fotografie scattate in viaggio, è necessario archiviare i nostri pensieri. Per ricordare. Per condividere. Per accendere il desiderio di una nuova partenza.


(Tornando a casa)

mercoledì 6 aprile 2011

Completato!

Quel gesto di attaccare l'ultima figurina un po' d'emozione l'ha suscitata.


Il suo primo album dei Calciatori Panini. Era anche la prima volta che ne circolava in casa uno che non fosse mio. E' stato un miscuglio di bei ricordi con un pizzico di amarezza.


Ricordi naturalmente legati a cosa aveva rappresentato per me quell'album. Gli scambi. Le rare. Le vere e proprie introvabili. Era un modo per condividire, stare insieme, trascorrere del tempo. Infatti oltre alla finalità di completare la collezione, c'erano una miriade di giochi legati alle figurine. Muretto, soffio, botta solo per citarne alcuni. Insomma l'album dei Calciatori Panini era un mondo, una dimensione, un compagno di gioventù. 


L'amarezza invece sta nel fascino racchiuso in quelle pagine. Sarà che oggi lo vedo con gli occhi di un adulto, di un padre, ma ho avuto la sensazione che un po' di quella magia di allora sia svanita. Forse il tutto è collegato anche all'evoluzione (o involuzione) del calcio stesso. La moltiplicazione di eventi calcistici - praticamente ogni giorno della settimana è possibile vedere un match tra anticipi, posticipi e altro ancora -  e poi quel mercato dei giocatori, un vero e proprio dramma. 


Non parlo solo che non ci sono più i calciatori bandiera che rappresentano una squadra, ma del mercato di gennaio, dove avvengono spesso delle grandi rivoluzioni tra acquisti e cessioni di giocatori. Per carità è vero che la Panini spedisce a casa gratuitamente tutti gli aggiornamenti, però non è la stessa cosa.


Comunque sia è completato


Ora non rimane che augurare lunga vita all'album dei Calciatori Panini che proprio quest'anno festeggia il suo 50° compleanno.




P.S. Comunque nemmeno la Panini riesce a starci dietro alla "schizofrenia calcistica" di alcuni presidenti di società sportive. Il cambio di allenatore c'è fino all'ultima giornata -:) 

giovedì 27 gennaio 2011

Dediche e richieste

Bastava poco per perdere la frequenza. Un minimo spostamento di quella manopolina sulla destra. Anche il segnale non era dei migliori. Motivo per cui l'antenna grigia doveva essere ben posizionata e mai toccata. 


Non parliamo dell'avvicinarsi di qualcuno. Si passava dalle interferenze alla scomparsa della stazione. Solo le quattro sorelle potevano resistere. Due canali della RAI, l'emittente che trasmetteva a 100 metri da casa mia e naturalmente Radio Maria.


In questa situazione difficoltosa, guadagnava ancor di più l'ascolto di qualche radio locale. Uno dei momenti più attesi era quello delle dediche e richieste. Si chiamava in studio per richiedere una canzone e lasciar un messaggio da dedicar a qualcuno. Spesso e volentieri ero lo stesso dj a rispondere, tra il lancio di un brano e un altro.


Poi c'era l'attesa, nella speranza che gli spot della carrozzeria da Franco o il negozio d'ortofrutta  da Sabina non occupassero troppo spazio alle numerose richieste arrivate. Erano trasmissioni long version. Potevano durare anche tre, quattro ore. Fino all'ultimo minuto c'era la possibilità di essere presi in considerazione. Anche perché per accontentare più richieste, spesso i brani subivano drastici tagli.


Ma tutto sommato la canzone aveva un ruolo secondario. Era la citazione del nome e la lettura del testo della dedica quello che importava. Era uno dei mezzi più nuovi per diffondere i propri messaggi a terzi. Naturalmente sempre che non venissero in fase di lettura storpiati i nomi o le parole.


