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lunedì 31 ottobre 2011

Raccontare è l'unico modo per salvarsi

E' il suo motto. Non so se sia l'unico modo, ma sicuramente è tra i più piacevoli. Per chi racconta. Per chi ascolta.


Comunque sia, chi era presente venerdì scorso all'Hotel Londra Palace di Venezia all'incontro con il cantastorie Marco Ballestracci, accompagnato dal virtuoso clarinettista Roberto Scalabrin, ha potuto assistere a qualcosa di speciale.


Le parole si sono alternate alla musica. La musica si è alternata alle parole. Questi due elementi si sono mischiati tra loro con il fine ultimo di raccontare. Raccontare storie. Trasferire emozioni.


Se è vero che Il mecenate d'anime è un riflettore puntato su tutte quelle persone apparentemente diverse, ma tutte accomunate da una grande passione nel portare avanti i propri progetti e le proprie idee, Marco Ballestracci ne è l'esempio concreto. Lui è una concatenazione di passioni. Passioni che ha saputo portare avanti egregiamente. Partendo da quando ha iniziato a fare radio. Passando a quando ha iniziato a scrivere di musica e in particolar modo di blues, per poi arrivare al suo essere cantante e musicista di armonica a bocca, condizione di privilegio che lo ha portato con la sua band a girare dentro e fuori l'Italia.


Ma questo ragazzo fortunato, che nella vita quello che ha voluto fare ha fatto, con il suo atteggiamento all'insegna di un continuo apprendimento ha intrapreso pure un percorso letterario d'eccellenza. Prima con storie di blues come "Il compagno di viaggio" e "Blues Padano". Poi che delle vere e propri dediche d'amore nei confronti dello sport con "A pedate" e "L'ombra del cannibale". Infine con il suo ultimo libro dal titolo "La storia balorda".


Con lui sul palco de Il mecenate d'anime c'era il maestro Roberto Scalabrin. Un'altra anima, che ha fatto della musica non solo una brillante professione (primo clarinetto  del Teatro alla Scala con Riccardo Muti), ma anche una ragione di vita e un modo per comunicare i propri sentimenti. Oltre le vibranti sensazioni trasmesse con il suo strumento, è riuscito a trasferire le emozioni di un progetto come "Suoni Versi Colori Sapori", del quale è stato direttore artistico e ha visto un gruppo artisti (lo stesso Ballestracci ne ha fatto parte) mettersi insieme, confrontarsi e collaborare. Modalità questa, quella di aggregare talenti che arrivano da estrazioni artistiche diverse, mantenuta con la nuova iniziativa denominata "Da uno a dieci".


Che spettacolo di serata. Che spettacolo che è la vita. Grazie Marco. I miei omaggi maestro Scalabrin.


Di seguito due momenti di questa serata. Nel primo il cantastorie e armonicista blues Marco Ballestracci insieme al clarinettista Roberto Scalabrin interpretano un poesia di Ernesto Calzavara dal titolo "Orbo a Venezia". Nel secondo Marco Ballestracci racconta una storia legata al ciclismo, ai campionati del mondo del 1972, con protagonista l'atleta toscano Franco Bitossi. Mentre l'intera serata è possibile rivederla da questo link.







venerdì 6 maggio 2011

Disco Week End: Tinariwen - Aman Iman (water is Life)

"Conosci i Tinariwen? Ascolta Aman Iman... e poi mi saprai dire".


Si conclude così l'incontro con Marco Ballestracci, ospite di questa settimana de Il mecenate d'anime. Con un invito così, mica mi potevo tirare indietro. Prendo il disco ed inizio ad ascoltarlo.


Inizialmente ho un senso di smarrimento. Da un bluesman padano mi aspettavo qualcosa di più nostrano. Poi però man mano che si succedono le canzoni, capisco dove Marco voleva accompagnarmi.


La musica dei Tinariwen è blues, ma non solo. E' rock, ma pure afro-beat. E' Tishouramen, la musica del nord d'Africa, della regione del Mali. E' la musica degli Imazighen, gli uomini liberi.


I Tinariwen sono una band di Tuareg, che hanno fatto della loro musica un'azione per portare avanti la propria cultura, la propria identità.


Ascoltando Aman Iman, questo loro terzo album, sarà come viaggiare con loro nel deserto del Sahara. Le loro sonorità così marcatamente etniche, ma allo stesso tempo così evolute, permettono di abbracciare uno stile musicale che non è semplice folclore, ma innovazione di una tradizione.


Caro Marco, rispondendo alla tua domanda, ora posso dire di conoscere i Tinariwen e non mi rimane che ringraziarti per questa straordinaria scoperta.