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martedì 10 aprile 2012

Parole & musica

Ci sono modalità d'ascolto che richiedono una loro singolare attenzione. Le parole di un libro. Le note di una canzone. Le immagini di un film. Tutti elementi in grado di trasferire infinite sensazioni. Diverse. Uniche. Complementari.

Il massimo risultato avviene quando la concentrazione è fissata su uno solo di questi stimolatori del pensiero. In alcuni casi può avvenire però anche mettendone insieme alcuni. Il più riuscito sicuramente è l'immagine con la musica. Pensate alla potenza di una colonna sonora. Se ben azzeccata può diventare un moltiplicatore di quei frame su pellicola.

Ma può accadere anche qualcosa di più particolare. Sicuramente più difficile sia in fase di costituzione sia in termini di risultato finale per chi si è messo in un piacevole stato ricettivo. Si tratta dell'alchimia parole e suono. Da un lato la lettura a voce alta di alcuni passi di un libro. Dall'altro onde musicali che creano suggestioni sonore, ma non solo. Già perché non si tratta di una musica messa a caso a sottofondo per il lettore, ma di un'integrazione tra ciò che viene detto e ciò che può essere ascoltato.

L'esperimento non è facile. La percentuale di insuccesso è elevata. Però se si raggiunge il perfetto equilibrio tra questi due emisferi culturali, l'emozione è garantita.

Parole in musica. Dove per una volta le parole non sono quelle di un testo di una canzone.

Eccone qui un ottimo esempio: Parole Note. Complimenti a Maurizio Rossato che ne è l'autore e il produttore.

martedì 20 aprile 2010

Le note dell'emozione

Già posare le dita sui tasti è una gradevole sensazione.
Non occorre subito premerli è sufficiente guardare quello schieramento bianco e nero per rimanerne incantati. Così perfetto nella sua precisa disposizione alternata di blocchi.

Poi arriva l'incontro con il suono. Appena il pollice affonda il suo peso su un primo tasto, arriva la consapevolezza che si sta facendo qualcosa di grande, di vitale, di infinitamente bello. Le conoscenze musicali non permettono (al momento) grandi interpretazioni, ma basta un giro di DO e un testo abbozzato di Gino Paoli e già qualcosa emerge.

Se a tutto questo aggiungiamo una suonata a quattro mani, dove le altre due, sono quelle minuscole di vostra figlia seduta sulle vostre ginocchia, allora le note non solo producono suoni, ma anche emozioni.

Non conta se le sue piccole dita premono in modo imprecisato sui tasti. Non conta se il suo dimenarsi a tempo non permetta di visualizzare per bene la tastiera. Quello che conta è la sua presenza, che in quel contesto musicale innesca un meccanismo virtuoso di felicità. Proprio così di felicità. Per ciò che si sta facendo. Per ciò che si sta vivendo.

"C'era una volta una gatta...".