Comunque sia era un'atmosfera magica. Elettrizzante. Con qualcosa di non so che poetico. Non certo per i contenuti delle dediche, ma forse per cosa rappresentava quel singolo gesto. Un gesto d'amore. Un contatto con l'esterno. Un contatto con la fantasia.


(Ricordi in FM)

mercoledì 13 ottobre 2010

La stanza dei ricordi

Era la preferita. Sarà che erano poche. Dieci per la precisione. Sarà che era l'unica che affacciava sul giardino dei ciliegi. O forse sarà stato solo per il suo nome: memory. Comunque sia era la stanza nella quale tutti volevano soggiornare.


La locanda era gradevole. Era stata una delle prime ad aprire in quella zona. Ad ovest il mare. Ad est le colline. Gli ospiti erano per lo più viaggiatori. Mercanti d'oriente. Nobili d'oltralpe. Alcuni arrivavano accompagnati. Altri speravano d'incontrare compagnia.


Si fermavano tre, massimo quattro giorni. Il tempo necessario per riposare, per sistemare alcuni affari, per poi ripartire. Quella sosta rappresentava solo una tappa, non certo l'arrivo. Ed era proprio in quella stanza che lasciavano però traccia del loro passaggio. 


Il profumo della loro presenza. Impronte della loro esistenza. Di tutto ciò un unico testimone, memory. Con il suo pavimento calpestato. Con le sue lenzuola stropicciate. Con le sue mura impregnate di ricordi. 


Era notte quando vedeva il viandante perdersi nei sogni delle sue speranze. Era giorno quando lo ritrovava sveglio di fronte alla propria vita. Ogni ospite lasciava qualcosa di sé. Confessava le proprie debolezze. Esternava le proprie incerte sicurezze. E lei ascoltava. Raccoglieva questi frammenti di vita. Non giudicava. Nemmeno consigliava. Si limitava a custodire fedelmente segreti, che difficilmente sarebbero stati compresi da altre persone.


Poi un giorno la locanda venne chiusa. L'edificio venne abbattuto e con esso la storia di tanti viaggiatori scomparve. Dopo qualche tempo tra le macerie venne ritrovato un pezzo di carta da parati. Sul colore sbiadito una piccola scritta a mano. "A memory che ci ha fatto sentire più vicini alle nostre dimore... più vicini al nostro cuore".

giovedì 16 settembre 2010

Il bidello

Si chiamava Dario. Non era tanto più alto di noi. Capelli neri con qualche ciuffo grigio. Per me era già vecchio, anche se avrà avuto su per giù la mia attuale età.

Portava un grembiule lungo blu. Solo i due bottoni centrali erano abbottonati. Lo si trovava spesso con una scopa in mano. Una di quelle di paglia. Quelle che si fanno un po' fatica a vedere in giro oggi.

Era sorridente, ma non sempre. Era allegro, ma non sempre. La presenza degli insegnanti lo modificava. Diventava più serio, più distaccato con noi, quando c'erano loro. Per noi rappresentava proprio una linea di confine. L'autorità da un lato, la complicità dall'altro. Bastava poco per far pendere l'ago della bilancia. Una richiesta impartita da un docente. La convivialità della merenda di metà mattina.

Proprio la merenda, era il momento di massima vicinanza a noi. Con lista in una mano e panini dall'altra, dispensava prontamente quanto richiesto da noi al bar fuori dalla scuola.

Ma non solo. La campanella dell'uscita suonata in anticipo nella giornata del sabato. Le parole consolatorie con chi veniva messo alla porta. Uno sguardo che stemperava la tensione prima di un compito in classe.

Dario il bidello era una certezza. Una presenza discreta, ma rassicurante. Una ruolo secondario, ma fondamentale. Dario era uno di noi.


martedì 13 luglio 2010

Traumi infantili

Ieri assistendo ad una scena, ho rivissuto un mio trauma infantile. Per carità forse parlare di trauma è esagerato, ma certamente che non possa lasciare un segno nella stato di felicità di un bambino è fuori discussione.

