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mercoledì 11 maggio 2011

Dal Voi al ...

Non mi piacciono gli eccessivi formalismi. A stento comprendo i sistemi gerarchici. Rifiuto i titoli che precedono il nome e il cognome. Detto questo credo che ci sia un codice etico comportamentale che tutti debbano rispettare a seconda dei contesti.


Andiamo oltre. Sbiaditi sono i racconti di società patriarcali. Non se ne avverte la nostalgia. Dare del Voi al proprio padre l'ho sempre trovata una limitazione alla comunicazione. Forse ne era anche uno dei principali motivi. Impedire il dialogo. Nulla e nessuno poteva essere messo in discussione. L'essenza dell'autoritarismo.


Comunque sia in pochi decenni siamo passati ad una situazione completamente opposta. Lo spirito di liberismo e un approccio educativo paritetico centrato sul dialogo purtroppo non sono riusciti ad imporre un altro sacrosanto principio, quello dell'autorevolezza.


Ed ecco che ci trova davanti a situazioni che hanno del paradossale. Padri incapaci di imporre delle regole. Figli che imperversano con discutibili comportamenti. Senza entrare nel merito di approcci socio-pedagogici più o meno condivisibili, rimane il problema del senso di smarrimento.


Smarrimento alla fine avvertito da entrambe le parti. Da un lato la capacità di imporsi. Dall'altro la mancanza di un vero e proprio punto di riferimento.


E' una questione di toni. Rivolgersi ad un padre dandogli del Voi non andava bene. Non va nemmeno bene però sentire dei figli enunciare ai genitori il più classico dei "vaffa...".


C'è molto lavoro da fare. Manuali non esistono. Ma l'educazione e il buon esempio possono aiutare. Almeno è auspicabile per i figli e per i figli dei nostri figli.

giovedì 22 luglio 2010

E le chiamano vacanze

Quelle "novizie" le vedi arrivare in orario di apertura. Carrozzina ancora con l'adesivo del rivenditore ben visibile. Cappottina ben issata e ombrellino aperto leggermente inclinato verso est. Concentrate nella direzione da seguire, arrivano a destinazione e si mettono rapidamente in costume, spesso accompagnandolo con un pareo per camuffare il fisico, a loro dire, da post parto. Poi iniziano il loro andirivieni tra sdraio e passeggino per controllare il nuovo arrivato, lanciando sguardi di forte disappunto al primo rumore indesiderato provocato da qualche vicino di spiaggia.

Le "veterane" arrivano un paio d'ore dopo tutte trafelate tra passeggino con il più piccolo da spingere con la mano destra e l'ingombrante borsa frigo sulla sinistra per il pranzo. Spesso sono già completamente afone. La voce le ha abbandonate già dall'uscita di casa a forza di richiamare il primogenito di non correre e rimanere vicino a loro. Più spesso del previsto alla coppia di bambini, si affianca pure un terzo figlio di età da fine elementari inizio medie inferiori, sufficientemente grande per essere indipendente (normalmente cammina tre metri dietro alla madre con il Nintendo DS in mano), sufficientemente piccolo per fare indispettire gli altri due fratelli e far incrementare la pressione sanguigna alla madre.

Anche le veterane sistematesi in spiaggia e dopo aver impanato di crema protettiva i due figli minori (il maggiore è già a giocare a calcetto vicino al chiosco delle bibite con gli amici), iniziano il loro peregrinare sulla sabbia all'inseguimento di chi vuole rimanere a giocare con palette e secchiello in riva e chi invece, con tanto di braccioli già indossati, è pronto a fare il primo di una lunga serie di bagni.

Questo è solo l'inizio della giornata, il proseguo è tutto in salita.

Alla sera all'uscita da questi luoghi di piacere sono particolarmente provate. Cercano un cenno di sorriso incrociando qualche conoscente nelle medesime condizioni, ma più che un gesto di educazione è l'espressione di implicita solidarietà a farlo scaturire.

Per fortuna devono rientrare a casa. C'è una cena da preparare e un marito da accudire dopo le pesanti otto ore trascorse in ufficio. D'altronde questi uomini hanno lavorato tutto il giorno, mentre loro sono state in spiaggia l'intera giornata a prendere il sole.

E le chiamano vacanze.


martedì 20 aprile 2010

Le note dell'emozione

Già posare le dita sui tasti è una gradevole sensazione.
Non occorre subito premerli è sufficiente guardare quello schieramento bianco e nero per rimanerne incantati. Così perfetto nella sua precisa disposizione alternata di blocchi.

Poi arriva l'incontro con il suono. Appena il pollice affonda il suo peso su un primo tasto, arriva la consapevolezza che si sta facendo qualcosa di grande, di vitale, di infinitamente bello. Le conoscenze musicali non permettono (al momento) grandi interpretazioni, ma basta un giro di DO e un testo abbozzato di Gino Paoli e già qualcosa emerge.