Ero al bar della spiaggia. Da poco era passata l'ora del tè. Del caffè per me, visto che nonostante la calura estiva, non desisto alla quota giornaliera di caffeina. Mentre cerco di leggere nei fondi della tazzina l'arrivo di una perturbazione che mi permetta di riprendere coscienza con me stesso dopo il colpo di sole dei giorni scorsi, vedo entrare dalla porta principale un bambino di sei anni su per giù.

Si dirige dritto verso il bancone dei gelati. Negli occhi l'entusiasmo. Nelle movenze un po' di timidezza. In mano un discreto numero di monetine tenute ben strette.
Ancor prima che il titolare del bar gli si avvicini, avevo già intuito che qualcosa sarebbe andato storto.

Innalzatosi quei cinque centimetri dati dallo stare sulle punte dei piedi per visionare meglio la lista dei gelati stampata sulla tradizionale locandina di latta, indica con la manina il gelato scelto. E' l'inizio della fine.

L'indice destro si posiziona fermamente su un cornetto. "Questo non c'è!" esclama con tono distaccato il titolare. Prima delusione. Lui era entrato per quello. L'aveva scelto tra tutti quei gelati presenti nella lista.
Senza far trapelare la sua insoddisfazione, sposta l'indice, questo volta accompagnato dal medio sulla classica mattonella. "Nemmeno questo c'è!" il titolare replica scocciato.

Gli occhi del bimbo si chiudono per un istante quasi a trattenere delle lacrime. Abbassa anche lo sguardo verso il pavimento per un momento, per tornare poi a fissare la lista dei gelati. Qualche secondo di esitazione e poi punta con l'intera mano, posizionandone il palmo sopra, una coppetta cacao e vaniglia con sorpresa nella parte inferiore della confezione. "Senti bambino non farmi perdere troppo tempo, devi scegliere proprio tra quelli che non sono arrivati?" incalza il titolare.

E' la sconfitta. La fine di un sogno. Il soffocamento di una gioia.

"Allora cosa hai deciso di prendere?"

Tra un misto di disillusione ed angoscia, sussurra "un ghiacciolo". Il titolare controbatte "c'è solo all'anice ti va bene?". Con il solo movimento
oscillatorio della testa dall'alto verso il basso quasi a far cadere il viso (e ogni speranza) allunga le monetine, prende il ghiacciolo e se ne va.

Tutto il resto ormai non conta. Anche lui come me quel dannato giorno non lo dimenticherà mai più.

Sigh sigh.

venerdì 23 aprile 2010

Disco Week End: Pino Daniele - Passi d'Autore

Visto che ieri vi ho raccontato Il giorno prima, il disco week end di oggi non poteva che essere un album che usciva proprio il 23 aprile di sei anni fa. Mentre ero in sala parto ad accogliere il mio primogenito, Pino Daniele pubblicava un album particolare dal titolo Passi d'Autore.

Tra la discografia recente del cantautore partenopeo questo progetto discografico a mio parere emerge. E' un disco che va dalle sonorità jazz ai ritmi latini, passando da cori polifonici fino ad arrivare alla bossa nova.

E' inutile che vi dica che poi questo album mi ha accompagnato per tutta l'estate di quel 2004. Mi ha accompagnato anche nelle notti afose, mentre passeggiavo avanti e indietro in soggiorno con il piccolo tra le braccia nel tentativo, spesso invano, di addormentarlo.

Quindi è duplice il legame che mi unisce a questo disco: il piacere di ascoltare queste musicalità e quello di ricordare un momento particolarmente intenso e bello. Ironia della sorte, uno dei brani di questo album è intitolato Pigro e per me parlare di sonno e di riposo in quel periodo era proprio una chimera.