Se a tutto questo aggiungiamo una suonata a quattro mani, dove le altre due, sono quelle minuscole di vostra figlia seduta sulle vostre ginocchia, allora le note non solo producono suoni, ma anche emozioni.

Non conta se le sue piccole dita premono in modo imprecisato sui tasti. Non conta se il suo dimenarsi a tempo non permetta di visualizzare per bene la tastiera. Quello che conta è la sua presenza, che in quel contesto musicale innesca un meccanismo virtuoso di felicità. Proprio così di felicità. Per ciò che si sta facendo. Per ciò che si sta vivendo.

"C'era una volta una gatta...".







giovedì 5 novembre 2009

Morandi è Morandi

Stiamo per terminare la cena.
Come al solito i bimbi sono restii a trattenersi più del dovuto e con ancora l'ultimo boccone in fase di masticazione sono chi a simulare una gara di Formula Uno con le macchinine, chi a portare il Cicciobello in giro per la casa con il mini passeggino.

Beh meglio per loro. Piuttosto che mettersi subito sul divano e rallentare la digestione, un po' di movimento non fa male.

Ad un certo punto, il figlio maggiore di cinque anni, già incline di per sé al canto, intona un motivo di sua spontanea volontà:

"E' un'ora che aspetto davanti al portone,
su trova una scusa per uscire di casa..."

Non ci posso credere, in men che non si dica è lì in mezzo alla stanza a cantare (e ballare) Fatti mandare dalla mamma di Gianni Morandi. Ho un flash. Sta facendo quello che facevo io da piccolo davanti alla mia famiglia. Ancora una volta Gianni Morandi ha superato ogni barriera, è riuscito a conquistare un'altra nuova generazione. E pensare che ero già preoccupato sui gusti musicali di mio figlio. I "Fabri Fibra" da un lato e i "Marco Carta" dall'altro sono pronti ad avere nuovi adepti.

Nell'attesa di difficili scelte musicali future, mi gusto questa sua esibizione d'altri tempi. In fondo Morandi è Morandi e poi non si sa mai che venga a fare un concerto anche in casa nostra, proprio lui in persona, visto che con il suo nuovo show televisivo Grazie a tutti, in onda dal prossimo 8 novembre su Rai Uno, si potrà averlo ospite al proprio domicilio.


giovedì 5 marzo 2009

Giochi d'Infanzia


In questi giorni che ho un po' più di tempo da trascorrere con i miei figli, mi ritrovo a dover ripescare dalla memoria giochi che facevo quando ero piccolo.

Ed eccomi alla ricerca dei bimbi e dei loro amici nascosti tra le stanze della casa, improvvisare un Stella comanda color, nominato giudice in una gara di disegni o arbitro di una sfida a calcetto nella speranza che non vengano colpiti i pochi oggetti fragili in casa.

Al di là dell'impegno, mi diverte giocare con loro, anzi più correttamente vedere giocare loro. La mia vuole essere una presenza discreta, lasciando a loro le redini dell'iniziativa e della fantasia.
D'altronde ho ancora un pizzico di reputazione da salvare. Reputazione che verrebbe sicuramente disintegrata se qualcuno mi vedesse giocare con la piccola.

Con lei, essendo piccina, il livello di complicazione si abbassa, quindi può capitare che si vada dall'aeroplanino al più classico dei girotondi.
Quindi se vi viene voglia di venirmi a trovare avvisatemi prima. Non vorrei mai coinvolgervi in questo luna park casalingo senza il vostro consenso. Anche perché richiede un certo allenamento fisico e quando dico tutti giù per terra dovete essere reattivi, sperando di non rimanere bloccati con la schiena.

1, 2, 3... Stella!

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martedì 3 marzo 2009

Il Buon Esempio

E' fondamentale.
Se vogliamo riportare ad uno stato di civiltà la nostra società, dobbiamo partire singolarmente dando il buon esempio.

Lo notavo prima, lo fisso bene nelle mia mente ora che ho anche un ruolo di educatore come padre. Ed è proprio nella costante ricerca quotidiana di dare la migliore educazione ai miei figli, che vedo come sia alla base di ogni approccio pedagogico il buon esempio che devono dare i genitori.

Non mi metto ad elencare aneddoti o racconti di accadimenti vissuti. Basta che vi guardiate un po' in giro e troverete notevoli situazioni dove la regola del buon esempio non è stata particolarmente ben applicata.

E' impegnativo. Molto impegnativo, ma se non si è rispettosi di se stessi e degli altri, sarà impossibile pretendere il rispetto dagli altri e dalle generazioni future.

Basta lamentarsi, iniziamo proprio da qui, dal dare il buon esempio. Un primo grande passo per la formazione dell'Uomo.

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