P.S. A questo disco ha collaborato anche il grande batterista jazz statunitense Peter Erskine che ho avuto il piacere di conoscere qualche anno fa.



mercoledì 24 marzo 2010

Figurati... noialtri - Parte seconda

Vai alla prima parte

Guarda qua è mezzogiorno e tutti quelli che contano in questo paese sono qui in piazza. Il sindaco davanti al negozio della Iole che parla con il “traffichino” del mediatore di Giovanni. Don Luigi in bicicletta che è appena stato, vista la pedalata lenta, a portare l’estrema unzione a qualcuno e davanti al bar di Cencio, il geometra Merlin proprio con il farmacista. Speriamo che non mi veda altrimenti inizia a farmi l’interrogatorio sull’abito del figlio. Certo che quella volta che mio padre mi ha chiesto di scegliere se fare il sarto o il barbiere, vista la mia poca inclinazione ai lavori della campagna, potevo scegliere il barbiere.

Prendiamo Piero, con la sua piccola bottega non ha nessuna preoccupazione. Gli basta la pazienza di ascoltare le conversazioni dei suoi vari clienti e dopo basta. Un taglio di capelli, una barba, quattro parole e ha fatto giornata. E dopo è anche sempre informato su tutti gli ultimi sviluppi. La settimana scorsa è stato il primo a dare la notizia che Marietto aveva le corna, dopo che era passato in negozio da lui quel foresto che mentre aspettava il suo turno, non è riuscito a trattenere il suo entusiasmo per la notte di passione trascorsa con la Carla. Che disastro dopo cinque minuti che era uscito dal negozio, tutti sapevano dell’accaduto. Tutti, tranne naturalmente il Marietto, che ancora va in giro a testa alta a consegnare la posta in paese.


“Cencio un cinzanino con l’oliva che dopo devo tornare subito al lavoro!”

“Al lavoro Vittorio… non sapevo che nel tuo dizionario esistesse questa parola”

“Sì sì prendi pure in giro, vedrai come ti confeziono la prossima camicia che mi chiedi”.

_ _ _

Ore 20 in punto et voilà, l’abito è terminato. Ancora una volta la premiata ditta Vittorio e Bepi è riuscita nella sua missione e devo dire che è veramente ben fatto. Peccato che lo metterà solo una volta. Un abito così meriterebbe qualche apparizione in più.

Bene e ora che abbia pure inizio la serata. La Mina ci aspetta... forse.

Domani la terza ed ultima parte del racconto

martedì 23 marzo 2010

Figurati... noialtri - Parte prima

Leggi il prologo


Anche stavolta ho fatto l’alba. Speriamo di non incontrare la zia che va alla prima messa del mattino. Farei fatica trovare una scusa.

D’altronde non è mica colpa mia se le ore della notte volano. Dicono che sono tutte di sessanta minuti, ma io mantengo i miei forti dubbi. Quel giorno che i grandi scienziati scopriranno che non è così, io potrò dire che già lo sapevo.

Certo che quando Caio ha detto facciamo due chiacchiere ed erano già le tre, dovevo capire che saremmo andati per le lunghe. Non solo perché Caio, quando ci sono queste giornate di nebbia tartaglia ancor di più, ma perché lui è nato per raccontare storie. Nonostante le sue pause, le sue lettere che stentano ad uscire, riesce a catalizzare tutti noi. Eravamo in sette ad ascoltarlo nel retrobottega del bar da Cencio, che ormai aveva tirato giù le serrande da un paio d’ore. Tutti lì come dei bambini che ascoltano le favole prima di andare a letto, o forse meglio dire come dei cretini, visto che tra un’ora mia madre mi ricorderà che devo alzarmi per lavorare.

Però quando si è messo a parlare di questa Mina, promettendoci che stasera non solo ci porterà a sentirla, ma pure ce la presenterà, ha esagerato come al suo solito. Con i soldi che abbiamo in tasca al massimo facciamo una colletta per fare entrare uno di noi al ballo. E poi figurati se la Mina rivolge lo sguardo a noialtri.

Vabbé intanto vediamo di coricarci almeno un’ora, alla Mina ci penseremo stasera.

_ _ _

Non riesco a mettere a fuoco le misure. E’ la terza volta che sistemo il metro per vedere se la lunghezza della gamba destra è uguale a quella della sinistra, ma questo mi scivola via e poi mi si chiudono continuamente gli occhi. Devo andare a bere un altro caffé anche se vista l’ora sarebbe più adatto un cinzanino.

“Bepi se passa il figlio del farmacista per il vestito del matrimonio, digli che ripassi verso sera, che almeno guadagniamo un altro po’ di tempo” – Per fortuna posso contare su Giuseppe, che a differenza mia, arriva puntuale in sartoria e poi con la sua precisione e pignoleria riesce a tirarmi fuori dalle situazioni difficili come questa. E’ che mi manca il senso dell’organizzazione. A chi mi chiede un abito faccio fatica a dirgli di no, però dopo mi ritrovo a fare le corse per delle consegne inderogabili. Chi glielo dice al farmacista che l’abito del figlio non è pronto per la cerimonia di domani? Meglio che prenda veramente un cinzanino, il caffé potrebbe agitarmi troppo.


Continua domani

lunedì 21 dicembre 2009

Una domenica che sta per finire...

... e una nuova settimana che sta per iniziare.

La domenica del tardo pomeriggio è sempre stata un momento particolare. Soprattutto in passato sfumature malinconiche ben le s'addicevano.
Proprio ieri, complici anche il paesaggio fiabescamente innevato e le luminarie natalizie accese a festa, vengo rapito da due situazioni differenti, ma emotivamente simili.

Da un lato una giovane coppia si scambia un bacio appassionato prima che il lui la lasci per tornarsene a casa. Dall'altro un ragazzo con un grosso borsone a mano e un capiente zaino sulle spalle, si dirige frettolosamente a prendere un treno, per una caserma o l'università.

Osservando queste due partenze, affiorano in me teneri ricordi. Lo staccarsi dagli amici per dover rientrare a casa. Un bacio innocente ad una fidanzatina immediatamente richiamata dalla madre appostata sul davanzale della finestra. La triste sala d'attesa di una stazione ferroviaria, prima di abbandonare i luoghi d'origine per una destinazione di studio.

Ora tutto è cambiato, o forse sono io che vivo ogni giorno come fosse segnato in rosso sul calendario. Chissà. Comunque come è accaduto ieri, il ricordo di domeniche che andavano a concludersi con un velo di malinconia, che venivano così "drammaticamente" interrotte, ora mi strappano un sorriso di simpatia e poi, con il posticipo serale di serie A, la domenica (almeno quella sportiva) si è decisamente allungata.

giovedì 5 novembre 2009

Morandi è Morandi

Stiamo per terminare la cena.
Come al solito i bimbi sono restii a trattenersi più del dovuto e con ancora l'ultimo boccone in fase di masticazione sono chi a simulare una gara di Formula Uno con le macchinine, chi a portare il Cicciobello in giro per la casa con il mini passeggino.

Beh meglio per loro. Piuttosto che mettersi subito sul divano e rallentare la digestione, un po' di movimento non fa male.

Ad un certo punto, il figlio maggiore di cinque anni, già incline di per sé al canto, intona un motivo di sua spontanea volontà:

"E' un'ora che aspetto davanti al portone,
su trova una scusa per uscire di casa..."

Non ci posso credere, in men che non si dica è lì in mezzo alla stanza a cantare (e ballare) Fatti mandare dalla mamma di Gianni Morandi. Ho un flash. Sta facendo quello che facevo io da piccolo davanti alla mia famiglia. Ancora una volta Gianni Morandi ha superato ogni barriera, è riuscito a conquistare un'altra nuova generazione. E pensare che ero già preoccupato sui gusti musicali di mio figlio. I "Fabri Fibra" da un lato e i "Marco Carta" dall'altro sono pronti ad avere nuovi adepti.

Nell'attesa di difficili scelte musicali future, mi gusto questa sua esibizione d'altri tempi. In fondo Morandi è Morandi e poi non si sa mai che venga a fare un concerto anche in casa nostra, proprio lui in persona, visto che con il suo nuovo show televisivo Grazie a tutti, in onda dal prossimo 8 novembre su Rai Uno, si potrà averlo ospite al proprio domicilio.